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Genitori (e non solo) in chat. Da WeCa i consigli per non esagerare con il “flusso di coscienza”.

«Genitori in chat: suggerimenti e consigli pratici per non “rovinare” la vita dei propri figli» è il titolo dell'ultimo tutorial disponibile sul sito dell'Associazione WebCattolici Italiani (WeCa). Uno spunto di riflessione utile per tutti, perché l’abuso della messaggistica istantanea è cosa che riguarda tutta la generazione adulta.

«Genitori in chat: suggerimenti e consigli pratici per non “rovinare” la vita dei propri figli» è il titolo del tutorial WeCa disponibile da mercoledì 17 febbraio sul sito www.webcattolici.it, su Youtube e su www.facebook.com/webcattolici.

È l’ultimo dei tutorial della terza serie prodotta dall’Associazione WebCattolici Italiani (WeCa) in collaborazione con l’Ufficio nazionale per le Comunicazioni Sociali della Cei e il Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Informazione e alla Tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano. L’Associazione WeCa, costituitasi nel 2003, su iniziativa di una quarantina di webmasters cattolici, intende offrirsi quale punto di riferimento per i siti informatici di ispirazione cattolica, attraverso la promozione di attività formative, educative e culturali.

Come anticipato, l’ultimo tutorial di WeCa è dedicato all’inquietante fenomenologia del “genitore in chat”. Alla base c’è una domanda tanto provocatoria quanto educativa: «possiamo riprendere i nostri figli davanti agli schermi degli smartphone, se anche noi abusiamo delle chat e della disponibilità dei canali di comunicazione, senza rispettare le regole minime della relazione e del confronto civile?».

A questa domanda il tutorial risponde bene e in meno di otto minuti, rivelandosi uno strumento utile, e non solo per i genitori, perché l’abuso della messaggistica istantanea è cosa che riguarda tutta la generazione adulta. I dati di HootSuite/We are Social parlano chiaro: WhatsApp è l’applicazione più popolare in base ai download e agli utenti attivi ogni mese, la terza piattaforma social in classifica e la prima applicazione messenger, raggiungendo il 95,1% di tutti gli utenti delle app di messaggistica.

Quando a ricorrere alle famigerate “chat di gruppo” è un genitore, spesso costui è animato da ottime intenzioni, pensando addirittura di organizzare meglio e più rapidamente le varie attività educative e ricreative di cui sono destinatari i relativi – e spesso refrattari – figli.  Ma la “chat di gruppo”, alla fine, supporta o complica questo compito? Nel tutorial si risponde alla domanda (retorica anche se…), suggerendo cinque e sagge vie per controllare l’eventuale deriva da genitore “smanettone”.

Se ci riferiamo agli adulti in generale, la maggior parte già conosce, o almeno intuisce, i limiti che si nascondono (male) dietro le chat e la messaggistica istantanea (o estemporanea?); eppure, ascoltando il tutorial, fa tutto un altro effetto sentirsi dire da una voce e da una faccia, entrambe vive: «la comunicazione in chat è spesso un flusso di coscienza, ha un inizio e non ha una fine ben precisa, si tratta – quasi alla Joyce – di una lunga e infinita catena di pensieri, che hanno senso se letti nel momento in cui vengono scritti. Quando, al contrario, sono ripresi a distanza di qualche ora diventano un semplice ammasso di righe di testo. Lo sconforto che si prova aprendo un gruppo WhatsApp e vedendo 200 messaggi è decisamente alto e soprattutto porta alla sconsolata considerazione della sua inutilità».

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