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“Il Signore converta il cuore dei potenti, perché torni la vera pace”

"Stiamo vivendo tempi in cui sicuramente dobbiamo pregare - esorta l'arcivescovo Valentinetti -. Ma non solo pregare, dobbiamo impegnarci perché ci sia pace nei cuori, perché ci sia pace nelle famiglie, perché ci sia pace nelle nazioni, perché ci sia pace soprattutto tra coloro che stanno giocando alla guerra"

Lo ha affermato l’arcivesvovo Valentinetti, presiedendo le messe della notte e del giorno di Natale, durante le quali ha pregato per Putin, Zelensky, Trump, Netanyahu, i leader europei e Nato

L'arcivescovo Valentinetti incensa il Bambinello, nella messa della Notte di Natale, presso la chiesa dello Spirito Santo a Pescara

Sono state un’ennesima accorata richiesta di pace le omelie pronunciate dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti nelle sante messe da lui presiedute nella notte e nel giorno di Natale, rispettivamente nella chiesa dello Spirito Santo e nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara. La liturgia eucaristica della notte di Natale, come da liturgia e da tradizione, ha avuto inizio con il canto della Kalenda – che ha fatto memoria dell’annuncio della nascita di Cristo – seguito dalla scopertura della statua del Bambinello sull’altare.

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia nella notte di Natale

Quindi, dopo la proclamazione della Parola di Dio, la riflessione omiletica del presule: «Accade un gesto umanissimo – esordisce l’arcivescovo Valentinetti -. Una donna incinta partorisce un figlio. Non c’è niente di più normale, non c’è niente di più naturale che una donna – al compimento del tempo stabilito – possa dare alla luce un figlio. E per Maria, sposa di Giuseppe, che era incinta e abbiamo ascoltato le profezie dell’opera dello Spirito Santo, si è compiuto il tempo del parto. Ormai doveva partorire. E tutto questo accade nel silenzio di una notte, accade nel silenzio di una grotta, accade in mezzo a situazioni particolarissime. Un gruppo di pastori che stavano vegliando il gregge: niente di più normale anche questo. C’è qualcuno degli esegeti che dice che questi pastori non erano proprio dei pastori, ma erano dei briganti che vivevano al limite della città, lontani dalla città, per non farsi ritrovare e si mantenevano nella sussistenza pascolando le pecore».

I fedeli presenti nella chiesa dello Spirito Santo

Una nascita che allora, come oggi, avviene in un tempo difficile di conflitti e persecuzioni, indirizzate contro lo stesso Gesù: «Questa nascita avviene ccade in un tempo della storia che è definito tempo in cui ci fu un decreto di Cesare Augusto che ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Voi pensate al censimento di tutta la terra conosciuta allora – già è difficile fare un censimento ai nostri giorni, figuriamoci un censimento al tempo dell’impero romano – quando era governatore della Siria Quirino, altro uomo potente. Sembrerebbe quasi che ci sia una contraddizione tra la forza, la potenza, la gloria, il comando di Cesare Augusto e di Quirino e la povertà, la semplicità di Maria di Giuseppe e soprattutto di quei pastori che, chiamati da un canto angelico, corrono a vedere che cosa sta capitando. L’evangelista Luca mette questo canto angelico come una cosiddetta “teofania”, una manifestazione di Dio. Non poteva nascere il Figlio di Dio senza che il Figlio di Dio fosse accompagnato da una manifestazione gloriosa. Ma probabilmente i pastori furono attirati da un canto interiore, il canto dei piccoli, il canto dei poveri, il canto di chi non ha nulla, il canto di chi è peccatore. Se è vero che, forse, sono dei briganti, sappiamo molto bene quanto Gesù, nella sua vita, abbia avuto a che fare con coloro che avevano commesso dei peccati e avevano trasgredito la legge mosaica».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia il giorno di Natale

Così anche i pastori si avvicinano alla grotta, richiamati dal canto dell’Angelo: «Un canto – sottolinea l’arcivescovo Valentinetti -, da cui si snoda un inno di pace, racchiuso dalla seconda lettura, la Lettera di San Paolo Apostolo a Tito (nella messa della Notte di Natale), “è apparsa la grazia di Dio”. Finalmente la grazia di Dio si vede. Si vede nella piccolezza, si vede riconosciuta dai piccoli. Si vede e appare perché possa essere rinnegata l’empietà e i desideri di questo mondo, per vivere con sobrietà, giustizia e pietà. Fino a quando? Fino all’attesa della beata speranza in cui Cristo tornerà nella gloria. Celebrare il Natale non è una nascita nuova di Gesù, è la memoria della prima nascita di Gesù. Ma siamo in attesa del suo ritorno, siamo in attesa che Lui finalmente venga a diradare le tenebre dell’oscurità, le tenebre dell’errore, le tenebre dell’odio, della violenza. “Perché ha spezzato il giogo che lo opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino. E ogni calzatura di soldato, che marciava rimbombando, e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. E questo sarà grande stupore”».

I fedeli presenti nella Cattedrale di San Cetteo

A questo punto, monsignor Valentinetti è tornato a parlare dello scenario attuale che è ben diverso: «Purtroppo – constata l’altro prelato – i mantelli sono intrisi di sangue. Purtroppo quel Bambino che è nato per noi non viene ascoltato. Quel consigliere ammirabile, quel Dio potente, che è Padre per sempre e principe della pace, non viene considerato. Stiamo vivendo tempi in cui sicuramente dobbiamo pregare. Ma non solo pregare, dobbiamo impegnarci perché ci sia pace nei cuori, perché ci sia pace nelle famiglie, perché ci sia pace nelle nazioni, perché ci sia pace soprattutto tra coloro che stanno giocando alla guerra. I vecchi romani avevano questo detto “Si vis pacem, para bellum”, ovvero “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. E si sta realizzando oggi, per noi, questa parola. Non si vuole la pace. O perlomeno, si vuole una pace basata sulla forza e sulla contraddizione. Mentre inveceSi vis pacem para pacem”, ovvero “Se vuoi la pace, prepara la pace”».

Da qui la preghiera di monsignor Tommaso Valentinetti ai potenti della terra: «Permettetemi di pregare per Zelensky – conclude l’arcivescovo -, per Putin, per i membri di Hamas, per Netanyahu, per Trump, per i governanti dell’Europa – che insistono che la guerra è quella che può salvare la situazione – e soprattutto per l’Alleanza Atlantica (Nato). Che il Signore converta il cuore di questi fratelli, e di tutti coloro che sono i terribili commercianti delle armi, e ci aiuti a camminare nella verità e nella sua giustizia. Quella parola di Papa Leone XIV, che aveva chiesto una giornata di non belligeranza a Natale, non è stata ascoltata. Noi chiediamo a Gesù Bambino, a San Giuseppe e alla Vergine Maria che converta i cuori dei potenti e li faccia ragionare, perché sinceramente torni su tutta l’umanità la vera pace. Amen».

About Davide De Amicis (4804 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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