“Essere solidali con gli ultimi è compito di tutti e non solo a Natale”
"L'augurio è quello di vivere un Natale in santità. Un Natale che aspira a valori alti e che non ci fa camminare meglio guardando per terra, ma guardando al cielo, e un anno nuovo che speriamo possa portare nell'intelligenza di chi governa la volontà di ricercare sopra ogni cosa la pace tra i popoli. Perché c'è bisogno di pace, c'è bisogno di serenità, c'è bisogno di mettere da parte gli interessi individuali e personali o gli interessi dei popoli singoli, perché il bene comune e la pace nell'umanità in questo momento devono avere casa nel cuore di ciascuno, in modo particolare di chi ha il potere di realizzare concretamente e a beneficio di tutti questo desiderio che ciascuno di noi porta nel cuore"
Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne
Sono tante le iniziative portate avanti dalla Caritas diocesana di Pescara-Penne 365 giorni l’anno sul territorio pescarese con le proprie strutture e con i propri servizi, collaborando con la Pubblica amministrazione come nel caso del “Piano freddo” a Pescara. Un impegno che in questi giorni di Natale aumenta, per garantire un’accoglienza ancor più disponibile e calorosa ai tanti assistiti che frequentano la Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II” di Pescara e tutti i servizi Caritas, i quali hanno bisogno del supporto di tutti per essere alimentati. Così per fare il bilancio di questo 2025 ormai al termine e gettare lo sguardo sulla missione da portare aventi nel 2026, abbiamo ascoltato il direttore Caritas diocesana di Pescara-Penne, Corrado De Dominicis…
Corrado, innanzitutto è sempre importante la vostra collaborazione con la Pubblica amministrazione. A tal proposito, è di questi giorni il vivo ringraziamento dell’amministrazione comunale di Montesilvano, che ha definito la Caritas diocesana come “vitale” per il proprio supporto al Punto di inclusione sociale cittadino. Insomma, un ruolo importante quello della Caritas, che si consolida sempre più…
«Sì, io voglio ringraziare il comune di Montesilvano perché c’è una grandissima collaborazione, una rete di sostegno soprattutto per le persone più fragili. Non dimentichiamo che sia l’Emporio di Montesilvano sia la Mensa di Montesilvano sono fortemente sostenute dall’amministrazione comunale, sono gestite anche tutte le iniziative in collaborazione con l’azienda speciale, per cui voglio ringraziare chi governa questi enti nel comune di Montesilvano. Sono tanti i progetti che nel corso dell’anno si portano avanti insieme. È una rete molto importante, che comprende ovviamente da parte nostra tutto il lavoro sinergico con le parrocchie, quindi grazie in primis ai parroci e ai tantissimi volontari. Per noi è importante continuare a lavorare fianco a fianco con le istituzioni. Questo per noi è un impegno costante, non solo sul comune di Montesilvano, ma che si amplia sempre di più in tutti i comuni della nostra diocesi».
Interventi che rispondono a specifici bisogni degli utenti più fragili e che, in questi giorni di festività natalizie, vengono compiuti con ancora più attenzion e amore nei confronti dei vostri assistiti…
«In questo periodo, spesso, c’è un’accentuazione delle attenzioni nei confronti delle persone più fragili e questo comunque rimane un bene, perché significa che non perdiamo il senso profondo del Natale, che è quello di accogliere come il Signore si è incarnato ed è stato accolto nel mondo innanzitutto da Maria e da Giuseppe, ma anche dai pastori e poi dai Magi. Però dobbiamo fare attenzione a non dimenticarci di queste situazioni nel corso di tutto l’anno. Non possiamo concentrarci, come dice il jingle di un famoso spot televisivo, “perché a Natale si è tutti più buoni”. Dobbiamo ricordarci che accompagnare ed essere fraterni e solidari con le persone più fragili, con gli ultimi, dev’essere un compito di ciascun cittadino ogni giorno, non solo nel tempo di Natale. E questo è importante ricordarcelo per evitare di essere troppo mielosi in questo tempo delle festività».
A tal proposito in questo periodo natalizio, che accentua anche un po’ quelle che sono le malinconie, le solitudini, emergono bisogni particolari da parte delle persone più fragili che si rivolgono ai servizi Caritas?
«Emerge il tema della solitudine delle persone anziane, delle persone che non hanno una rete familiare, delle persone che non hanno una rete amicale. Credo che il più grande e più bel gesto che si possa fare nel tempo di Natale, sia proprio quello di vincere la paura e il pregiudizio e avvicinare le persone anche nel proprio condominio o mettendosi a servizio in un’opera di carità, perché questo tempo purtroppo sottolinea le malinconie e le solitudini. E allora anche una chiacchierata, una parola, un ascolto, uno sguardo una telefonata a volte magari anche a quella zia anziana che magari è lontana e che sappiamo che è sola. Veramente dei gesti piccoli, però dei gesti pieni e consapevoli della necessità di questa vicinanza e di questa prossimità. E chi, magari, vorrà mettersi in gioco con il servizio in Caritas, ovviamente, troverà le porte aperte da parte nostra, perché per noi è sempre l’occasione per conoscere e per far conoscere tutta l’azione che noi svolgiamo sul territorio durante tutto l’anno.
E chiaramente a Natale il vostro impegno sarà potenziato per allietare al meglio gli ospiti della Cittadella dell’accoglienza Giovanni Paolo II. E allora cosa state preparando per il pranzo di Natale?
«Non solo il pranzo di Natale, ma ovviamente anche la cena della Vigilia che è stata anticopata dalla santa messa presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti. La cena della Vigilia ha avuto un menù a base di pesce, come da tradizione, mentre il pranzo di Natale sarà molto ricco, con tutto quello che prevede il menù classico. Serviremo quindi i ravioli, l’agnello, i dolci e la frutta, poi tante bevande anche per differenziare il menù rispetto alle giornate e alle domeniche classiche. E poi ancora ci sarà ovviamente il pranzo e la cena del 31 dicembre, di Capodanno e dell’Epifania. Tutte le feste andranno sottolineate con una particolare attenzione sia nel menù, come anche nel servizio, nella mise en place, nell’apparecchiamento dei tavoli, grazie ai tanti volontari che già hanno dato la disponibilità, ma rinnovo l’appello perché c’è sempre spazio per un po’ di servizio di volontariato. Ci saranno anche dei piccoli doni che consegneremo ai nostri ospiti, proprio perché è anche importante sottolineare con queste piccole attenzioni quanto per noi ciascuna persona sia importante, quanto per noi ciascuna persona sia al centro della nostra azione, perché ci riconosciamo fratelli e sorelle in questo Signore che viene e si è incarnato nella povertà, nella semplicità e nella famiglia di Nazareth».
Guardando ora all’imminente 2026, lo dicevi poc’anzi, quali sono gli auspici per questo nuovo anno di missione. Quali le intenzioni, gli obiettivi, le prospettive per la nostra Caritas diocesana?
«L’auspicio che va un po’ controcorrente sarebbe quello di poter diminuire il nostro lavoro, il nostro servizio. Perché vuol dire che riusciamo ad avere una comunità più capace di accogliere, una comunità più coesa, una comunità capace di tenere insieme i vari pezzi della nostra società. Quello che sicuramente noi mettiamo in campo è l’impegno costante, rinnovato, rafforzato e sarà molto importante per il 2026 lavorare al meglio, in particolare per quanto riguarda la capacità, la possibilità delle persone di accedere ai diritti. Purtroppo troppo spesso, soprattutto negli ultimi tempi, stiamo vedendo la difficoltà. La difficoltà delle persone ad accedere al diritto all’abitare, a un abitare degno, a un abitare che possa permettere di costruire una vita serena, una vita dignitosa. Quindi lavoreremo sicuramente su questo tema, sull’accessibilità all’abitare. Lavoreremo ancora per il diritto al lavoro, perché troppo spesso ci sono situazioni in cui le persone si devono barcamenare in due o tre lavori e non riescono ad avere uno stipendio degno di questo nome. Sono i cosiddetti “working poor”. Questo non permette la serenità di vita alle persone. Sicuramente ci batteremo per i diritti alla salute, perché il diritto alla salute sta sempre più andando lontano dalla vita delle persone. C’è la difficoltà di accedere a determinate prestazioni, c’è tutto il problema delle liste d’attesa. Sapete quante problematiche. Ad esempio nella nostra città tutto il lavoro del Pronto soccorso e quindi c’è anche un carico rispetto a tutto il personale sanitario, che è difficile da reggere nella situazione in cui siamo. Quindi sicuramente il nostro impegno sarà sull’accessibilità ai diritti per tutti, cercando anche di iniziare a parlare diversamente delle situazioni di povertà. Perché purtroppo ancora si percepisce la povertà come una colpa, come una responsabilità dell’individuo. Invece ci sono dei sistemi economici, ci sono delle scelte che vengono fatte dai governi che non mettono al centro la persona, ma che mettono al centro solo il profitto e solo l’interesse. Allora noi forse non possiamo agire direttamente su queste scelte, ma possiamo sicuramente agire nel nostro piccolo sulle scelte quotidiane e su quelle vogliamo intervenire, facendo sì che tutto questo possa essere racchiuso in una visione più costruttiva della nostra comunità e anche in un’ottica europea, mettendo da parte i nazionalismi che non servono a nulla. Perché o siamo in un contesto europeo, oppure non siamo. Siamo in un’epoca in cui non c’è una via di mezzo e quindi dovremmo essere più capaci di essere pronti ad accogliere e a lavorare sul pilastro sociale europeo, per rendere la vita di ciascun cittadino più dignitosa, realizzando una comunità più coesa».
Infine, gli auguri del direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne Corrado De Dominicis alla comunità pescarese e non solo…
«L’augurio è quello di vivere un Natale in santità. Un Natale che aspira a valori alti e che non ci fa camminare meglio guardando per terra, ma guardando al cielo, e un anno nuovo che speriamo possa portare nell’intelligenza di chi governa la volontà di ricercare sopra ogni cosa la pace tra i popoli. Perché c’è bisogno di pace, c’è bisogno di serenità, c’è bisogno di mettere da parte gli interessi individuali e personali o gli interessi dei popoli singoli, perché il bene comune e la pace nell’umanità in questo momento devono avere casa nel cuore di ciascuno, in modo particolare di chi ha il potere di realizzare concretamente e a beneficio di tutti questo desiderio che ciascuno di noi porta nel cuore».




