Giorno della memoria: “Contro il ritorno dell’antisemitismo”
"La cosa più bella – sottolinea lo scrittore Fabrizio Guidi – è stata parlare ai ragazzi e sensibilizzarli su questa tema, che ha rappresentato la pagina più buia della nostra umanità, dando il messaggio di non ricordare l’Olocausto solo il 27 gennaio, affinché ciò che è accaduto non possa riaccadere mai più"
Don Achille Villanucci, direttore dell'Ufficio per il dialogo interreligioso dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne, interviene alla Libreria San Paolo di Pescara
Una grande emozione e commozione ha fatto da sfondo alla celebrazione del Giorno della memoria, che si è tenuto ieri a Pescara in mattinata nella Scuola media “Luigi Antonelli” e nell’Istituto Alberghiero “De Cecco” e nel pomeriggio presso la Libreria San Paolo che, unitamente alle due scuole, all’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Pescara e a Masciulli edizioni, ha organizzato e promosso due incontri con gli studenti – e uno con la cittadinanza – per riflettere sulla Shoah e ricordare i 6 milioni di ebrei che sono caduti nei campi di sterminio, a seguito delle persecuzioni profuse della Germania nazista dal 1933 al 1945. Oltre agli ebrei anche altre migliaia di persone, perseguitate e deportate perché appartenenti a minoranze – come rom e sinti – o perché omosessuali oppure oppositori politici. Ad alimentare la riflessione è stata la lettura di alcuni passaggi del libro scritto da Filippo Guidi ed edito da Masciulli edizioni, “28320. Il ragazzo che urlava in silenzio”.

È stato lo stesso autore a presentare e a leggere il suo romanzo storico, nato dopo un viaggio d’istruzione compiuto nel 2019 presso i resti del campo di sterminio di Dachau. Qui, apprendendo le terribili condizioni di vita dei deportati, è nata la storia di Saul. Quest’ultimo è ragazzo quindicenne ebreo, deportato a Dachau insieme alla sua famiglia: «La cosa più bella – sottolinea Guidi – è stata parlare ai ragazzi e sensibilizzarli su questa tema, che ha rappresentato la pagina più buia della nostra umanità, dando il messaggio di non ricordare l’Olocausto solo il 27 gennaio, affinché ciò che è accaduto non possa riaccadere mai più. In definitiva, il mio libro vuole diffondere un unico e importante messaggio soprattutto ai giovani “Studiate, perché solo l’ignoranza ha potuto far sì che un folle (Hitler) abbia avuto tutto quel seguito per sterminare così tante persone“».

Altrettanto significativa è stata poi la testimonianza lasciata agli studenti da Antonio Di Giosafat, direttore della Libreria San Paolo di Pescara, che ha ripercorso la storia della sua famiglia di origine ebraiche: «Siamo qui a sensibilizzarvi – conclude l’organizzatore dell’incontro -, perché voi siete il futuro e la nostra speranza. Vivete questo momento come momento formativo per voi. Vi auguro di realizzare i vostri sogni. Quando ho visitato i campi di concentramento di Auschwitz, Dachau, Mauthausen ho trovato delle montagne. Montagne di valigie, di occhiali, di denti, di capelli, oltre ai vestiti. Quelle valigie mi hanno impressionato, perché c’erano le cose più care della vita di quei deportati. Nel film Schindler’s ist spicca la bambina col giubbotto rosso in una pellicola quasi integralmente in bianco e nero. E allora anche voi, abbiate l’attenzione di colorare le vostre vite e di chi vi sta vicino, perché i vostri docenti e i vostri genitori vivono per voi».

E a sottolineare l’importanza della presenza della scuola, nel rinnovare la memoria di questo tragico evento negli studenti – che negli anni si susseguono tra i banchi – è stata la dirigente scolastica dell’Istituto Alberghiero “De Cecco”: «Noi, come Scuola – afferma la preside -, ci sentiamo di avere una grande responsabilità. Cioè, noi dobbiamo evitare il più possibile nelle giovani generazioni il rischio dell’amnesia, il rischio dell’assuefazione a questi racconti orribili, quindi assuefazione all’orrore, perché questo veramente può significare arrivare all’indifferenza. E allora noi, come formatori, ci dobbiamo soprattutto muovere nella direzione di far conoscere la storia, cioè di promuovere la memoria storica. Cercare di capire quali sono le ragioni economiche, sociali, politiche che hanno portato al genocidio e quindi cercare di capire in che contesto è nato e come mai. Lo scrittore Federico Guidi ha parlato con gli studenti, leggendo le pagine del suo libro. Questi ragazzi erano emozionati mentre sentivano storie drammatiche del genocidio, storie drammatiche di violenza. Ma l’emozione non basta. Può essere il primo momento, ma poi noi dobbiamo mettere i ragazzi di fronte alla storia. “Che cosa è successo? Perché è successo?” Cercare di comprendere le ragioni e cercare di comprendere come mai di fronte all’orrore, di fronte alla consapevolezza che pure tanti avevano, tanti hanno taciuto. Come mai e perché. Questo è quello che io credo sia il nostro compito. E poi noi parliamo, molto spesso, della memoria del male, ma noi dobbiamo ricordare a noi stessi, ai giovani, ai ragazzi che c’è anche il bene, una memoria del bene. E dobbiamo ricordare che, durante gli orrori del genocidio, ci sono stati i giusti, le nazioni giuste e i giusti dell’umanità che hanno lavorato e aiutato. Perché anche nei racconti dell’orrore, c’è comunque una luce».

Infine, nella Libreria San Paolo, è stato il direttore dell’Ufficio diocesano per il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Achille Villanucci a tirare le conclusioni di questo Giorno della memoria 2026, facendo diversi riferimenti all’attualità: «Penso che sia molto molto importante, specie in questo periodo – riconosce il presbitero -, valorizzare il Giorno della memoria, perché dal 7 ottobre 2023 – da quando c’è stato il massacro con la guerra tra israeliani e palestinesi – la reazione violenta del governo Netanyahu ha gettato discredito e odio, facendo riaffiorare sentimenti di antisemitismo che sembravano sopiti e invece si sono evidenziati. Ovviamente è una sciocchezza dare la colpa agli ebrei che sono in diaspora, li abbiamo anche in Italia, e all’Ebraismo. Invece noi dovremmo ripensare a quello che ha subìto questo grande popolo, questa grande cultura, questa esperienza religiosa che è l’Ebraismo. Il Giorno della memoria serve sempre per riflettere, serve per cercare di capire. Ma è un tentativo, perché come si fa a capire un massacro di 6 milioni di persone nel XX secolo? Come si può accettarlo minimamente?! Non ci sono termini per descrivere la brutalità del nazismo, che sta tutta in questi 6 milioni di vittime, di cui un quarto erano minorenni. Uccidere un milione e mezzo di minorenni, che senso potrebbe avere, anche nella cattiveria? Poi per noi cristiani gli ebrei sono ancora più fratelli, non soltanto nell’umanità come può essere per chiunque, perché siamo accomunati anche da una questione religiosa. Gesù è ebreo, la Madonna è ebrea, il primo Papa Pietro è ebreo e tutti gli apostoli altrettanto. Noi non possiamo prescindere dalle scritture ebraiche, quelle che chiamiamo Antico Testamento. La fede di Gesù, che è utilizzata nella preghiera dei salmi, che meditava su Mosè, su Abramo, ci unisce. Le scritture ebraiche ci uniscono. La fede in Gesù ci divide dagli ebrei, ma su aspetti come quello della promozione della pace, noi dobbiamo essere tutti uniti. E solidarizzare con i palestinesi, non significa non essere sensibili a quello che si prefigge Il Giorno della memoria».





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