Pace: “Prima di essere una meta è una presenza. Custodiamola!”
"È necessario unire gli sforzi per contribuire a vicenda a una pace disarmante – ribadisce il Papa Prevost -. Una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica. Il disarmo integrale è un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole"
Papa Leone XIV - Foto:; Vatican media-Sir
Papa Leone XIV è ripartito dalle parole pronunciate appena eletto al soglio di Pietro, lo scorso 8 maggio, per iniziare il messaggio per l’odierna Giornata mondiale della pace dal tema “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante”: «”La pace sia con voi!” – esordisce il Papa -. Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente. La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno. Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. La sua presenza, il suo dono, la sua vittoria riverberano nella perseveranza di molti testimoni, per mezzo dei quali l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi. Il contrasto fra tenebre e luce non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere. Vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio. Si tratta di un’esigenza che i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere in modo unico e privilegiato, ma che per molte vie sa aprirsi un varco nel cuore di ogni essere umano».
Quindi il Pontefice ha reso omaggio alle operatrici e agli operatori di pace: «Nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito terza guerra mondiale a pezzi – il suo omaggio -, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte». Quindi Papa Leone XIV ha messo in guardia da «una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura. Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato. Sant’Agostino esortava i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinché, custodendola nell’intimo del loro spirito, potessero irradiarne tutt’intorno il luminoso calore. Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace. Come la sera di Pasqua Gesù entrò nel luogo dove si trovavano i discepoli, impauriti e scoraggiati, così la pace di Cristo risorto continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni. È il dono che consente di non dimenticare il bene, di riconoscerlo vincitore, di sceglierlo ancora e insieme».
Quindi il Santo Padre ha espresso un monito: «Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare – avverte -, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti, si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria, che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Farsi, insieme, profeticamente testimoni di questa novità, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. Sebbene non siano poche, oggi, le persone col cuore pronto alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto».
A tal proposito, il Pontefice ha rilanciato e citato il paradosso di Sant’Agostino, “Non è difficile possedere la pace. È, al limite, più difficile lodarla. Se la vogliamo lodare, abbiamo bisogno di avere capacità che forse ci mancano; andiamo in cerca delle idee giuste, soppesiamo le frasi. Se invece la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica”: «Quando trattiamo la pace come un ideale lontano – aggiunge il Papa -, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina».
Anche perché, ultimamente, le parole sono state rimpiazzate dalle armi: «Nel corso del 2024 – denuncia Leone XIV – le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative. Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui, ma la forza dissuasiva della potenza e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza. In conseguenza – come già scriveva dei suoi tempi San Giovanni XXIII – gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano, che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono; e se è difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile e incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato».
Da qui l’ennesimo rinnovato appello di Papa Leone ai governanti e ai “supremi comandanti militari”, di «voler continuamente considerare, davanti a Dio e davanti all’umanità intera, l’enorme peso della loro responsabilità». Tutto questo riaffermando «la via del dialogo come la più efficace ad ogni livello – ribadisce Papa Leone -. “Chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace”. Questa la nuova citazione di Sant’Agostino che, a tal proposito, «raccomandava – ricorda il Santo Padre – di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui».
Nel messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace, non è mancato anche un riferimento al Concilio Vaticano II, che sessant’anni fa «si concludeva – ricorda Leone – nella consapevolezza di un urgente dialogo fra Chiesa e mondo contemporaneo». Nello specifico, la Costituzione Gaudium et spes poneva l’attenzione sull’evoluzione delle attività belliche: «Il rischio caratteristico della guerra moderna – riprende il Pontefice – consiste nel fatto che essa offre quasi l’occasione a coloro che posseggono le più moderne armi scientifiche di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile concatenazione, può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci decisioni. L’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali, hanno radicalizzato la tragicità dei conflitti armati».
Ed è proprio l’adozione dell’intelligenza artificiale nella guerra che, a detta del Santo Padre, provoca un ulteriore e grave rischio: «Un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari – accusa Leone XIV -, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico». E a favorirlo, secondo Papa Leone, è l’esempio di San Francesco rilanciato dall’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco: «È necessario unire gli sforzi per contribuire a vicenda a una pace disarmante – ribadisce il Papa Prevost -. Una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica. Il disarmo integrale è un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole».
È questa la convinzione del Papa, che nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace osserva come sia stato Giovanni XXIII il primo a introdurre questa prospettiva, «che si può affermare soltanto attraverso il rinnovamento del cuore e dell’intelligenza». Si legge, infatti, nella Pacem in terris: “Occorre riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse a un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”.
Quindi l’ulteriore monito del Pontefice: «Trascinare le parole della fede nel combattimento politico – avverte -, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata, sono forme di blasfemia – che oscurano il nome santo di Dio – da smentire attivamente, anzitutto con la vita. Insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture, affinché ogni comunità diventi una casa della pace, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che mai occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa». Nel finale del messaggio per l’odierna Giornata mondiale della pace, Papa Leone è tornato a spronare quanto rivestono incarichi di potere: «Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate – esorta il Santo Padre -, considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche su piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. Scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l’avvio verso intese leali, durature, feconde».
A tal proposito, per Leone XIV la strada da intraprendere è una: «La via disarmante della diplomazia – insiste -, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali. Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti. In un tempo di destabilizzazione e di conflitti, occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana. Se infatti il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori, ad esso va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala».
Un auspicio, quest’ultimo, già presente nella Rerum Novarum di Papa Leone XIII: «Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza – conclude il Papa -, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse».



