“Cerchiamo il Signore ponendoci alla sequela della vera luce: la Chiesa”
"Dobbiamo essere molto vigilanti - ammonisce il presule - per cercare il Signore dove si trova: nella preghiera, nella celebrazione dei divini misteri, nell’attenzione alle opere di carità, per essere pronti a ritrovare il vero volto di Dio"
L'arcivescovo Valentinetti espone il Bambinello per il bacio dei sacerdoti concelebranti e dei fedeli
Il senso della solennità dell’Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo, è apparso subito evidente nelle parole introduttive della santa messa, presieduta ieri sera dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara: «Come i magi – esordisce il presule – anche noi cerchiamo il Signore e vogliamo trovarlo. Probabilmente non lo troviamo, perché lo stiamo cercando dove Lui non è. E allora, per tutte le volte che lo abbiamo cercato in vano, umilmente riconosciamo i nostri peccati».

Quindi la lettura della Parola di Dio e l’annuncio del giorno della Pasqua di risurrezione, domenica 5 aprile 2026, e l’omelia nella quale il presule ha approfondito meglio il concetto inziale: «“Il tuo volto, Signore, io cerco, mostrami il tuo volto”. In fondo, nella vita delle persone – osserva l’arcivescovo Valentinetti -, c’è sempre la ricerca di Dio, la ricerca di qualcuno che possa dare le risposte ai quesiti più profondi della nostra esistenza. I magi, che partono seguendo l’indicazione di una stella, non sono nient’altro che l’immagine dell’umanità che è alla ricerca di Dio. I magi scoprono la presenza di Dio in questa stella. “Siamo venuti ad adorare colui che è il Re di Israele”. Ora, comunemente, tutti sapevano che il Re di Israele era il Messia, Colui che avrebbe portato la salvezza al popolo di Israele, la salvezza dall’impero romano, ma anche la salvezza del cuore. E seguono la stella. Ma ad un certo punto la guida della stella si interrompe».

E non solo quella: «Anche il cammino dell’uomo che cerca Dio, molto spesso, può interrompersi perché non ha cercato dove veramente doveva cercare, ma ha cercato altrove. I magi vanno a cercare alla persona meno indicata, Erode, il quale non aspettava nient’altro che uccidere Colui che le scritture avevano disegnato come il Re di Israele, il Re, il Messia. Vanno a cercare il Messia lì dove non c’è, vanno a cercare il Messia lì dove purtroppo c’è la contrarietà».
Da qui l’esortazione dell’arcivescovo di Pescara-Penne: «Anche noi – ammonisce – dobbiamo essere molto vigilanti per cercare il Signore dove si trova: nella preghiera, nella celebrazione dei divini misteri, nell’attenzione alle opere di carità, per essere pronti a ritrovare il vero volto di Dio. Ecco allora la Parola del Signore che ci aiuta, attraverso la profezia di Isaia, a comprendere meglio ancora che dobbiamo cercare il Signore dov’è la luce, cioè dove la stella stessa riappare a coloro che l’avevano visto da lontano. E la richiesta è “Levati e rivestiti di luce perché viene la tua luce e la gloria del Signore splende sopra di te”».

A questo punto, monsignor Tommaso Valentinetti si è chiesto se siamo pronti per intraprendere questa ricerca: «Non è una ricerca facile – ammette l’altro prelato -. Molto spesso è una ricerca difficile e, molte volte, non abbiamo subito i risultati necessari. Ma dobbiamo cercare incessantemente il Signore per trovarlo lì dove il Padre lo ha concesso. Lo trovano in mezzo a Maria e Giuseppe che giace nella mangiatoia. E allora offrono oro, incenso e mirra. Sono tre elementi simili. Sono tre elementi simbolici sicuramente. La regalità, il potere, la realtà della vita che finisce. Ma, oltre ad essere tre elementi, sono quello che loro hanno, quello che loro possono dare. Il Signore si accontenta di quello che possiamo dare nella maniera migliore possibile. E allora, mettiamoci alla sequela della vera luce che è la Chiesa e – dentro la comunità cristiana – siamo pronti a rendere testimonianza al Cristo che viene in mezzo a noi. Amen».


