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“Come San Nunzio facciamo delle avversità un trampolino di lancio per la santità”

"Chiediamo la sua intercessione - esorta monsignor Santuccione - per noi, perché nelle vicende della vita liete e tristi possiamo aggrapparci al Signore. E facciamo del bene secondo le nostre possibilità. Nunzio soldi non ne aveva, ma un sorriso e una consolazione agli ammalati li ha sempre donati e mai ha mormorato"

È stato l’invito rivolto oggi da monsignor Francesco Santuccione, vicario generale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne, nella festa liturgica di San Nunzio Sulprizio

Mons. Francesco Santuccione celebra la santa messa nella Cattedrale di San Cetteo

Oggi la Chiesa universale ricorda San Nunzio Sulprizio, il primo santo pescarese canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018 in piazza San Pietro e ancor prima beatificato, l’1 dicembre 1963, da Papa Paolo VI dopo che il suo predecessore Giovanni XXIII, promulgò il decreto che ne approvava i miracoli il 7 marzo dello stesso anno.

Stamani il giovane santo, originario di Pescosansonesco dove ha sede il santuario a lui dedicato, è stato ricordato dal vicario generale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne e parroco di San Cetteo, monsignor Francesco Santuccione, nell’omelia della santa messa da lui celebrata: «Mi è molto caro San Nunzio – esordisce -, morto giovane a 19 anni, perché è stato giovane ed è giovane nello spirito. Io qualche anno fa, due anni prima di diventare sacerdote, fui ordinato diacono dall’allora vescovo Antonio Iannucci. E il diacono non è solo l’ultimo gradino prima del sacerdozio, ma è soprattutto servizio. Diacono significa servitore. Da allora, sono rimasto affezionato a Nunzio Sulprizio e ho goduto quando Papa Francesco lo ha proclamato santo della Chiesa universale».

Il simulacro di San Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco

Dopo questa premessa, il vicario generale ha ripercorso la biografia del santo: «San Nunzio è membro eletto della nostra Chiesa diocesana anche se è morto a Napoli, perché le radici non si possono cambiare e non si devono cambiare. Questo giovane ci dice che umanamente poteva ribellarsi contro la vita, perché è nato ed è vissuto sfortunato, ed anche contro la società. Infatti, dopo la prima infanzia ha perso il padre e la madre. Quando muoiono i genitori da piccolo, vieni segnato dalla tristezza, dalla chiusura, non ti senti protetto. Poi si prese cura di lui la nonna, ma anche lei morì. Quindi si prese cura di lui lo zio, che però lo sfruttò nella sua bottega di fabbro, ma Nunzio era gracile e poi si è ammalò alla gamba. Aveva una piaga che andava a lavare alla fonte (di Riparossa) dove oggi sorge il santuario, ma veniva scacciato dalla gente per paura di essere infettata. Ma lui non si è mai lamentato, dimostrando la sua fede con i fatti. Nella devozione alla Madonna ha trovato in lui una madre del cielo potente, che lo ha fatto radicare a Gesù Eucaristia e nella preghiera ha trovato conforto e forza. Poi la piaga andò in cancrena, venne portato a Napoli dove trovò in un colonnello che l’aiutò a curarsi. E quando venne ricoverato all’ospedale degli incurabili, invece di pensare a se stesso con i suoi dolori terribili, aiutava e consolava gli altri malati. È morto santo e dopo la sua morte, il suo corpo sprigionava luce e profumo. E subito dicevano “È morto il santarello”, perché Napoli adotta, Napoli è calore. Al centro della città sorge la chiesa con parte delle sue reliquie, l’altra parte si trova a Pescosansonesco nel nostro santuario diocesano».

La bottega dove lavorò San Nunzio

Una vita, quella di San Nunzio, ancora attuale al giorno d’oggi e in grado di ispirare una lezione di vita per le nuove generazioni: «Allora mai disperare, mai mormorare, mai giudicare – esorta monsignor Santuccione -, ma radicarsi nel Signore e fare delle avversità un trampolino di lancio per la santità. E allora chiediamo la sua intercessione per noi, perché nelle vicende della vita liete e tristi possiamo aggrapparci al Signore. E facciamo del bene secondo le nostre possibilità. Nunzio soldi non ne aveva, ma un sorriso e una consolazione agli ammalati li ha sempre donati e mai ha mormorato».

Da qui l’auspicio finale: «Preghiamo per i giovani, per chi non ha lavoro – conclude il vicario generale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne – (San Nunzio è stato un giovane operaio), per gli ammalati e per la nostra Chiesa diocesana. Perché guardando a questo Campione, che ora è nella gloria del cielo, lui interceda per noi, per la Chiesa diocesana, per i giovani e per il mondo intero. San Nunzio Sulprizio, prega per noi».

About Davide De Amicis (3288 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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