"Se non recuperiamo la metodologia dell’umanizzazione e della tenerezza - ammonisce monsignor Valentinetti -, il nostro messaggio resta muto. Può essere il messaggio più bello e significativo che possiamo inventarci, possiamo fare fantasmagorie di cartelloni, ma non servirà a niente se tutto questo non passa attraverso uno scambio di umanità di qualcuno che prende per mano la sorella, o il fratello, e gli dice “Vieni con me, ti farò vedere dove abita il Maestro”
"Mi chiedo - aggiunge monsignor Petrocchi -, quante persone sono morte compiendo gesti di solidarietà? So di mamme che hanno coperto, con il loro corpo, i bambini che avevano a fianco; di familiari, sorpresi dalla scossa tellurica nel posto sbagliato, proprio perché si erano offerti di assistere persone anziane e non lasciarle sole; di tanti che avevano preferito cedere posti "più sicuri" della casa a parenti o amici. Dio solo conosce gli abissi di questo oceano di generosità! Quella notte, penso, anche Dio ha pianto, perché Dio si commuove davanti all’amore-crocifisso!"