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Sinodo diocesano: “Presbiteri e laici lancino sperimentazioni pastorali”

"Dobbiamo individuare – precisa Roberta Fioravanti, referente del Cammino sinodale diocesano – azioni concrete, specifiche, limitate nel tempo, che vanno pensate, programmate, elaborate, messe in atto e verificate. A questo punto, se una sperimentazione si sarà dimostrata valida, nel tempo, potrà diventare una prassi consolidata"

Lo ha affermato l’arcivescovo Valentinetti all’Assemblea sinodale diocesana, che si è tenuta sabato 28 febbraio a Silvi Marina per individuare le proposte pastorali per rinnovare il cammino di fede delle parrochie

L'arcivescovo Valentinetti interviene all'Assemblea sindoale

Sono stati 120 i partecipanti, in rappresentanza degli organismi di partecipazione (membri del Consiglio presbiterale, i vicari foranei, i direttori degli uffici pastorali con le loro équipe, i Tavoli pastorali, i membri del Consiglio pastorale diocesano, i membri della Consulta diocesana dell’apostolato dei laici e i membri dell’Equipe sinodale diocesana dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne), che hanno preso parte all’Assemblea sinodale diocesana che si è svolta lo scorso sabato 28 febbraio all’Hotel Hermitage di Silvi Marina (Teramo).

L’appuntamento, come i tre precedenti del 21 gennaio 2023 all’Oasi dello Spirito di Montesilvano colle, del 16 marzo 2024 nella parrocchia di San Giovanni Battista e San Benedetto Abate di Pescara colli e del 15 febbraio 2025 a Silvi Marina, ha avuto come tema “Dall’esilio al sogno” ponendo come obiettivo quello di compiere una lettura sapienziale del Documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia “Lievito di pace e di speranza”. Un’assemblea che ha ripreso le evidenze già emerse dall’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana – che si è svolta dal 17 al 20 novembre 2025 – e dell’Incontro mensile del clero diocesano dello scorso 20 gennaio, fornendo il proprio contributo prima dell’82ª Assemblea generale della Cei la quale, dal 25 al 28 maggio prossimi, esaminerà e approverà gli orientamenti pastorali per le Chiese in Italia nei prossimi anni. I 120 componenti dell’Assemblea sinodale, divisi in 16 tavoli di lavoro rispettivamente guidati da un facilitatore, hanno lavorato su sette schede tematiche:

  1. Rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali – Farsi prossimi;
  2. Rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali – La cura delle relazioni;
  3. La formazione sinodale e missionaria dei battezzati – Una Chiesa di discepoli missionari: adulti nella fede;
  4. Vita interiore e accompagnamento personale;
  5. Una Chiesa che educa: formazione integrale continua e condivisa – Formazione permanente alla sinodalità;
  6. Parrocchie in conversione sinodale e missionaria;
  7. Guidare e animare insieme la conversione missionaria.
Roberta Fioravanti, referente del Cammino sinodale diocesano

Ciascun tavolo di lavoro ha preso in esame due schede: «Abbiamo lavorato – sottolinea Roberta Fioravanti, referente del Cammino sinodale diocesano – in un clima buono di familiarità che sta crescendo, attraverso questi appuntamenti comuni che approcciamo con una modalità operativa rodata e che stiamo ancora affinando».

È stato poi l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti a indicare concretamente l’obiettivo da perseguire con i lavori assembleari: «Chiedo a presbiteri e laici – afferma il presule – di rilanciare delle sperimentazioni, dopo che il cammino fatto insieme – in questi anni – ci ha fatto prendere consapevolezza di dove siamo e ha delineato possibili progettualità dentro la dinamica processuale che abbiamo avviato». Sperimentazioni intese come vere e proprie applicazioni pastorali, da testare nel cammino pastorale ordinario delle parrocchie: «Dobbiamo individuare – precisa la Fioravanti – azioni concrete, specifiche, limitate nel tempo, che vanno pensate, programmate, elaborate, messe in atto e verificate. A questo punto, se una sperimentazione si sarà dimostrata valida, nel tempo, potrà diventare una prassi consolidata».

I 16 tavoli sinodali hanno quindi pensato e indicato le rispettive sperimentazioni, svolgendo dapprima un lavoro personale di mezz’ora – rileggendo un estratto del Documento di Sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia – per poi elaborare una proposta concreta, successivamente condivisa nella fase di gruppo del lavoro della durata di 90 minuti. Al termine della mattinata di lavoro, dopo il pranzo comunitario, sono stati i 16 facilitatori dei tavoli a ritrovarsi per fare la sintesi di quanto emerso dal confronto sulle sette schede. E gli spunti concreti, che potranno essere subito applicati dalle parrocchie, non sono mancati.

LE PROPOSTE CONCRETE

In riferimento alla prima scheda sul “farsi prossimi”, i tavoli sinodali hanno proposto «di favorire un cambio di mentalità, focalizzando l’attenzione sui più fragili, prediligendo la cultura dell’incontro e della relazione, con la creazione di contesti favorevoli che li veda protagonisti nella vita ecclesiale con un loro reale coinvolgimento nella misura della loro condizione. Ma anche il «rafforzamento della funzione pedagogica di chi ha un ruolo attivo verso i più fragili, promuovendo corsi di formazione e incontri (Caritas, Sant’Egidio, Associazioni disabili ecc.) per una maggiore consapevolezza e per creare una rete tra le varie realtà pronta ad accogliere ognuno nella sua diversità».

Poi, per quanto riguarda la seconda scheda sulla “cura delle relazioni”, è stato proposto un accompagnamento inclusivo “curando le ferite e prestando un’attenzione particolare anche «agli ex sacerdoti e alle comunità LGBT+, spogliandoci di ogni forma di giudizio o pretesa di insegnare qualcosa». Tutto questo rinnovando la parrocchia, chiamata a divenire un «laboratorio culturale e sociale della convivenza, in cui le persone possano trovare una risposta al disagio personale, sociale ed esistenziale». E poi rinnovando la liturgia, accendendo ad una “terza stanza”: «Quella della convivialità – precisa la sintesi dei tavoli -, prevedendo un momento di incontro alla fine della messa tra tutta la comunità che partecipa ai sacramenti. La liturgia va spiegata, va resa partecipata, va recuperato il valore dei segni da vivere con consapevolezza». Inoltre si rende necessario il rinnovamento della vita interiore dei laici, «suscitando una loro crescita spirituale, attraverso la formazione al discernimento individuale e comunitario, alla sinodalità, alla collegialità, all’assunzione di responsabilità. Favorire attraverso la formazione, lo sviluppo delle competenze specifiche, necessarie all’accompagnamento, all’accoglienza, alla cura».

I tavoli sinodali all’opera

Per quanto concerne la terza scheda, sulla “formazione alla maturità della fede”, è stato indicato di «riscoprire la nostra vocazione battesimale, spiegare concretamente che cosa significa essere “re, sacerdoti, profeti” facendo formazione degli adulti alla vita cristiana personale e comunitaria, camminando insieme. Per camminare insieme appare necessario valorizzare e curare le relazioni personali ed ecclesiali, costruire fiducia attraverso momenti informali e questo superando il settorialismo dei vari uffici/tavoli/movimenti e le chiusure. L’obiettivo è quello di discernere e condividere i carismi e di valorizzare le specificità (praticamente eliminare i ruoli per valorizzare i carismi). Avvicinare i “lontani” attraverso attenzione alla persona e linguaggi adeguati (es. musica, arte, ecc.)».

Sulla quarta scheda, dedicata alla “vita interiore e all’accompagnamento personale”, è stato proposto di «celebrare i secondi Vespri solenni nelle chiese non parrocchiali della diocesi, l’attivazione di “scuole di preghiera” inter-parrocchiali o foraniali; anche per rendere i momenti di preghiera non solo momenti rituali, ma più fruibili e vicini al linguaggio dei giovani; una formazione specifica dei presbiteri in vista della direzione spirituale, l’attivazione di percorsi di formazione, come ad esempio catechesi mistagogiche, capaci di rendere più comprensibili i gesti liturgici, informarsi sui percorsi di formazione organizzati dalla diocesi, far vivere esperienze di lectio divina e di preghiera alle varie realtà presenti nelle parrocchie (operatori pastorali, consiglio pastorale, ecc.), valorizzare la spiritualità che si respira nei monasteri».

Per la quinta scheda sulla formazione permanente alla sinodalità, si punta alla «creazione di opportunità (giornate/incontri) sinodali sistematiche e calendarizzate, in cui sperimentare, partendo dal dialogo (confronto, ascolto e condivisione), una formazione che favorisca e supporti il cambiamento attraverso il metodo della conversazione spirituale e del discernimento comunitario. I temi e le linee su cui lavorare e formarsi potrebbero emergere dai tavoli pastorali (nuovi linguaggi, formazione presbiteri-laici alla corresponsabilità, solitudini). I tavoli potrebbero, inoltre, essere di supporto nell’organizzazione delle giornate/momenti di formazione».

La sesta scheda sulla conversione sinodale e missionaria delle parrocchie, prevede invece «di vivere concretamente il Vangelo costituendo gruppi o équipe ministeriali (diaconi, laiche e laici, sposi, consacrate e consacrati) coordinate, in qualità di moderatore, da un presbitero. Équipe adeguatamente formate per il servizio alla comunità e al bene comune con i giusti comportamenti di comunione ecclesiale. Si lascia al discernimento comunitario la modalità per individuare i componenti delle équipe ministeriali. Pensare a zone pastorali che non siano considerate solo come territori da tenere insieme per la carenza di sacerdoti, ma che siano configurate in forza delle necessità e delle specificità del territorio, al fine di condividere esperienze positive, per lavorare insieme su focus individuati attraverso il discernimento comunitario degli stessi interessati».

Sulla settima e ultima scheda relativa alla guida e all’animazione della comunità cristiana, si propone di «inserire il prima possibile nel processo di rinnovamento pastorale i preti giovani e in qualche modo anche i seminaristi, perché sono il presente e il futuro della nostra Chiesa diocesana. Questo inserimento potrà essere accompagnato dall’équipe sinodale diocesana, ma anche dai tavoli pastorali e da presbiteri che già partecipano sia a livello diocesano sia a livello parrocchiale. Si ripropone l’esperienza dei Cantieri di Betania, come occasione di collaborazione con il territorio e la società civile e come espressione visibile di una Chiesa in uscita. Questo ambito pastorale potrebbe essere assunto in modo particolare dalla Consulta delle aggregazioni laicali nel suo insieme e non dai singoli movimenti e/o associazioni. Costituire un tavolo sinodale foraniale per sperimentare la corresponsabilità differenziata su un territorio che comprende più comunità parrocchiali».

About Davide De Amicis (4807 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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