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La prima messa col popolo: “È stato come riabbracciare Dio fisicamente”

"Prendiamo tutto questo – invita il parroco, don Fernando Pallini – come un’occasione per ripensarci. Se questa situazione servirà ad essere più elastici e a rispondere più adeguatamente alle situazioni, poi questa logica si applicherà a tutti i campi. Anche alle difficoltà pastorali che stiamo incontrando in questo cambio di epoca, trovare linguaggi nuovi, contenuti più vicini a quello che vive la gente"

L’esperienza del ritorno a messa dopo il lockdown nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Montesilvano

La distribuzione dell'Eucaristia, al posto, con guanti e mascherina

Buona la prima. Ieri mattina la grande voglia di tornare a celebrare messa con il popolo, dopo oltre due messi di liturgie trasmesse in streaming, è stata una motivazione che ha spinto i parroci pescaresi e i loro fedeli a ritrovarsi in chiesa con tutte le precauzioni del caso, ma con entusiasmo e senza indugio. Da questo punto di vista la parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Montesilvano, la più popolosa dell’arcidiocesi di Pescara-Penne con i suoi 10 mila abitanti, è stata un esempio concreto del grande desiderio collettivo di tornare a ricevere l’Eucaristia.

L’accoglienza dei volontari all’ingresso

Infatti, nonostante quella delle 8.30 sia stata una messa mattutina di un giorno lavorativo, a partecipare c’erano comunque 30 fedeli ben assistiti da due volontarie parrocchiali, che li hanno aiutati ad occupare i posti disponibili (fino a 100 in questa chiesa), seduti o in piedi e tutti distanziati un metro e mezzo, identificati da bollini adesivi posti su banchi e sedie. Ma questo solo dopo aver letto le disposizioni di sicurezza, stabilite dal protocollo elaborato da Conferenza episcopale italiana, governo e Comitato tecnico scientifico, affisse all’ingresso e, con mascherina ben indossata, aver igienizzato le mani attraverso i dispenser di gel idroalcolico.

Don Fernando Pallini, parroco di Sant’Antonio di Padova

Quindi, lasciando trasparire non poca emozione, il parroco ha avviato la celebrazione eucaristica: «Mi avete trasmesso tanta gioia – esordisce don Fernando Pallini, rivolgendosi ai presenti -, che è decisamente condivisa. Mi sento come una persona che ritrova il vestito. Come fa un pastore ad essere tale senza il suo gregge? Mi sento bene nel rivederci. Certo, siamo un po’ ingessati dentro un ordine, una struttura, e ci sta un po’ stretti, ma forse avevo bisogno anch’io di un po’ d’ordine nella mia vita. E, forse, quest’ordine non viene così a caso. Forse ci fa anche bene qualche aspetto di quest’ordine. Ci manca quella dimensione dell’abbracciarci, del ritrovarci, dell’accarezzarci un po’. Però, spiritualmente, nessuno ci impedisce di volerci bene, neanche il Covid. Anzi ci permette di volerci bene con ancora più consapevolezza».

La disposizione dei fedeli

Nonostante le nuove regole da acquisire, la messa è trascorsa tranquilla. Senza l’offertorio, con le offerte da poter lasciare a fine celebrazione, e omettendo lo scambio della pace per ragioni igienico-sanitarie, è stato il momento della comunione il più delicato da gestire. Ma don Pallini ha agilmente indossato guanti monouso e mascherina, distribuendo l’ostia consacrata tra le mani dei fedeli senza toccarle come previsto: «Prendiamo tutto questo – aggiunge il parroco, a margine della messa – come un’occasione per ripensarci. Se questa situazione servirà ad essere più elastici e a rispondere più adeguatamente alle situazioni, poi questa logica si applicherà a tutti i campi. Anche alle difficoltà pastorali che stiamo incontrando in questo cambio di epoca, trovare linguaggi nuovi, contenuti più vicini a quello che vive la gente. Ma questo dipende da una capacità di ripensarsi. Speriamo che questa esperienza ci abbia lasciato una capacità, una duttilità a ripensarci».

L’igienizzazione della mani

Quello di ieri, in questa e in altre parrocchie, è stato un test utile in vista della prima messa domenicale che il 24 maggio cadrà nella sentita solennità dell’Ascensione. Intanto, la parrocchia di Sant’Antonio si è goduta il ritorno a messa, riscoprendone la necessità nel rispetto delle regole: «È stato bellissimo – racconta Pina, una fedele -. Anche se con guanti e mascherina, per me è stato un incontro con il Signore. Dio non mi è mancato durante la quarantena, ma questa volta è stato come riabbracciarlo fisicamente».

Anche le volontarie si sono sentite a loro agio, nel loro nuovo ruolo di controllo: «Questo servizio – testimonia una collaboratrice – ci permette di accogliere le persone al meglio, facendole sentire più sicure. Del resto, il mio servizio in parrocchia è nato dalla necessità di trovare un senso che appagasse la mia vita, consentendomi di donare quello che ricevo. È il mio modo dire grazie».

About Davide De Amicis (3251 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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