"È sembrato facile e felice - cita don Rodolfo, rileggendo Paolo VI - ai biografi di Nunzio Sulprizio chiamarlo giovane e operario. Questa nomenclatura gli assicura due strette parentele con la vita del nostro tempo, nella quale il giovane e il lavoratore occupano posizioni rappresentative e operative di prima importanza. E l’elogio del nuovo beato potrebbe fermarsi qui e avrebbe titoli indiscutibili e stupendi per essere ascoltato dai giovani e dagli operai"
"Continuare a chiamare delle situazioni di povertà - in alcuni casi anche cronica - con l'aggettivo emergenziale - osserva Corrado De Dominicis - è un inganno dal quale noi dobbiamo uscire. Non possiamo parlare ancora di “emergenza freddo”, “emergenza migranti”, “emergenza povertà”. Ci sono delle situazioni che di emergenziale non hanno proprio nulla, quindi il rischio è di travisare le parole facendo immaginare delle situazioni come emergenziali anche se non lo sono. Questo perché nel corso degli ultimi 5 anni, il dato sui poveri assoluti e relativi in Italia è in continuo aumento. Questo ci deve dire qualcosa"
"Noi - sottolinea Peppino Polidori, presidente della Fondazione Paolo VI - dobbiamo includere questi ragazzi e renderli partecipi. Sappiamo quali sono i problemi dell’autismo, conosciamo le difficoltà che i ragazzi hanno nel rapportarsi in società e lo sport è certamente uno strumento utilissimo per superarle"