Concretamente, il Reis si dovrebbe tradurre in un aiuto pubblico alle famiglie più povere consistente nella differenza tra il proprio reddito del momento, commisurato con i carichi familiari, e la soglia definita dall’Istat per la cosiddetta povertà assoluta
"In Gesù non c’è disperazione, in Gesù non c’è condanna, c’è solo misericordia - osserva l'arcivescovo Valentinetti -. In Gesù c’è fiducia totale nelle mani del Signore, nelle mani del Padre quando afferma “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”
"C’è bisogno di un di più di impegno nell’uso delle parole – esorta Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali Cei -. Non esistono specializzazioni, si tratta di avere un linguaggio purificato che sappia trasmettere l’amorevolezza della cura e sappia custodire l’altro. Chi vive il contatto con la fragilità conosce questa profondità. Bisogna spogliarsi degli aggettivi inutili per arrivare alla sostanza della persona"