Ultime notizie

Trinità: “Ci insegna che non si può mai stare senza l’altro”

"Il Dio trino e unico, cari fratelli e sorelle, va mostrato così, con i fatti prima che con le parole - sottolinea il Papa -. Dio, che è autore della vita, si trasmette meno attraverso i libri e più attraverso la testimonianza di vita"

Papa Francesco saluta i fedeli al termine dell'Angelus

Nell’Angelus di oggi, solennità della Santissima Trinità, Papa Francesco ha riflettuto sul Vangelo domenicale della celebrazione in cui Gesù ci presenta le altre due Persone divine, il Padre e lo Spirito Santo: «Dello Spirito dice – cita il Papa – “Non parlerà da sé stesso, ma prenderà quel che è mio e ve lo annuncerà”. E poi, a proposito del Padre, dice “Tutto quello che il Padre possiede è mio”(Gv 16,14-15). Notiamo che lo Spirito Santo parla, ma non di sé stesso. Annuncia Gesù e rivela il Padre. E notiamo anche che il Padre, il quale tutto possiede perché è l’origine di ogni cosa, dà al Figlio tutto quello che possiede. Non trattiene nulla per sé e si dona interamente al Figlio. Ossia, lo Spirito Santo parla non di sé stesso, parla di Gesù, parla di altri. E il Padre, non dà sé stesso, dà il Figlio. È la generosità aperta, uno aperto all’altro».

Da qui il paragone del Pontefice con le nostre esistenze e le cose di cui parliamo e possediamo: «Quando parliamo – osserva -, sempre vogliamo che si dica bene di noi e spesso parliamo solo di noi stessi e di quello che facciamo. Quante volte! “Io ho fatto questo, quell’altro…”, “Avevo questo problema…”. Sempre si parla così. Quanta differenza rispetto allo Spirito Santo, che parla annunciando gli altri, e il Padre il Figlio! E, circa quello che possediamo, quanto ne siamo gelosi e quanta fatica facciamo a condividerlo con gli altri, anche con chi manca del necessario! A parole è facile, ma poi in pratica è molto difficile».

Da qui l’importanza della solennità odierna: «Festeggiare la Santissima Trinità – spiega il Santo Padre – non è tanto un esercizio teologico, ma una rivoluzione del nostro modo di vivere. Dio, nel quale ogni Persona vive per l’altra in continua relazione, in continuo rapporto, non per sé stessa, ci provoca a vivere con gli altri e per gli altri. Aperti. Oggi possiamo chiederci se la nostra vita riflette il Dio in cui crediamo. Io, che professo la fede in Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, credo davvero che per vivere ho bisogno degli altri, ho bisogno di donarmi agli altri, ho bisogno di servire gli altri? Lo affermo a parole o lo affermo con la vita? Il Dio trino e unico, cari fratelli e sorelle, va mostrato così, con i fatti prima che con le parole. Dio, che è autore della vita, si trasmette meno attraverso i libri e più attraverso la testimonianza di vita. Egli che, come scrive l’evangelista Giovanni, «è amore» (1 Gv 4,16), si rivela attraverso l’amore. Pensiamo alle persone buone, generose, miti che abbiamo incontrato: ricordando il loro modo di pensare e di agire, possiamo avere un piccolo riflesso di Dio-Amore. E che cosa vuol dire amare? Non solo volere bene e fare del bene, ma prima ancora, alla radice, accogliere, essere aperto agli altri, fare posto agli altri, dare spazio agli altri. Questo significa amare, alla radice».

Per capirlo meglio, Papa Bergoglio ha fatto un esempio: «Pensiamo ai nomi delle Persone divine, che pronunciamo ogni volta che facciamo il segno della croce – propone  -. In ciascun nome c’è la presenza dell’altro. Il Padre, ad esempio, non sarebbe tale senza il Figlio; così pure il Figlio non può essere pensato da solo, ma sempre come Figlio del Padre. E lo Spirito Santo, a sua volta, è Spirito del Padre e del Figlio. In breve, la Trinità ci insegna che non si può mai stare senza l’altro. Non siamo isole, siamo al mondo per vivere a immagine di Dio. Aperti, bisognosi degli altri e bisognosi di aiutare gli altri. E allora, poniamoci quest’ultima domanda…. Nella vita di tutti i giorni sono anch’io un riflesso della Trinità? Il segno di croce che faccio ogni giorno – Padre e Figlio e Spirito Santo –, quel segno di croce che facciamo tutti i giorni, rimane un gesto fine a sé stesso o ispira il mio modo di parlare, di incontrare, di rispondere, di giudicare, di perdonare?». Quindi la preghiera finale: «La Madonna, figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito – conclude Papa Francesco -, ci aiuti ad accogliere e testimoniare nella vita il mistero di Dio-Amore».

Dopo l’Angelus, il Papa si è rivolto alle popolazioni e alle autorità della Repubblica democratica del Congo e del Sud Sudan in seguito all’annullamento, per motivi di salute, del suo viaggio apostolico in Africa: «Carissimi – afferma -, con grande dispiacere, a causa dei problemi alla gamba, ho dovuto rinviare la mia visita nei vostri Paesi, programmata per i primi giorni di luglio. Provo davvero un grande rammarico per aver dovuto rinviare questo viaggio, a cui tengo moltissimo. Vi chiedo scusa per questo. Preghiamo insieme perché, con l’aiuto di Dio e delle cure mediche, io possa venire tra voi al più presto. Siamo fiduciosi!». Quindi il Pontefice ha ricordato come oggi ricorra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile: «Impegniamoci tutti per eliminare questa piaga – sollecita -, perché nessun bambino o bambina sia privato dei suoi diritti fondamentali e costretto o costretta a lavorare. Quella dei minori sfruttati per il lavoro è una realtà drammatica che ci interpella tutti!».

Immancabile, inoltre, un pensiero dedicato al popolo ucraino ancora sconvolto dalla guerra: «È sempre vivo nel mio cuore il pensiero per la popolazione ucraina, afflitta dalla guerra – sottolinea il Santo Padre -. Il tempo che passa non raffreddi il nostro dolore e la nostra preoccupazione per quella gente martoriata. Per favore, non abituiamoci a questa tragica realtà! Abbiamola sempre nel cuore. Preghiamo e lottiamo per la pace». Infine il saluto a tutti i pellegrini giunti in piazza San Pietro.

About Davide De Amicis (3929 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
Contact: Website