“I catechisti non ammaestrano, pongono nel cuore la parola di vita”
"Quando anche noi siamo tentati dall’ingordigia e dall’indifferenza - ammonisce Papa Leone -, i molti Lazzaro di oggi ci ricordano la parola di Gesù, diventando per noi una catechesi ancora più efficace in questo Giubileo, che è per tutti tempo di conversione e di perdono, di impegno per la giustizia e di ricerca sincera della pace"
Pope Leone XIV presiede la santa messa - Foto: Afp/Sir
Stamani, in piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha presieduto la santa messa davanti 50 mila catechisti giunti da tutto il mondo. E poi c’erano i 39 operatori pastorali (oltre che dall’Italia, provenienti da Spagna, Inghilterra, Portogallo, Brasile, Messico, India, Corea del Sud, Timor Est, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Stati Uniti, Mozambico, Brasile, Perù e Repubblica Dominicana), tra cui la pescarese Anna Lancia della parrocchia di Santa Lucia a Cepagatti, che sono stati istituiti catechisti dal Papa.
Quest’ultimo, nell’omelia, è partito riflettendo sul Vangelo al centro della ventiseiesima domenica del tempo ordinario (Lc 16,19-31): «Voi catechisti – afferma Leone XIV, rivolgendosi ai protagonisti della giornata – siete quei discepoli di Gesù, che ne diventano testimoni. Il nome del ministero che svolgete viene dal verbo greco “katēchein”, che significa istruire a viva voce, far risuonare. Ciò vuol dire che il catechista è persona di parola, una parola che pronuncia con la propria vita. Perciò i primi catechisti sono i nostri genitori, coloro che ci hanno parlato per primi e ci hanno insegnato a parlare. Come abbiamo imparato la nostra lingua madre, così l’annuncio della fede non può essere delegato ad altri, ma accade lì dove viviamo. Anzitutto nelle nostre case, attorno alla tavola. Quando c’è una voce, un gesto, un volto che porta a Cristo, la famiglia sperimenta la bellezza del Vangelo».
E quest’ultimo viene letteralmente tramandato di generazione in generazione: «Tutti – ricorda il Pontefice -, siamo stati educati a credere mediante la testimonianza di chi ha creduto prima di noi. Da bambini e da ragazzi, da giovani, poi da adulti e anche da anziani, i catechisti ci accompagnano nella fede condividendo un cammino costante, come avete fatto voi in questi giorni, nel pellegrinaggio giubilare».
Una dinamica, quest’ultima, che per il Santo Padre riguarda tutta la Chiesa: «Infatti – osserva Papa Leone -, mentre il Popolo di Dio genera uomini e donne alla fede, “cresce la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr Lc 2,19.51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità” (Cost. dogm. Dei Verbum, 8). In tale comunione, il Catechismo è lo “strumento di viaggio” che ci ripara dall’individualismo e dalle discordie, perché attesta la fede di tutta la Chiesa cattolica. Ogni fedele collabora alla sua opera pastorale ascoltando le domande, condividendo le prove, servendo il desiderio di giustizia e di verità che abita la coscienza umana».
Sono queste le premesse al ministero esercitato dai catechisti: «È così che i catechisti in-segnano – sottolinea Leone XIV -, cioè lasciano un segno interiore. Quando educhiamo alla fede, non diamo un ammaestramento, ma poniamo nel cuore la parola di vita, affinché porti frutti di vita buona. Al diacono Deogratias, che gli chiedeva come essere un buon catechista, sant’Agostino rispose “Esponi ogni cosa in modo che chi ti ascolta ascoltando creda, credendo speri e sperando ami” (De catechizandis rudibus, 4, 8)».
Da qui l’appello del Pontefice: «Cari fratelli e sorelle – conclude -, facciamo nostro questo invito! Ricordiamoci che nessuno dà quello che non ha. Se il ricco del Vangelo avesse avuto carità per Lazzaro, avrebbe fatto del bene, oltre che al povero, anche a sé stesso. Se quell’uomo senza nome avesse avuto fede, Dio lo avrebbe salvato da ogni tormento. È stato l’attaccamento alle ricchezze mondane a togliergli la speranza del bene vero ed eterno. Quando anche noi siamo tentati dall’ingordigia e dall’indifferenza, i molti Lazzaro di oggi ci ricordano la parola di Gesù, diventando per noi una catechesi ancora più efficace in questo Giubileo, che è per tutti tempo di conversione e di perdono, di impegno per la giustizia e di ricerca sincera della pace».