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La scuola e le biblioteche al tempo del Covid-19

L'emergenza sanitaria ha avuto le sue ripercussioni sulla scuola, che non sta mostrando di reagire nel giusto modo. Le biblioteche scolastiche possono invertire la rotta.

Gli ultimi tempi in Italia sono contrassegnati dal dibattito sulla scuola e sulla sua eventuale riapertura totale, in piena seconda ondata. La discussione è però irrigidita sulla dinamica sanitaria di questa scelta, manca un dibattito vero e generale sulle difficoltà dell’istituzione scolastica, che poi si esplicita nell’ incapacità di garantire una certa coerenza e armonia nelle scelte di indirizzo: il ministro dice una cosa, i dirigenti un’altra e i docenti un’altra ancora. La tragedia del Covid non ha fatto che rendere ancora più evidente il tutto.

La scuola vive un vero e proprio momento di crisi, non pare trovare nei suoi rappresentanti uno spirito costruttivo e di cooperazione volto a trasformare la pandemia in un’occasione per progettare un futuro migliore; a tal proposito infatti andrebbe ripetuto a mo’ di mantra il commento di Papa Francesco del 31 maggio scorso: «peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla».

Uno dei problemi centrali è sicuramente quello della parità di accesso al percorso di istruzione, che si tramuta nello specifico della situazione che stiamo vivendo in una grande difficoltà a fruire ad esempio della didattica a distanza, a causa del digital divide (la netta disuguaglianza tra chi ha accesso alla Rete e ai dispositivi necessari alla connessione e chi non ha questa possibilità).

            Il problema del digital divide a mio avviso non è che una prova (ulteriore) di una istituzione che è ancora ben lungi dall’essere veramente democratica e capace di garantire parità di opportunità a tutti gli studenti.

            Un altro esempio è il caso delle biblioteche scolastiche: presenti come spazio fisico, ma praticamente mai utilizzate dagli studenti; il 74% degli studenti italiani di età tra 0 e 14 anni dischiara di non frequentarla (indagine AIE 2019 sulle biblioteche scolastiche). Ma a cosa serve una biblioteca scolastica? Rinfreschiamoci la memoria: « La biblioteca scolastica fornisce servizi, libri e risorse per l’apprendimento che consentono a tutti i membri della comunità scolastica di acquisire capacità di pensiero critico e di uso efficace dell’informazione in qualsiasi forma e mezzo» (Manifesto IFLA/Unesco per la biblioteca scolastica, 2003).

            Le parole usate nel Manifesto sono chiare e vanno ben oltre la classica definizione di biblioteca come spazio in cui si custodiscono i libri per gli studenti: la biblioteca scolastica permette di crescere dei cittadini consapevoli, mettendo a disposizione quanto serve per raggiungere questo scopo. E allora perché nessuno ci investe? Perché probabilmente come accaduto per la questione della riapertura o meno delle scuole durante l’emergenza sanitaria, manca una chiara definizione di obiettivi da raggiungere e una vera condivisione di un progetto (a proposito: a quanti genitori e/o studenti è stato chiesto come avrebbero voluto la scuola in tempo di Covid, così da far conoscere le loro necessità alla politica e al Comitato tecnico scientifico?).

            Se la biblioteca scolastica venisse progettata e presentata per quella che veramente dovrebbe essere (chiedendo l’aiuto di professionisti del settore: il bibliotecario scolastico NON può essere l’insegnante di lettere!) attiveremmo un circuito virtuoso e -tornando al problema di cui abbiamo già parlato sopra- anche il digital divide potrebbe essere limitato, ad esempio attraverso il prestito di strumenti per il collegamento o la possibilità garantita di accesso alla Rete, anche per i docenti (niente di nuovo, cose comuni in altri Paesi europei come la Svezia, e l’Inghilterra).

            Come diceva don Lorenzo Milani in Esperienze pastorali (1957): «tutti i ragazzi nascono uguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare». E quindi sta a noi adulti, in momenti di crisi acuta come questo, provare a pensare e a progettare un futuro diverso, anche per la scuola; ripartire dalle biblioteche scolastiche significa fare il primo passo verso un significativo progresso della scuola e soprattutto significa investire sui nostri ragazzi, scommettendo nelle loro capacità di evitare che in futuro si ripresentino gli errori del passato.

About Luca Mazzocchetti (40 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ha frequentato la Scuola vaticana di biblioteconomia. Bibliotecario professionista. Docente di Metodologia presso l'ISSR "G. Toniolo" di Pescara e direttore della biblioteca "Carlo Maria Martini" dell'Arcidiocesi di Pescara - Penne.