Cristiani: “Uniti nella diversità per promuovere la fraternità universale”
"Il messaggio che resta – osserva Padre Alin Iarca, parroco ortodosso-rumeno di Pescara - è quello che dobbiamo essere più vicini a Cristo. Così facendo, di conseguenza, tutti noi cristiani saremo più vicini e uniti tra noi"
L'arcivescovo pronuncia l'omelia della preghiera ecumenica
Un forte invito all’unità dei cristiani, nel rispetto delle differenze delle singole confessioni religiose, è emerso dall’omelia che l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha pronunciato lunedì sera nella parrocchia di San Giuseppe a Pescara, nel corso della preghiera ecumenica che ha aperto la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, dal tema “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio via ha chiamati” (dalla lettera agli Efesini 4,4): «Abbiamo iniziato questa veglia di preghiera – esordisce il presule – con questa affermazione “L’unità dei cristiani è opera dello Spirito Santo”. Ma se ci guardiamo intorno, non solo l’unità dei cristiani purtroppo è contraddetta, ma l’unità dell’umanità è ancora di più contraddetta. Stavo rileggendo, oggi pomeriggio, l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti” e ci sono alcuni passaggi importanti, che danno il senso di questa fratellanza. La fratellanza universale. Mentre invece stiamo assistendo a conflitti senza fine, incapacità e non volontà di mettere fine alle barbarie, perché la guerra è sempre una barbaria. Ma ciò che mi preoccupa è il clima di violenza che si genera nell’animo delle persone. Ragazzi che, ormai è dominio di tutti, portano armi pericolosissime e possono fare del male e fanno del male alle persone che incontrano. “Il mondo non ti ha conosciuto”. Ecco un’altra parola importante del Vangelo (Gv 17,20-26)… “Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto. E questi sanno che tu mi hai mandato”».
Quindi l’arcivescovo Valentinetti ha rivolto un forte invito ai credenti: «La Chiesa cattolica, ma tutte le Chiese cristiane – esorta l’alto prelato -, credo che debbano fare un grande esame di coscienza oggi nel chiedersi se questa unità nella diversità, perché questo è ciò che possiamo sperare e possiamo pensare, possa realizzarsi non dico a tempi brevi, a tempi brevissimi, ma a tempi lunghi, purché ci sia la volontà di tutti nel ricercare questa unità nella diversità. Ognuno con il proprio carisma, ognuno con la propria tradizione religiosa, ognuno con la propria liturgia, ognuno con il proprio modo di esprimersi di fronte al Signore, ognuno però pronto a riconoscere il fratello e a far sì che quest’ultimo possa essere amato in questa fraternità universale, che dobbiamo propagare al più presto possibile».
E a proposito di fraternità universale, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha ricordato il documento che rappresenta il faro guida per i cattolici, ma anche per tutti i cristiani: «Che questo messaggio che Papa Francesco ci ha lasciato, l’enciclica “Fratelli tutti”, sia incorporato nel cuore di ognuno di noi. Non la dimentichiamo. Andiamola a rileggere, perché sicuramente lì scopriremo la luce dello Spirito che stiamo anche pregando e contemplando. Lo Spirito Santo, luce dei nostri cuori, respiro di vita e potenza del Padre, possa continuare la sua opera di riconciliazione. Amen».

Il culmine della liturgia, anche dal punto di vista simbolico, è stato l’accensione delle candele – da parte dei tanti presenti – per simboleggiare la luce di Cristo che, illuminando tutti i cristiani, li guidi verso un’unità sempre più profonda. Alla preghiera, oltre al parroco e direttore dell’Ufficio diocesano per il dialogo ecumenico don Achille Villannucci, hanno preso parte il pastore avventista Paolo Todaro e il parroco della parrocchia ortodossa-rumena dei Santi Simeone il giusto e Anna profetessa di Pescara Padre Alin Iarca.
Il primo ha ricordato i grandi passi avanti compiuti, negli anni, dal cammino ecumenico che ha avvicinato sempre più gli evangelici alle altre confessioni cristiane: «Vedo che ci sono molti ragazzi – constata Paolo Todaro – e pensando a loro ho rivisto me quando avevo la loro età. 65 anni fa nelle scuole, nei libri di storia, non si parlava mai degli evangelici… Allora gli evangelici erano definiti eretici oppure Martino Lutero era considerato scismatico. Quindi era un altro tempo. Era subito dopo il Concilio Vaticano II. Oggi le cose sono cambiate. La conoscenza è cresciuta, ci sono tanti libri, si può studiare, si può conoscere la storia. C’è più conoscenza e c’è più libertà. Ci sono tante Chiese, grandi o piccole, ognuna ha una sua caratteristica. Sono tutte diverse, però c’è un fondo comune in tutte loro. È la presunzione di avere la verità… “Noi siamo quelli giusti, noi abbiamo la verità vera”. Ecco, vorrei chiarire questo aspetto. Quando noi diciamo “noi abbiamo la verità, noi abbiamo Gesù” stiamo sbagliando a parlare, perché noi non possiamo avere la verità. Noi possiamo essere in Gesù, non avere Gesù».

A questo punto il pastore avventista ha lanciato un monito, riferito alla stretta attualità: «Purtroppo, nella storia – sottolinea Todaro -, tutte le Chiese si sono impossessate di Gesù e hanno fatto le guerre di religione, perché ognuno aveva ragione e le guerre continuano ancora oggi. Purtroppo non abbiamo ancora imparato la lezione della storia». Da qui l’appello rivolto ai tanti fedeli presenti: «Quello che voglio raccomandare a tutti voi – conclude Paolo Todaro -, soprattutto ai giovani, è di fare nostra l’esperienza di San Paolo. Egli disse, dopo aver sperimentato la conversione, “Io sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Ognuno di noi, che siamo qui, al di là della Chiesa che frequentiamo, deve cercare di far propria questa realtà… “Cristo vive in me. Devo imparare giorno per giorno a comunicare con Lui, affinché Lui sia la mia vita”».

Infine, il parroco rumeno-ortodosso Padre Alin Iarca ha ricordato il grande rapporto di comunione e collaborazione esistente tra la sua comunità e quella cattolica: «Il messaggio che resta – osserva Padre Alin – è quello che dobbiamo essere più vicini a Cristo. Così facendo, di conseguenza, tutti noi cristiani saremo più vicini e uniti tra noi. Per quanto riguarda il cammino ecumenico sta andando benissimo. Noi siamo una realtà di unità tra le Chiese, tra quella cattolica e la nostra. Fin dall’inizio, siamo arrivati a Pescara 15 anni fa, siamo stati accolti con amore dalla Chiesa cattolica locale attraverso l’arcivescovo Valentinetti, il quale ci ha ospitato per sei anni all’interno di una parrocchia cattolica nella quale abbiamo celebrato. Poi, quando è giunto il momento della costruzione della chiesa ortodossa-rumena nel quartiere di Fontanelle, in quel momento l’Arcidiocesi di Pescara-Penne ha compiuto un grande gesto, realizzando una bella raccolta dei fondi all’interno del clero. Penso che non esista un esempio di unità più grande di questo».

A sugello di questa grande comunione tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa-rumena, nella parrocchia di quest’ultima è stato realizzato un affresco, da parte dell’artista Sorin Efros autorizzato dalla Commissione pittura del Patriarcato di Romania, che rappresenta il martirio del patrono di Pescara San Cetteo vescovo e martire e la riposizione delle sue reliquie nella Cattedrale di Pescara.
Domani, giovedì 22 gennaio alle 19.30 presso la Biblioteca diocesana “Carlo Maria Martini” di Pescara, si terrà il secondo e ultimo appuntamento diocesano della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, con la conferenza dal tema “Protestanti e cattolici per la pace” che vedrà la relazione del teologo valdese Fulvio Ferrario.


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