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“Come Giuseppe vorrei sognare una Chiesa unita come famiglia”

"I prodromi di questo sogno – ricorda monsignor Tommaso Valentinetti - li abbiamo vissuti e li vivremo ancora nel cammino sinodale che abbiamo percorso. È un cammino che ci ha fatto sentire quanto è importante l'unità della famiglia della Chiesa, l'unità di questo matrimonio dove laici, presbiteri, diaconi, accoliti e vescovo si uniscono insieme per risentire fortemente il richiamo ad un amore vero e sincero, ad un amore che custodisce l'avvento del Regno di Dio, perché a questo siamo stati chiamati, a custodire l'avvento del Regno di Dio"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la santa messa di chiusura del Giubileo in diocesi nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia della santa messa di chiusura del Giubileo

Una grande partecipazione di popolo, giunto da tutte le parrocchie della Chiesa di Pescara-Penne, ieri sera ha celebrato la chiusura del Giubileo in diocesi partecipando alla santa messa solenne presieduta nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara dall’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, concelebrata dai sacerdoti dell’Arcidiocesi e animata dal Coro liturgico diocesano diretto da Roberta Fioravanti, il quale – fin dalle sue parole introduttive – ha fatto sintesi di quest’anno santo che ci ha visti “Pellegrini di speranza”: «Fratelli e sorelle – esordisce il presule -, abbiamo vissuto insieme l’anno giubilare. Con il pellegrinaggio diocesano (vissuto sabato 12 settembre al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata a Isola del Gran Sasso), con i vari pellegrinaggi parrocchiali e di categoria. Come un solo popolo abbiamo elevato la nostra lode di ringraziamento e la nostra supplica a Dio, unendoci a coloro che spesso non hanno voce davanti agli uomini, ma che il Padre ascolta e riconosce come figli prediletti, i malati, gli anziani, i detenuti, i poveri. Per mezzo dell’indulgenza giubilare (che migliaia e migliaia di fedeli hanno lucrato non solo attraversando le porte sante delle basiliche papali a Roma, ma anche visitando le chiese giubilari diocesane individuate nella Cattedrale di San Cetteo e nel Santuario della Divina misericordia a Pescara, così come anche nel Santuario di San Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco e nella chiesa di San Domenico a Penne), il Signore ha fatto fluire un fiume di grazia e di benedizione, a tutti ha donato la sua speranza e la sua pace, ha irrobustito le mani fiacche, ha rinsaldato le ginocchia vacillanti, ha detto a ciascuno di noi “Coraggio, non temere!”. Rinvigoriti da questa esperienza di misericordia e rinfrancati dall’incontro con Lui, oggi come comunità diocesana, pastore e popolo, mentre celebriamo la santità della famiglia di Nazareth, vogliamo rendere grazie nell’Eucarestia e chiedere ancora perdono riconoscendoci peccatori».

Una parte dei sacerdoti concelebranti

Nell’omelia, l’arcivescovo Valentinetti ha avviato la sua riflessione, approfondendo il Vangelo della Festa della Santa Famiglia Mt 2,13-15.19-23: «Oseremmo dire – afferma l’arcivescovo di Pescara-Penne – che Giuseppe è l’uomo dei sogni. Attraverso un sogno comprende che deve prendere in sposa Maria, attraverso tre sogni comprende che deve custodire l’avvento del Regno di Dio quindi custodire Gesù, che è l’avvento del Regno di Dio e custodirlo con amore. Questo perché il Regno di Dio è la sposa che viene incontro al suo Signore. E lo sposo e la sposa, così come abbiamo ascoltato nel libro del Siracide, devono riconoscersi pienamente l’uno per l’altro per formare un’unità perfetta. Io non so se Giuseppe ha sognato questo sogno, di questa unità di Cristo sposo e del Regno – ancora meglio – della Chiesa sposa. Non me ne voglia Giuseppe, non me ne voglia Maria, ma questa sera anch’io vorrei sognare, vorrei sognare con loro. Vorrei sognare una Chiesa unita come famiglia, una comunità cristiana che è capace di riconoscersi sempre come famiglia, dove lo sposo e la sposa si cercano vicendevolmente, dove sinceramente lo sposo ama la sposa e la sposa ricambia il suo amore verso lo sposo. , mi piacerebbe sognare».

Un sogno che ha però radici concrete: «I suoi prodromi – ricorda monsignor Tommaso Valentinetti – li abbiamo vissuti e li vivremo ancora nel cammino sinodale che abbiamo percorso. È un cammino che ci ha fatto sentire quanto è importante l’unità della famiglia della Chiesa, l’unità di questo matrimonio dove laici, presbiteri, diaconi, accoliti e vescovo si uniscono insieme per risentire fortemente il richiamo ad un amore vero e sincero, ad un amore che custodisce l’avvento del Regno di Dio, perché a questo siamo stati chiamati, a custodire l’avvento del Regno di Dio. E allora come sognare? E che cosa sognare? “La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza”. Ecco il nucleo fondamentale della seconda lettura, la lettera di San Paolo Apostolo ai colossesi (Col 3,12-21)… “Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori”. Dunque, non solo la Parola di Dio, ma anche la liturgia, “cantando a Dio nei vostri cuori”. E poi nella carità, “qualunque cosa facciate, in parole e opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di Lui grazie a Dio Padre”. Allora sarà bello che la Chiesa sposa sia sottomessa a Cristo sposo, che Cristo sposo ami la sua sposa e la tratti con amore e con verità, e che i figli, noi figli, possiamo essere obbedienti a questo matrimonio perché ciò è gradito al Signore. Perché mai e poi mai il Padre esaspererà noi che siamo i suoi figli e non ci farà scoraggiare. Tutto avvenga dunque nella dimensione della parola, della liturgia, della carità. E tutto avvenga ancora nella dimensione della misericordia, del perdono vicendevole… “Come Cristo vi ha perdonato, così fate anche voi, rivestendovi della carità”».

La seconda parte dei sacerdoti concelebranti

Da qui l’auspicio finale del presule: «E allora – conclude l’arcivescovo Valentinetti – sogneremo insieme. , lasciatemi sognare questa sera insieme con voi, concludendo questo anno giubilare. Lasciatemi sognare, perché possiamo essere santi, amati, rivestiti sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità. Tutto questo, perché no, sopportandoci a vicenda e perdonandoci, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Ma questa è la famiglia di Dio. Questa è la famiglia che il Signore vuole. Lasciateci sognare insieme, lasciatemi sognare questa Chiesa bella, santa, pura, senza macchia. Amen».

Nella successiva preghiera dei fedeli, inoltre, il presule è tornato a invocare la pace con forza, rinnovando l’appello accorato già rivolto durante le liturgie eucaristiche di Natale: «Preghiamo ancora per la pace – rilancia l’alto prelato -, perché i potenti di questo mondo abbiano la capacità di sedersi ai tavoli delle trattative, perché non si dia retta a coloro che sono i commercianti di morte e di armi, perché non sia preso in ridicolo – così come ha detto Papa Leone – chi si schiera a favore della pace, perché si trovi finalmente un tempo per far tacere le armi. Non è possibile che la scena del mondo sia dominata dal vecchio detto romano “Si vis pacem para bellum” (“se vuoi la pace, prepara la guerra”). I denari che si stanno spendendo per le armi, siano riversati per le situazioni più difficili, soprattutto per i poveri, soprattutto per le famiglie in difficoltà. Per tutto questo, innalziamo ancora una volta la preghiera al Signore».

La Cattedrale di San Cetteo gremita dai fedeli

Al termine della liturgia eucaristica, prima della benedizione finale, il Coro diocesano ha intonato il canto del ringraziamento, il Te Deum, anticipato da alcune parole di riconoscenza pronunciate da monsignor Valentinetti: «Io vorrei ringraziare il Signore per tutti i miei presbiteri – conclude l’arcivescovo di Pescara-Penne – che in questo anno hanno lavorato per il Giubileo, per tutti i diaconi e i ministri che si sono impegnati a vario titolo, a vario modo, nell’animazione dei pellegrinaggi. E vorrei ringraziare te, Chiesa santa di Pescara-Penne, perché hai vissuto insieme con tutti noi un evento giubilare comunitario a San Gabriele dell’Addolorata. Che il Signore ricompensi coloro che hanno lavorato per il bene della Chiesa, per la misericordia, per tutti i confessori che si sono avvicendati in questi mesi per dispensare la misericordia di Dio. E allora fratelli e sorelle, a conclusione dell’anno giubilare, vogliamo unire le nostre voci al canto di tutta la Chiesa, che oggi innalza il suo ringraziamento a Dio per il dono dell’indulgenza. Attraverso i sacramenti, il pellegrinaggio, la preghiera e la carità, abbiamo fatto un’esperienza intensa della misericordia divina e il Signore ha lavato i nostri peccati e ci ha ricolmati della sua grazia. Durante questo anno abbiamo comunicato nella fede, nella speranza e nella carità con tutto il mistero di Cristo, distribuito nel ciclo dei tempi liturgici. Ora, rinfrancati da questa esperienza di conversione, torniamo al ritmo quotidiano della nostra vita. Come discepoli che hanno visto il Suo volto, custodiamo la gioia dell’incontro con il Signore e manteniamo, senza vacillare, la professione della nostra fede perché è fedele Colui che ha promesso».

About Davide De Amicis (4804 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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