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“Dagli all’intellettuale!”

Una figura sempre contestata, ma in fondo mai compresa. Proviamo a tracciarne un profilo, coi piedi ben piantati sulle nuvole.

Pablo Picasso "La fabbrica di mattoni a Tortosa" (1909)

Una breve nota scritta da padre Giandomenico Mucci, intitolata Gli intellettuali italiani dal Novecento al Duemila e pubblicata sul quaderno n. 4085 de La Civiltà Cattolica (pagg. 429-431), è un ottimo spunto per riflettere -brevemente- su un tema estraneo forse ai più, ma a mio giudizio assai importante oggi, in questo periodo di emergenza sanitaria: il ruolo dell’intellettuale.

Padre Mucci sostiene, tra le altre cose, che tale figura ha vissuto un sostanzioso mutamento nel passaggio dal Ventesimo al Ventunesimo secolo, soprattutto a causa dell’avvento della società basata sui consumi e sull’immagine; dall’intellettuale organico al partito del Novecento (una descrizione direi un po’ sommaria…) si è passati a quello oramai preda della cultura di massa e basata sull’immagine: «prevale l’intellettuale individuale in una sorta di star system, che la politica presenta e loda perché è conosciuto dal grande pubblico o perché è di bella presenza» (pag. 428).

Detto questo, però, è necessario intendersi su una cosa: chi è l’intellettuale, e soprattutto cosa dovrebbe fare, oggi? Per rispondere a queste domande penso possa essere utile riprendere un’intervista a Umberto Eco pubblicata sul Corriere della sera del 5 febbraio 2006: «L’intellettuale non è un grillo parlante che deve pronunciarsi su tutto, anzi spesso ha l’obbligo di tacere, soprattutto delle cose che non sa». Questa considerazione del noto semiologo ha a mio parere due grandi pregi: chiarisce che l’intellettuale non è il “tuttologo”, in grado di rispondere su qualsiasi argomento (quanti ne troviamo oggi in tv, sui giornali e nei siti Internet?); e ne riafferma la centralità, proprio in forza del fatto che  non “spara” opinioni e sentenze nel mucchio, e che se non sa è capace di compiere un gesto oramai obsoleto: sta zitto!

Individuate queste prime due caratteristiche ne aggiungiamo una terza: la necessità di attenersi al reale, entrare in dialogo con esso, perché l’intellettuale e l’erudito sono due cose assai differenti.

Chiarite le caratteristiche principali possiamo provare a tracciarne un profilo: una persona capace di guardare il mondo, osservarlo -attraverso la sua “lente” (cioè le sue competenze)- e provare a comprendere la realtà mettendo in evidenza i fili sottilissimi che legano le diverse parti che la costituiscono e capace di tacere quando non ha un’opinione argomentata su ciò che vede.

In sostanza non si tratta di una professione, non esiste l’intellettuale professionista, perché purtroppo non basta scrivere libri, andare in tv o essere un professore universitario per avere coscienza e capacità di dare ordine al caos che si chiama realtà; bisogna avere soprattutto un’etica e una capacità di ascolto di prim’ordine.

 Oggi, però, questo tipo di intellettuale pare essere un  po’ assente dai nostri radar: basta prendere in considerazione due temi caldi in questo momento: la scuola e il modello economico di sviluppo; non potendo entrare nel merito in profondità in questa sede, mi limito a fare delle sottolineature.

 La scuola è stata abbandonata a se stessa, sono state molto poche le voci che si sono levate per ricordare con forza la necessità ora di un vero ripensamento del modello di scuola, in senso democratico e inclusivo (pensiamo, ad esempio, al fenomeno del digital divide assai evidente in questo periodo di pandemia).

Per quanto riguarda il modello economico di sviluppo, paiono ancora pochi i cosiddetti “intellettuali” in grado di proporre qualcosa che non sia il solito “dobbiamo cambiare”, oppure “i problemi sono altrove”; un esempio in senso contrario è invece proprio il magistero papale che prima con Benedetto XVI e ora con Papa Francesco cerca di proporre una visione concreta che vada oltre il solito schema (cito solo Caritas in veritate e la Laudato si’). In conclusione mi pare utile ricordare quale dovrebbe essere una delle vie maestre che gli intellettuali “veri” (non i “professionisti”) debbano seguire, e che nella storia ha sempre dimostrato la sua efficacia quando applicata e mi pare ancora più efficace lasciare la parola allo stesso padre Mucci, che appunto ricorda nella nota già citata come: «pare urgente e necessario imparare la lezione del secolo scorso: non giocare al ribasso di fronte ai valori assoluti»(pag. 431).

About Luca Mazzocchetti (37 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ha frequentato la Scuola vaticana di biblioteconomia. Bibliotecario professionista. Docente di Metodologia presso l'ISSR "G. Toniolo" di Pescara e direttore della biblioteca "Carlo Maria Martini" dell'Arcidiocesi di Pescara - Penne.