"Inclusione sociale dei poveri - precisa monsignor Galantino - significa fare cultura, imparare a leggere bene la storia, perché la prima spinta all’immigrazione è risultato di un certo tipo di politica. Solo con un impegno teso a restituire al povero la dignità che gli è stata sottratta e chiamando per nome le mani che gli hanno tolto questa dignità, possiamo riuscire a potenziare una cultura che capisca quello che facciamo"
"Tutto passa - ricorda Papa Francesco -, solo Dio resta. Infatti, sono passati regni, popoli, culture, nazioni, ideologie, potenze, ma la Chiesa, fondata su Cristo, nonostante le tante tempeste e i molti peccati nostri, rimane fedele al deposito della fede nel servizio, perché la Chiesa non è dei Papi, dei vescovi, dei preti e neppure dei fedeli, è solo e soltanto di Cristo"
"È necessario - sottolinea don Marco Pagniello, responsabile dell’Ufficio Politiche sociali e Promozione umana di Caritas Italiana - superare il modello di intervento oggi prevalente anche per favorire la domiciliarità. Molti anziani non autosufficienti possono rimanere a casa se supportati e aiutati e questo è fondamentale per il loro benessere. In caso di malati gravi, purtroppo, può diventare necessario ricorrere a strutture competenti. Quindi, abbiamo bisogno di strutture residenziali h24, ma anche in una logica di prevenzione di rafforzare la domiciliarità, l’integrazione delle risposte per favorire il più possibile la permanenza dei non autosufficienti nel loro contesto familiare, non prendendosi cura solo dei malati ma anche dei familiari"
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