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“Dio cerca la santità nella storia dell’uomo e dell’umanità”

"È Dio - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti - che arriva all’uomo e dona e fa sì che l’uomo possa essere riconosciuto nella sua dimensione di santità. Cioè la ricerca, da parte di Dio, di andare a scovare nelle pieghe dell’umanità e della storia tutto ciò che, in qualche modo, potesse rispondere alla sua logica e non tanto alla logica degli uomini in quanto tale, che fanno sforzi sovraumani"

Lo ha affermato l’arcivescovo Valentinetti nella messa della solennità di Ognissanti, celebrata nella Cattedrale di San Cetteo

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia della santa messa di Ognissanti

È stata molto intensa e partecipata la celebrazione eucaristica della Solennità di Tutti i santi, presieduta domenica sera dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara: «Camminiamo verso la patria – esordisce il presule – dove, un giorno, vedremo il Signore così come Egli è. Ma sarà davvero così, come il cammino di santità di tanti fratelli e sorelle è stato un dono dall’alto? Vogliamo invocare questo dono per noi questa sera».

Successivamente, nell’omelia, l’arcivescovo Valentinetti ha approfondito il Vangelo delle Beatitudini: «Che è mai questo?  – s’interroga l’arcivescovo -. Un insegnamento nuovo dato con autorità. Gesù sale su di un monte, si pone a sedere e si mette a parlare ed a insegnare. Gesù è il nuovo legislatore, il nuovo insegnante. È chiaramente un’analogia posta da Matteo su Gesù che sale sul monte è significativa rispetto a Mosè, che sul monte riceve l’insegnamento dei dieci comandamenti. Ma questo è un insegnamento nuovo dato con autorità. In qualche insegnamento dei comandamenti, la logica era quella di un tentativo – per quanto possibile al fedele israelita – di poter raggiungere Dio per accedere alla perfezione. “Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altro Dio all’infuori di me, non nominare il nome di Dio invano, ricordati di santificare le feste, ecc…”. Sempre un insegnamento che ciò che si deve fare per raggiungere Dio, per raggiungere la perfezione, per raggiungere il modello di vita che – in realtà – rispondeva alla logica del Dio israelita. Sappiamo bene che i farisei avevano portato all’eccesso questo insegnamento mosaico, identificando bene più di 600 comandamenti possibili – per il Dio israelita – di giungere alla perfezione».

I fedeli presenti nella Cattedrale di San Cetteo

La logica alla base del testo delle Beatitudini, invece, è totalmente contraria: «Anzi – precisa l’arcivescovo Valentinetti -, oserei dire rovesciata perché non è il Dio israelita che arriva a Dio, ma è Dio che arriva all’uomo e dona e fa sì che l’uomo possa essere riconosciuto nella sua dimensione di santità. Cioè la ricerca, da parte di Dio, di andare a scovare nelle pieghe dell’umanità e della storia tutto ciò che, in qualche modo, potesse rispondere alla sua logica e non tanto alla logica degli uomini in quanto tale, che fanno sforzi sovraumani. Gesù riferisce degli scribi e dei farisei  “Guai a voi, scribi e farisei, che mettete sulle spalle dei vostri discepoli fardelli pesantissimi e voi non li toccate nemmeno tutti”. La pagina delle Beatitudini ci insegna che Dio cerca la santità nella storia dell’uomo e dell’umanità. La cerca nei poveri, perché loro in quanti tali sono meritevoli di santità; la cerca in quelli che sono nel pianto e quanti, specialmente in questi ultimi giorni e tempi, stanno vivendo la dimensione del pianto e il Signore Gesù che si china per la consolazione; la ricerca nella mitezza degli uomini che sono capaci di essere miti in ogni circostanza, di non essere arroganti, di non essere presuntuosi, di non essere malevoli, ma di essere miti perché dalla mitezza – da quell’essere fratelli tutti (come ci ha richiamato Papa Francesco) – si evince la santità. E poi ricerca la santità negli affamati e negli assetati di giustizia. Quante ingiustizie, quante persone discriminate, quante persone che non vedono riconosciuti i loro diritti, quante persone che vengono abbandonate a se stesse. Eppure hanno fame e sete di giustizia, hanno fame e sete di equi rapporti civili, di equi rapporti civili, di equi rapporti umani, di equi rapporti tra istituzioni e le classi più povere, le classi meno abbienti. Quante ingiustizie, quante diversificazioni, quanta corruzione! Papa Francesco, in questi ultimi giorni, lo ha ripetuto ancora una volta. Uno sforzo immane perché, purtroppo, il nemico della corruzione si può insinuare anche in Santa Madre Chiesa. E allora la ricerca della santità in chi è misericordioso, in chi sa perdonare, in chi sa avere uno sguardo benevolo anche nei confronti di chi ha offeso, di chi in qualche modo è stato cattivo nei propri riguardi. E poi la santità cercata nella purezza di cuore, che non è solo purezza fisica, ma è purezza delle intenzioni, è purezza dell’anima, è modi gentili, è modi fraterni. Purezza nel saper trattare i deboli, purezza nei confronti dei bambini e dei giovani. Saper trovare, cioè, quella unità interiore che fa sì che tutto il corpo della persona possa ragionare all’unisono, che non sia solo la purezza di carattere sessuale. Anche quella sì, perché no, ma che sia invece una purezza piena della persona a 360 gradi, perché non diventiamo tutti malati a causa di questa parola, di un sessismo esasperato, mentre invece il Signore Gesù ci dice che la purezza è molto più ampia e molto più grande della limitazione del nostro pensiero. E poi la santità è ricercata negli operatori di pace, in quelli che si adoperano per smorzare liti e conflitti. Quelli che si adoperano per far capire ai potenti della terra che non devono fomentare liti, non devono fomentare gli odi, che non devono fomentare la contrapposizione. Ma specialmente in questi tempi tristi e difficili di pandemia, assistiamo quasi ad una corsa a volersi far del male, quasi che tutti non fossimo – come ha detto Papa Francesco – sulla stessa barca a dover camminare per trovare una pacificazione universale per poter combattere contro nemici visibili e invisibili, e cosa c’è di più invisibile di questo virus che ci sta attanagliando? E soprattutto coloro che sono perseguitati e allontanati per causa Sua, per amore Suo. È lì che Dio cerca la santità».

Da qui le conclusioni di monsignor Tommaso Valentinetti: «È una Sua ricerca – precisa -, è un Suo dono, è un Suo segnare la fronte con il Suo sigillo. È un Suo dare la veste candida, è un Suo dare la palma nelle mani e far sì che tutti coloro possano riconoscere che la salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’agnello che continueranno a lavorare le loro vesti rendendole candide  nel sangue dell’agnello non tanto per sforzi eroici e mastodontici, ma quanto per continuare quotidianamente e serenamente la loro vita dentro la logica di quella beatitudine che è stata riconosciuta come santità. E allora, quando arriverà il giorno in cui questi fratelli sono già stati chiamati, o fratelli che oggi vengono chiamati, o fratelli e sorelle che domani saranno chiamati sì, senza riserve, saranno ammessi a vederlo così come Egli è. È il dono che chiediamo, è la gioia che speriamo».

About Davide De Amicis (3369 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Recentemente ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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