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“Accogliere la Parola di Dio vuol dire accogliere Cristo stesso”

"Spesso - osserva il Papa - si è distratti da troppi interessi, da troppi richiami, ed è difficile distinguere, fra tante voci e tante parole, quella del Signore, l’unica che rende liberi. Per questo è importante abituarsi ad ascoltare la Parola di Dio, a leggerla"

Lo ha affermato oggi Papa Francesco, prima di pronunciare l’Angelus

Papa Francesco saluta i fedeli durante l'Angelus - Foto SIR/Marco Calvarese

Prima di recitare l’Angelus odierno, affacciandosi dal Palazzo apostolico, Papa Francesco ha approfondito il Vangelo di questa domenica (cfr Mt 13,1-23) che narra la parabola del seminatore che getta la semente su quattro tipi di diversi di terreno: «La Parola di Dio, simboleggiata dai semi – spiega Bergoglio -, non è una Parola astratta, ma è Cristo stesso, il Verbo del Padre che si è incarnato nel grembo di Maria. Pertanto, accogliere la Parola di Dio vuol dire accogliere la persona di Cristo, lo stesso Cristo».

E ci sono diversi modi di ricevere la Parola di Dio: «Possiamo farlo come una strada – osserva il Pontefice -, dove subito vengono gli uccelli e mangiano i semi. Questa sarebbe la distrazione, un grande pericolo del nostro tempo. Assillati da tante chiacchiere, da tante ideologie, dalle continue possibilità di distrarsi dentro e fuori di casa, si può perdere il gusto del silenzio, del raccoglimento, del dialogo con il Signore, tanto da rischiare di perdere la fede, di non accogliere la Parola di Dio. Stiamo vedendo tutto, distratti da tutto, dalle cose mondane».

Ma c’è anche una seconda possibilità: «Possiamo accogliere la Parola di Dio come un terreno sassoso, con poca terra – aggiunge Francesco -. Lì il seme germoglia presto, ma presto pure si secca, perché non riesce a mettere radici in profondità. È l’immagine di quelli che accolgono la Parola di Dio con l’entusiasmo momentaneo che però rimane superficiale, non assimila la Parola di Dio. E così, davanti alla prima difficoltà, pensiamo a una sofferenza, a un turbamento della vita, quella fede ancora debole si dissolve, come si secca il seme che cade in mezzo alle pietre».

Poi c’è una terza possibilità, di cui Gesù parla nella parabola: «Accogliere la Parola di Dio – spiega il Papa – come un terreno dove crescono cespugli spinosi. E le spine sono l’inganno della ricchezza, del successo, delle preoccupazioni mondaneLì la Parola cresce un po’, ma rimane soffocata, non è forte, muore o non porta frutto».

Infine la quarta possibilità: «Possiamo accoglierla come il terreno buono – continua Papa Francesco -. Qui, e soltanto qui, il seme attecchisce e porta frutto. La semente caduta su questo terreno fertile rappresenta coloro che ascoltano la Parola, la accolgono, la custodiscono nel cuore e la mettono in pratica nella vita di ogni giorno».

Questa del seminatore, a detta del Papa, è un po’ la “madre” di tutte le parabole: «Perché parla dell’ascolto della Parola – precisa il Pontefice -. Ci ricorda che essa è un seme fecondo ed efficace; e Dio lo sparge dappertutto con generosità, senza badare a sprechi. Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso. La Parola è data a ognuno di noi. Possiamo chiederci: io, che tipo di terreno sono? Assomiglio alla strada, alla terra sassosa, al roveto? Se vogliamo, con la grazia di Dio possiamo diventare terreno buono, dissodato e coltivato con cura, per far maturare il seme della Parola. Esso è già presente nel nostro cuore, ma il farlo fruttificare dipende da noi, dipende dall’accoglienza che riserviamo a questo seme. Spesso si è distratti da troppi interessi, da troppi richiami, ed è difficile distinguere, fra tante voci e tante parole, quella del Signore, l’unica che rende liberi. Per questo è importante abituarsi ad ascoltare la Parola di Dio, a leggerla».

Così il Santo Padre è tornato a rilanciare ai fedeli un suo vecchi consiglio: «Portate sempre con voi un piccolo Vangelo – insiste -, un’edizione tascabile del Vangelo, in tasca, in borsaE così, leggete ogni giorno un pezzetto, perché siate abituati a leggere la Parola di Dio, e capire bene qual è il seme che Dio ti offre, e pensare con quale terra io lo ricevo».

In conclusione, l’affidamento a Maria: «La Vergine Maria, modello perfetto di terra buona e fertile – afferma il Papa – ci aiuti, con la sua preghiera, a diventare terreno disponibile senza spine né sassi, affinché possiamo portare buoni frutti per noi e per i nostri fratelli».

L’ex basilica e museo di Santa Sofia ad Istanbul

Dopo la recita dell’Angelus, Papa Bergoglio ha fatto un riferimento all’odierna Giornata internazionale del mare: «Rivolgo un affettuoso saluto – dichiara – a tutti coloro che lavorano sul mare, specialmente quelli che sono lontani dai loro cari e dal loro Paese. Saluto quanti sono convenuti stamattina nel porto di Civitavecchia-Tarquinia per la celebrazione eucaristica. E il mare mi porta un po’ lontano col pensiero, a Istanbul. Penso a Santa Sofia, e sono molto addolorato». Con amarezza, dunque, il Pontefice ha infine commentato il decreto con cui il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha riconvertito in moschea l’ex basilica di Istanbul, divenuta un museo patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1934 dopo essere già stata moschea dal 1453 e ancor prima chiesa cattolica e ortodossa.

Foto Santa Sofia: Arild Vågen

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Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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