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Padre Roberto Di Paolo direttore dell’Ufficio di pastorale della Cultura

"Vorrei lavorare in questa prospettiva sinodale - premette Padre Roberto Di Paolo -, soprattutto con il “Toniolo” e anche con la Biblioteca diocesana “Carlo Maria Martini”. Cioè, se vogliamo trasmettere un qualcosa che rimanga e che nutra il territorio, dobbiamo, vogliamo e possiamo lavorare insieme, uniti, ciascuno secondo le proprie competenze. Quindi qualunque cosa organizzeremo, lo faremo insieme"

Il frate minore conventuale, già direttore dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” di Pescara, ha ricevuto l’incarico dall’arcivescovo Valentinetti

Padre Roberto Di Paolo, nuovo direttore dell'Ufficio diocesano di Pastorale della cultura

Sarà un lavoro di squadra quello che Padre Roberto Di Paolo adotterà nell’adempiere al suo nuovo incarico di direttore dell’Ufficio di Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne, dopo essere stato chiamato a questo servizio dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, succedendo a Luca Mazzocchetti. Il noto frate minore conventuale, già direttore e attuale docente di Sacra Scrittura dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Giuseppe Toniolo” di Pescara, in realtà, è già al lavoro da qualche settimana per varare il nuovo corso di questo importante ufficio diocesano pastorale e si è voluto raccontare ai microfoni di Radio Speranza e ai taccuini de La Porzione.it…

Padre Roberto, come hai accolto questo nuovo incarico?

«L’ho accolto come una sfida. Non è che me l’aspettassi quando mi è stato detto guarda che il presule sta pensando a te per questo ruolo rimasto vacante. Non so ancora esattamente che cosa faremo, ma vorrei lavorare in questa prospettiva sinodale, soprattutto con il “Toniolo” e anche con la Biblioteca diocesana “Carlo Maria Martini”. Cioè, se vogliamo trasmettere un qualcosa che rimanga e che nutra il territorio, dobbiamo, vogliamo e possiamo lavorare insieme, uniti, ciascuno secondo le proprie competenze. Quindi qualunque cosa organizzeremo, lo faremo insieme».

Quali saranno le linee guida che adotterai per costruire al meglio questo nuovo progetto, considerando anche la necessità di rendere la cultura un patrimonio di tutti e non solo di un’élite, considerando anche le nuove tendenze legate alla tecnologia e a al post-umano?

«Innanzitutto il nostro territorio di Chieti-Pescara, perché alla fine siamo un’unica grande zona metropolitana, è grande, propone tante sfide ed è anche molto ricettivo. Quindi si può lavorare, non facendo tutto e non dicendo tutto perché non siamo tuttologi, però possiamo individuare – sempre insieme a livello di equipe, delle linee comuni per parlare lo stesso linguaggio. Quindi su questo abbiamo una prateria a disposizione e possiamo scegliere, magari cogliendo le istanze anche del momento. Questo non per ossequiare o assecondare, direbbe Dante, “le basse voglie della nostra società locale”, ma per andare incontro e per nutrire. E qui aggiungo un secondo spunto relativo alla cultura cristiana che non resti chiusa nei salotti, la casta non ci piace. Il Vangelo è per tutti, ce lo insegna la parabola del seminatore, Gesù parla a tutti. E su questo, da quello che capisco, la cultura è uno dei canali privilegiati in cui il Vangelo può essere ancora accolto. Alcune linee operative della Chiesa, che hanno funzionato per anni, oggi iniziano ad avere delle difficoltà sul piano di comunicazione e trasmissione della fede. La cultura, insieme a tutto quello che riguarda l’ambito del sociale – parliamo di Caritas globalmente intesa – è un ponte percorribile, con una bella autostrada sopra, con i passaggi pedonali, i passaggi ciclabili, per poter dialogare. Non si tratta di trasmettere chissà quale verità, ma di entrare in dialogo. Questa è la cultura, seminare perché la verità possa fiorire, possa crescere».

Anche se le linee guida del nuovo corso dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Cultura sono ancora in via di definizione, c’è già qualche idea per partire?

«Tutti sanno – sottolinea il neo direttore dell’Ufficio cultura – che io mi muovo agevolmente nel campo del mondo della Sacra Scrittura, soprattutto dei Vangeli. Poi c’è anche il tema del postumano, che è una sfida, mentre Papa Leone parla dell’intelligenza artificiale. Vedremo, collaborando sia con la Biblioteca “Martini” che con l’Istituto “Toniolo”, come mettere insieme tutto questo, ma a me piace molto anche il nostro patrimonio letterario per cui – come dice von Baltazar – emergerà una “verità sinfonica”».

Poi c’è il tema anche dell’alleanza con il territorio, con gli enti culturali, per continuare a realizzare quella che Papa Francesco chiamava “Chiesa in uscita?”

«Ma il “Toniolo”, come Istituto superiore di Scienze religiose, ha come vocazione quella di entrare in contatto con la cultura del territorio. Questa è una vocazione, la riforma europea prevede questo e quindi è nel nostro Dna. La Biblioteca diocesana, inoltre, è stata realizzata con la Fondazione Pescarabruzzo. Quindi la collaborazione è all’origine. Non dobbiamo essere in competizione, non lo siamo mai stati, ma in collaborazione. Quello che interessa a tutti quanti noi è la crescita, la crescita umana come cristiani, come Chiesa, la crescita spirituale, la maturità della fede. Ma questa crescita umana culturale che poi permette a chi vuole di aderire maggiormente, di approfondire il proprio cammino di fede senza nessun obbligo. Il dialogo culturale ci basta e siamo molto contenti di poterci mettere a servizio in questo ambito».

Infine, quali sono i tuoi auspici? Cosa ti piacerebbe che restasse al termine di questo tuo impegno di direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale culturale?

«La tentazione è quella sempre di affermare sé stessi, di fare quello che mi piace, di realizzare quello che non ho potuto mai realizzare. Sono tentazioni e bisognerebbe permettere, come diceva Socrate, “di far emergere la verità”. Gettare le basi e poi fare la nostra parte. Tutto non si può fare, però iniziare laddove si sono fermati quelli che ci hanno preceduto e lì ricominciare. E poi oggi si parla di avviare i processi, cioè non tanto di concludere, ma di avviare, di creare una mentalità. Forse è un po’ troppo arduo tutto questo, però l’epoca che stiamo vivendo è veramente difficile. Quindi dobbiamo metterci in gioco. Sempre Papa Francesco diceva che “è meglio una Chiesa incidentata perché si dà da fare, che una Chiesa malata perché sta a letto”. Noi ci vogliamo muovere, poi sbaglieremo, prenderemo delle cantonate magari, non lo so, ma quello che è fondamentale è il gioco di squadra per servire. Quindi già se riusciremo a fare questo, avremo abbiamo raggiunto il nostro obiettivo».

About Davide De Amicis (4789 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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