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“Sogno un’Europa…”

"All’Europa allora vorrei dire: tu, che sei stata nei secoli fucina di ideali e ora sembri perdere il tuo slancio, non fermarti a guardare al tuo passato come ad un album dei ricordi. Europa, ritrova te stessa! Sii te stessa!”

La lettera di Papa Francesco sul futuro del continente

Quest’anno la Santa Sede e la Chiesa in Europa celebrano alcune significative ricorrenze. Si celebrano infatti, in concomitanza del 70° anniversario dalla Dichiarazione Schuman, anche il 40° anniversario della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (COMECE), il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Unione Europea e il 50° anniversario della presenza della Santa Sede come Osservatore Permanente al Consiglio d’Europa.

Per onorare queste importanti date, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, avrebbe dovuto compiere in questi giorni una visita a Bruxelles. Il viaggio è stato però annullato a causa dell’aggravarsi dell’emergenza sanitaria, pertanto gli incontri programmati si svolgeranno in video-conferenza. Papa Francesco ha dunque scritto al porporato per affidargli le proprie considerazioni in vista degli eventi in programma.

«Ritengo doveroso condividere con Lei – recita la lettera del Papa – alcune riflessioni sul futuro di questo continente, che mi è particolarmente caro, non solo per le origini familiari, ma anche per il ruolo centrale che esso ha avuto e ritengo debba avere ancora, seppure con accenti diversi, nella storia dell’umanità. Tale ruolo diventa ancor più rilevante nel contesto di pandemia che stiamo attraversando. Il progetto europeo sorge, infatti, come volontà di porre fine alle divisioni del passato. Nasce dalla consapevolezza che insieme ed uniti si è più forti, che l’unità è superiore al conflitto e che la solidarietà può essere uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita».

Robert Schuman

«Nel nostro tempo che sta dando segno di ritorno indietro, in cui sempre più prevale l’idea di fare da sé, – prosegue il Santo Padre – la pandemia costituisce uno spartiacque che costringe ad operare una scelta: o si procede sulla via intrapresa nell’ultimo decennio, animata dalla tentazione all’autonomia, andando incontro a crescenti incomprensioni, contrapposizioni e conflitti; oppure si riscopre quella “strada della fraternità”, che ha indubbiamente ispirato e animato i Padri fondatori dell’Europa moderna, a partire proprio da Robert Schuman».

«All’Europa allora vorrei dire: tu, che sei stata nei secoli fucina di ideali e ora sembri perdere il tuo slancio, non fermarti a guardare al tuo passato come ad un album dei ricordi. Nel tempo, anche le memorie più belle si sbiadiscono e si finisce per non ricordare più. “Europa, ritrova te stessa! Sii te stessa!” – scrive Francesco, citando un celebre discorso di san Giovanni Paolo II – Ritrova dunque i tuoi ideali che hanno radici profonde. Non avere paura della tua storia millenaria che è una finestra sul futuro più che sul passato. Non avere paura del tuo bisogno di verità che dall’antica Grecia ha abbracciato la terra, mettendo in luce gli interrogativi più profondi di ogni essere umano; del tuo bisogno di giustizia che si è sviluppato dal diritto romano ed è divenuto nel tempo rispetto per ogni essere umano e per i suoi diritti; del tuo bisogno di eternità, arricchito dall’incontro con la tradizione giudeo-cristiana, che si rispecchia nel tuo patrimonio di fede, di arte e di cultura».

«Quale Europa sogniamo dunque per il futuro? In che cosa consiste il suo contributo originale? – chiede il Pontefice – Nel mondo attuale, non si tratta di recuperare un’egemonia politica o una “centralità geografica”, né si tratta di elaborare innovative soluzioni ai problemi economici e sociali. L’originalità europea sta anzitutto nella sua concezione dell’uomo e della realtà; nella sua capacità di intraprendenza e nella sua solidarietà operosa».

«Sogno allora un’Europa amica della persona e delle persone. Una terra in cui la dignità di ognuno sia rispettata, in cui la persona sia un valore in sé e non l’oggetto di un calcolo economico o un bene di commercio. Una terra che tutela la vita in ogni suo istante. – spiega Francesco – Essere amici della persona significa favorirne l’istruzione e lo sviluppo culturale. Significa proteggere chi è più fragile e debole, specialmente gli anziani, i malati che necessitano cure costose e i disabili. Essere amici della persona significa tutelarne i diritti, ma anche rammentarne i doveri».

«Sogno un’Europa che sia una famiglia e una comunità. Un luogo che sappia valorizzare le peculiarità di ogni persona o popolo, senza dimenticare che essi sono uniti da comuni responsabilità. Essere famiglia significa vivere in unità, facendo tesoro delle differenze, a partire da quella fondamentale tra uomo e donna, – capace quindi, aggiunge il Papa, di – fronteggiare insieme le questioni che l’attendono, a partire dalla pandemia, ma anche dalla sfida ecologica».

«Sogno un’Europa solidale e generosa. Un luogo accogliente ed ospitale, in cui la carità, che è somma virtù cristiana, vinca ogni forma di indifferenza ed egoismo. Certamente occorre una “solidarietà intelligente” che non si limiti solo ad assistere all’occorrenza i bisogni fondamentali. – chiarisce Francesco – Essere solidali significa condurre chi è più debole in un cammino di crescita personale e sociale, implica farsi prossimi. Per l’Europa significa particolarmente rendersi disponibile, vicina e volenterosa nel sostenere, attraverso la cooperazione internazionale, gli altri continenti, penso specialmente all’Africa, affinché si compongano i conflitti in corso e si avvii uno sviluppo umano sostenibile».

Papa Francesco in visita al Parlamento Europeo nel 2014

«Sogno un’Europa sanamente laica, in cui Dio e Cesare siano distinti ma non contrapposti. Una terra aperta alla trascendenza, in cui chi è credente sia libero di professare pubblicamente la fede e di proporre il proprio punto di vista nella società. Sono finiti i tempi dei confessionalismi, ma si spera anche quello di un certo laicismo che chiude le porte verso gli altri e soprattutto verso Dio, poiché è evidente che una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza, non rispetta adeguatamente la persona umana. I cristiani – sostiene il Santo Padre – hanno oggi una grande responsabilità: come il lievito nella pasta, sono chiamati a ridestare la coscienza dell’Europa. Li esorto dunque ad impegnarsi con coraggio e determinazione ad offrire il loro contributo in ogni ambito in cui vivono e operano».

«Non manchi poi sulla nostra cara Europa – conclude il Pontefice – la protezione dei suoi santi patroni: San Benedetto, i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida, Santa Caterina e Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), uomini e donne che per amore del Signore si sono adoperati senza sosta nel servizio dei più poveri e a favore dello sviluppo umano, sociale e culturale di tutti i popoli europei».

About Alfredo Battisti (40 Articles)
Classe 2000, è di Torre de' Passeri. Ha conseguito il diploma con lode al Liceo Scientifico di Popoli. Studia Giurisprudenza presso l'Università LUMSA di Roma.