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Moni Ovadia: “La Pace si conquista quando l’Io si fa indietro e lascia spazio al Tu”

Un estratto dell'intervista andata in onda sul programma "Binario 1" che, partendo da alcune considerazioni sulla prossima Giornata della Memoria del 27 gennaio, ha dato ampio spazio alla situazione dei nuovi esclusi di oggi e allo stato di salute della cultura in Italia.

Le parole di Moni Ovadia intervistato nel programma Binario 1 in onda questa mattina su Radio Speranza.

Foto tratta dallo spettacolo "Il caso Kafka", 1997 (www.moniovadia.net)

Un personaggio che ha bisogno di pochissime presentazioni quello che è stato ospite nella puntata odierna del programma “Binario 1” in onda su Radio Speranza: Moni Ovadia, scrittore, attore, musicista, cantante.

«Dobbiamo riconoscerci nell’universalità di esseri umani – apre così il suo intervento l’artista milanese – un’universalità ben esposta da Papa Bergoglio nella sua enciclica Laudato Sì che non stento a definire rivoluzionaria e che ci accomuna tutti, credenti, non credenti e diversamente credenti»

“Non un altro ancora” è il titolo dell’undicesima puntata del programma a cura della Caritas diocesana di Pescara-Penne, trasmessa questa mattina alle 10:03 (in replica alle 18:30 e sabato alle 21:30) in cui, partendo da alcune considerazioni sulla prossima Giornata della Memoria del 27 gennaio si è dato ampio spazio alla situazione dei nuovi esclusi di oggi e allo stato di salute della cultura in Italia.

Cosa serve alla Pace per realizzarsi? «Il Divino si colloca come il primo “Altro” – spiega Ovadia – la Creazione è alterità, riconoscendo nel simile il proprio Fratello. Quando l’Io diventa autocentrico poi nascono i veri problemi: la Pace si conquista quando l’Io si fa indietro e lascia spazio al Tu»

La società come un teatro, a che spettacolo stiamo assistendo? «Oggi nella società la rappresentazione è molto modesta – continua l’artista – La politica, ad esempio, non si sta occupando del bene comune»

L’intervento poi si è spostato sulla situazione dell’attività teatrale in questo tempo di pandemia e Moni Ovadia, fresco della nomina a direttore artistico del teatro comunale di Ferrara, esterna con fervore e una certa vena polemica tutto il suo disappunto: «Il teatro può raccontare la verità più spietata rivelandola all’uomo senza che l’uomo ne rimanga pietrificato e forse questo da fastidio. Chiudere i teatri è sempre un atto di tirannia e poi, chiudiamo i teatri ma facciamo il Festival di San Remo con il pubblico?»

In conclusione, cosa possiamo fare noi cittadini per impedire il crescente imbarbarimento della società? «Il tempo della rappresentanza è finito – risponde lapidario Ovadia – o ci assumiamo la responsabilità dei problemi o è finita. I politici vivono di totale autoreferenzialità. Noi vogliamo essere nutriti di cultura, dobbiamo mobilitarci rendendoci conto degli autentici “perché”».

About Giannicola D'Angelo (78 Articles)
Laureato in Sociologia presso l'Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti, si occupa di comunicazione, studi sociali e Osservatorio povertà e risorse della diocesi Pescara-Penne.