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La Bibbia a tavola (II parte)

Cosa mangiava Gesù di Nazaret? Qual era la sua posizione in fatto di alimentazione?

La settimana scorsa abbiamo iniziato una sorta di “percorso gastronomico biblico”, soffermandoci prevalentemente sull’Antico Testamento, sull’alimentazione primi uomini e dei patriarchi; abbiamo esaminato i passi relativi alle prescrizioni alimentari, soprattutto in riferimento ai cibi esclusi dalla dieta per ragioni igieniche e cultuali (gli animali ritenuti “impuri”, Lv 11) e al modo in cui esse sono state annullate da Gesù e dai discepoli delle prime comunità. Abbiamo visto come i profeti ricolleghino un tipo di alimentazione a base di frutta e verdura ai momenti iniziale e finale dell’umanità, cioè fondamentalmente al giardino dell’Eden e all’era escatologica, quando il Messia dovrebbe restaurare l’originaria pace cosmica e l’armonia perfetta tra gli esseri viventi, che avrebbero dovute essere nelle intenzioni del Creatore. Ma a parte ciò, non si trova nulla nella Scrittura che imponga un tipo di alimentazione vegetariana. Anzi – per parafrasare un vecchio film di Bud Spencer – nella Bibbia anche gli angeli mangiano vitello (vd. Gn 18,6-8, di cui abbiamo parlato la volta scorsa), e, come stiamo per vedere, neppure il Figlio di Dio disdegnava un’alimentazione più varia di quella che alcuni vorrebbero attribuirgli. Nel nostro discorso non troveranno posto le prescrizioni relative ai sacrifici che si trovano nell’Antico e anche nel Nuovo Testamento (vd. il sacrificio di animali che Maria e Giuseppe offrirono, come prescritto dalla Legge, quando presentarono il loro figlio nel Tempio, Lc 2,22-24), con le eventuali polemiche e le critiche sollevate talora dai profeti in merito a questi tipi di offerte: per quanto taluni usino anche questi passi a sostegno del vegetarianismo, essi non hanno assolutamente nulla a che vedere con l’argomento. Ci interesserebbe, invece, cercare di capire quale fosse l’indirizzo alimentare di Gesù, dato che per un cristiano non esiste insegnamento o esempio più attendibile e degno di essere seguito. E lo faremo, ovviamente, cercando nei testi canonici e non nei vari Vangeli apocrifi e pergamene del Mar Morto – come fanno alcuni – perché, fino a prova contraria, i testi che i cristiani cattolici ritengono ispirati e storicamente attendibili sono quelli che da secoli fanno ufficialmente parte della Bibbia.

 

La dieta del Messia

Ebbene, secondo i quattro Vangeli canonici, Gesù cosa mangiava? Iniziamo col dire che non è possibile ricostruire con esattezza la dieta seguita dal Messia, perché le informazioni in nostro possesso sono piuttosto scarse. Gli evangelisti riferiscono spesso di feste e banchetti ai quali Gesù partecipò con i suoi discepoli (si pensi per esempio alle nozze di Cana, al pranzo in casa di Levi o di Simone il fariseo, Gv 21-11, Mt 9,10-11, Lc 7,36), ma non conosciamo il menù di questi pranzi; tuttavia si può supporre che Gesù fosse un buon commensale se i suoi nemici, mettendolo a paragone col Battista, lo rimproveravano di essere «un mangione e un beone» («È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori», Mt 11,18-19). Sicuramente, dopo la sua Risurrezione, Egli mangiò del pesce arrostito con i suoi discepoli («Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro», Lc 24,42-43): basterebbe questo a smentire tutte le teorie (di tradizione prevalentemente essena) che vorrebbero che Gesù fosse vegetariano e aborrisse l’uccisione di qualunque animale.

Sappiamo bene, invece, di quali alimenti Egli si servì per sfamare le folle (vd. le moltiplicazioni dei pani e dei pesci, almeno due, Mc 6,34-44 e 8,1-9) e i discepoli, anche dopo la Risurrezione, quando, apparendo sul lago di Tiberiade, si mise a cucinare il pesce per Pietro e gli altri (Gv 21,9-14). Ho trovato alcune interpretazioni molto fantasiose di questi episodi. Quanti sostengono che Gesù fosse vegetariano e prescrivesse ai suoi seguaci di seguire la sua stessa dieta, affermano ad esempio che la parola ichthys in questi passi non debba essere intesa nel senso di “pesce” come la intendiamo noi oggi (e allora in quale senso dovremmo intenderla?); oppure ipotizzano che l’uccisione di un pesce non fosse una «questione moralmente significante» quanto quella di un mammifero (e per quale motivo il Figlio di Dio avrebbe dovuto stilare una classifica delle specie animali?); o giustificano le sue azioni con le condizioni economiche della Palestina di I secolo, nella quale sarebbe stato giustificabile uccidere pesce per necessità di sopravvivenza (e allora come si spiegano le pesche miracolose di Lc 5,1-11 e Gv 21,1-14, quando le barche per poco non affondavano per la gran quantità di pesci? In Gv 21 i pesci tirati sulla barca sono «centicinquatrè» e pure «grossi»: un po’ tanti per rispondere alle necessità di sopravvivenza di sole sette persone!). Addirittura, qualche sedicente “cattolico vegetariano”, pur di restare sulle proprie convinzioni, è arrivato ad affermare (anche solo per ipotesi) che o Vangeli canonici sbagliano o il Figlio di Dio non doveva essere del tutto perfetto se si macchiava di un simile delitto. Se affermazioni del genere possano trovarsi sulla bocca di un cattolico, giudicatelo voi …

Ma se pure l’uccisione di un pesce fosse ammissibile in quanto “moralmente poco significante”, che dire allora del vitello grasso che, nella famosa parabola sulla misericordia, il padre del figlio prodigo (immagine del Padre celeste) fa uccidere quando il ragazzo torna a casa (Lc 15,11-32)? Un’altra questione spinosa riguarda l’agnello. Dai tempi di Mosè, ogni 14 Nisan gli Israeliti uccidevano, sacrificandolo, un agnello e lo mangiavano nella cena pasquale. Ai tempi di Gesù, l’agnello veniva immolato nel pomeriggio nel Tempio e poi portato a casa per la cena. Ebbene, Gesù si astenne forse dal compiere questa usanza? I pochi passi evangelici relativi all’infanzia ci presentano una famiglia molto rispettosa delle usanze ebraiche. Quando Gesù aveva dodici anni (mi riferisco al famoso episodio del ritrovamento nel Tempio, Lc 2,41-52), si recò con i genitori a Gerusalemme per la festa di Pasqua (cosa che essi facevano «tutti gli anni», Lc 2,41); lo stesso faceva da adulto, come si evince dai Vangeli. Possiamo immaginare che Gesù andasse a Gerusalemme per partecipare a tutte le pratiche abituali legate alla festa, compreso il sacrificio dell’agnello, che poi probabilmente mangiava arrostito, come tutti gli altri Israeliti. E come avrebbe potuto il Figlio di Dio festeggiare in maniera diversa la Pasqua? Dovremmo forse immaginare che Egli abbia sostituito sulla tavola l’agnello con altre verdure da associare al pane azzimo e alle erbe amare? Mi sembra difficile da pensare. Eppure i difensori della teoria di Gesù vegetariano vorrebbero negare anche che Egli rispettasse le prescrizioni pasquali (vd. tra tutti le teorie di Monsignor Canciani). Alcuni si appellano al fatto che persino «Benedetto XVI nel suo ultimo libro e nell’Omelia Coena Domini 2007 afferma che Gesù NON ha mangiato l’agnello all’ultima cena» (sic!; clicca qui per leggere l’articolo). Ma attenzione: prima di tutto il papa emerito afferma che Gesù non mangiò l’agnello nella sua ultima cena (e non durante le circa trenta Pasque precedenti); e, soprattutto, bisogna capire bene per quale motivo ciò accadde. Gesù non ha mangiò l’agnello nella sua ultima cena perché la sua ultima cena non fu una vera e propria cena pasquale. Infatti, secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni, Gesù fu ucciso proprio il 14 Nisan alle tre del pomeriggio. La sera di quel giorno gli Israeliti avrebbero mangiato la Pasqua: ma Gesù era già morto. Giovanni sfrutta la coincidenza tra la morte di Gesù in croce e il sacrificio degli agnelli pasquali nel Tempio, per dimostrare che Egli era il vero Agnello immolato per la salvezza degli uomini. Perciò, nella sua ultima cena certamente Gesù non mangiò l’agnello, ma non perché fosse vegetariano: semplicemente non ebbe la possibilità di farlo.

 

Non uccidere

Alla luce di quanto abbiamo detto, si direbbe proprio che la dieta del buon cristiano non preveda particolari restrizioni. In particolare, la Bibbia non vieta – come sostengono alcuni – di mangiare carne. Ma qualcuno potrebbe obiettare che non è possibile mangiare carne senza uccidere, cioè senza violare il quinto comandamento. Ma a chi si riferisce questo comandamento? Solo agli uomini o anche agli animali? La risposta mi pare piuttosto semplice. Al catechismo ci insegnano che i primi tre comandamenti riguardano il rapporto tra l’uomo e Dio, gli altri sette interessano invece la comunità umana; nessuno dei comandamenti ha a che fare esplicitamente con il mondo animale. Perciò, anche se a qualcuno può sembrare assurdo, la Santissima Trinità ospite di Abramo mangiò vitello, e il Figlio di Dio mangiò pesce (non solo, ma ne fece pescare a Pietro e agli altri in gran quantità, ne cucinò e ne diede da mangiare ai discepoli) e carne di agnello (almeno a Pasqua). Quanti ai nostri giorni, giustamente indignati dal trattamento che spesso gli allevatori, i cacciatori e altri che lavorano nel campo, riservano alle povere bestiole, hanno tutto il diritto di diventare vegetariani: la loro scelta, effetto della loro sensibilità, assumerà i connotati di una valida protesta, per la quale però non è necessario ostinarsi a cercare nella Scrittura una ragione superiore e celeste, un modo per nobilitare la propria decisione o per convincere se stessi o gli altri di essere dalla parte giusta. Mangiare carne o astenersene è una libera scelta, sulla quale né Bibbia né il cristianesimo pongono il veto. Il libero arbitrio vale anche a tavola.

 

 

* Immagine: Caravaggio, Cena in Emmaus

About Sabrina Antonella Robbe (68 Articles)
Laureata in Filologia e Letterature del Mondo Antico, è Dottore di Ricerca in Studi Filologico-Letterari Classici (Università di Chieti). I suoi interessi spaziano dal mondo classico a quello cristiano medievale, con particolare attenzione alla storia e letteratura del cristianesimo tardo-antico e all’agiografia.
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1 Comment on La Bibbia a tavola (II parte)

  1. Mauro Valente // 13 maggio 2014 a 18:24 //

    Se Cristo rifiuta di essere costituito giudice di eredità tra due fratelli, è sommamente improbabile di essere il “dietologo” del Suo popolo.

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