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“Non siamo cristiani se pensiamo di avere la pace preparando la guerra”

"In questo giorno in cui la Chiesa ci fa pregare Maria Regina della Pace - afferma l'arcivescovo Valentinetti -, noi ci affidiamo alla sua intercessione, perché presto ci sia una benedizione di pace verso l'alto, perché presto riconosciamo di essere figli nel Figlio chiamati per nome dall'amore del Signore"

Lo ha affermato giovedì sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio nella parrocchia della Beata Vergine Maria Regina della pace a Pescara

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia della santa messa nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio

Come da tradizione giovedì, nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio e Giornata mondiale della pace, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha presieduto la santa messa nella parrocchia della Beata Vergine Maria Regina della pace a Pescara. Pronunciando l’omelia, il presule ha rivolto tre pensieri relativi alla Parola di Dio del giorno.

Per quanto riguarda la prima lettura, tratta dal libro dei Numeri (Nm 6,22-27), l’arcivescovo Valentinetti si è dapprima soffermato sul tema della benedizione… “Il Signore parlò a Mosè e disse ‘Parla ad Aronne e dirai, ‘così benedirete Israele’. Direte loro ‘Ti benedica il Signore’: «Che cosa significa la parola benedizione? – interroga l’arcivescovo di Pescara-Penne – Significa “dire bene”. Ora, Dio ha detto bene del popolo di Israele. Se ripercorriamo tutta la storia di questo popolo, più volte quest’ultimo ha dovuto accettare la benedizione di Dio che lo aveva scelto come popolo eletto per una finalità ben precisa, ovvero perché da quel popolo potesse uscire suo Figlio, il Messia. Così questa benedizione, questo dire bene di Dio, si è perpetuata di secolo in secolo. Ma Dio dice bene anche di noi, che siamo oggi coloro che lo ascoltano, che lo seguono, che vogliono mettere in pratica la sua Parola».

I fedeli presenti nella parrocchia della Beata Vergine Maria Regina della pace

Quindi l’esame di coscienza rivolto ai fedeli: «Ma se Lui dice bene di noi – chiede ancora monsignor Valentinetti -, noi diciamo bene di Lui? In continuazione rispondiamo alla benedizione con una benedizione, oppure siamo tiepidi, incerti, dubbiosi su questo nostro essere in risposta al dire bene di Dio? Se guardiamo a ciò che sta succedendo nell’umanità, dobbiamo dire che non c’è questo dire bene di Dio. Sembra che anche qualche confessione religiosa, si sia schierata a favore della guerra e non della pace e questo grida vendetta al cospetto di Dio. I vecchi latini dicevano, “Si vis pacem parabellum”, ovvero “se vuoi la pace prepara la guerra“, ma non possiamo continuare a professarci credenti cristiani dicendo la stessa cosa. “Si vis pacem, para pacem”, “se vuoi la pace prepara la pace”. Preparala con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Anche perché dire bene di Dio a parole, ma non dire bene di Dio con i fatti, con la vita, con l’impegno, sicuramente non è cosa buona».

Per quanto concerne invece la seconda lettura, la lettera di San Paolo apostolo ai galati (Gal 4,4-7), l’alto prelato si è concentrato sul Figlio di Dio che chiama il Padre “Abbà”: «Siamo diventati figli nel Figlio – osserva l’arcivescovo Valentinetti -, per cui possiamo rivolgersi a Dio chiamandolo “Papà, Abbà, Padre”. Siamo diventati figli nel Figlio e possiamo realmente avere una confidenza infinita con Lui. Ma questa confidenza è per grazia, è Lui che la concede a noi, è Lui che ci ha scelti – per mezzo del battesimo che abbiamo ricevuto – e ci ha fatti entrare in questo mistero di figliolanza completo, mistero di appartenenza. Noi benediciamo Dio perché gli apparteniamo, siamo diventati sua proprietà, siamo suoi e lo siamo per sempre».

Infine il presule ha dedicato un pensiero anche al Vangelo del giorno, tratto dal Vangelo di Luca (Lc 2,16-21): «Siamo figli nel Figlio, riconosciuti come tali, e – così come Maria e Giuseppe hanno dato a Gesù il nome per cui era stato preconizzato – dobbiamo riconoscere che siamo figli nel Figlio e il Signore ci conosce per nome. Dio, per mezzo di Gesù, conosce il mio nome e mi ama, conosce il mio nome e vuole che io lo segua, conosce il mio nome e vuole che io partecipi della sua vita. E allora, fratelli e sorelle, in questo giorno in cui la Chiesa ci fa pregare Maria Regina della Pace, noi ci affidiamo alla sua intercessione, perché presto ci sia una benedizione di pace verso l’alto, perché presto riconosciamo di essere figli nel Figlio chiamati per nome dall’amore del Signore. Amen».

About Davide De Amicis (4804 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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