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Vita: “Ogni frammento va tutelato, pena il declino della democrazia”

"Bisogna intervenire con politiche abitative sicure e programmi di inclusione – conclude Chris Brown, responsabile dell’Ufficio europeo Oms per gli Investimenti per la salute - per generare un ritorno sull’investimento fino a otto volte superiore alla spesa iniziale. Un impegno costante nella protezione sociale e sanitaria, pari anche solo all’1% del Pil, è in grado di migliorare le condizioni di vita di centinaia di migliaia di persone in pochi anni"

Lo ha affermato oggi monsignor Giuseppe Baturi, segretari generale della Cei, intervenendo al convegno “Oggi chi è il mio prossimo?”, promosso da Ccee e Cei

Mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana

I temi della povertà e della salute sono stati al centro di un convegno, dal tema “Oggi chi è mio prossimo?”, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dalla Conferenza episcopale italiana e ospitato dalla Pontificia Università Lateranense in Roma: «La povertà in Europa – esordisce Chris Brown, responsabile dell’Ufficio europeo Oms per gli Investimenti per la salute – rappresenta una sfida sistemica che colpisce anche chi possiede molteplici impieghi, manifestandosi attraverso condizioni di lavoro instabili, orari eccessivi e una profonda mancanza di fiducia nelle autorità e nelle comunità».

A tal proposito, sulla base dei dati emersi nel secondo rapporto sullo stato dell’equità sanitaria dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), le disuguaglianze emergono drasticamente già prima dell’età scolare: «I bambini provenienti da contesti svantaggiati – osserva Brown – mostrano tassi di mortalità più elevati e una salute peggiore, con il 26% delle ragazze e il 18% dei ragazzi che segnalano condizioni fisiche precarie».

Un momento del convegno – Foto: Siciliani-Gennari/Sir

Inoltre, fattori quali il bullismo e l’esclusione dai servizi educativi per la prima infanzia portano ad uno svantaggio iniziale che compromette la futura capacità di apprendimento e la fiducia in se stessi: «È paradossale che in regioni ricche come l’Europa e l’Asia centrale – aggiunge il responsabile dell’Ufficio europeo Oms per gli Investimenti per la salute –, una percentuale compresa tra il 32% e il 74% dei bambini poveri arrivi a scuola affamata, ostacolando ogni possibilità di riscatto sociale. Nella fascia d’età tra i 16 e i 29 anni, si osserva un aumento senza precedenti delle patologie che raddoppia per i giovani in difficoltà, portando a una progressiva esclusione dal mercato del lavoro e dalle attività culturali. La sfiducia nel prossimo colpisce fino al 90% dei giovani in alcune aree, mentre l’elevato numero di ragazze che non studiano né lavorano aumenta drasticamente il rischio di povertà cronica. Al contrario, investire nella salute mentale e abbattere le barriere occupazionali potrebbe migliorare il benessere generale del 10% e favorire l’occupazione, rispondendo alle necessità di una società che invecchia».

Da qui la proposta: «Bisogna intervenire con politiche abitative sicure e programmi di inclusione – conclude Chris Brown – per generare un ritorno sull’investimento fino a otto volte superiore alla spesa iniziale. Un impegno costante nella protezione sociale e sanitaria, pari anche solo all’1% del Pil, è in grado di migliorare le condizioni di vita di centinaia di migliaia di persone in pochi anni».

È uno scenario preoccupante, quello emerso dal rapporto dell’Oms, sul quale si è espresso anche monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei: «Bisogna ribadire con forza – ammonisce il presule – che non esistono vite che non meritano di essere vissute. Ogni frammento di esistenza va tutelato, pena il decadimento della nostra stessa democrazia. La salute deve essere intesa in senso integrale, includendo gli aspetti affettivi e spirituali. Curare, etimologicamente, significa osservare e vedere. Il Buon Samaritano si ferma perché ‘vede’ la sofferenza, laddove altri passano oltre. Promuovere una cultura della cura significa dunque combattere l’incuria e l’indifferenza, riscoprendo che la misericordia arricchisce innanzitutto chi la esercita».

Successivamente, monsignor Baturi ha ricordato come, storicamente, «il cristianesimo ha inventato la beneficenza comunitaria legandola alla liturgia. La colletta domenicale diventava lo strumento per un’assistenza organizzata, non più privata ma espressione del popolo di Dio. Oggi questo significa anche portare la pastorale fuori dagli ospedali, raggiungendo le famiglie e i territori dove l’uomo vive. Un esempio plastico di questa collaborazione è il tavolo per la salute mentale della Cei, dove professionisti e docenti uniscono sguardi diversi per affrontare problemi che superano le singole competenze».

Da qui l’appello affinché l’amore per il prossimo si faccia politica: «Nel senso più alto del termine – precisa l’arcivescovo Baturi –, ovvero l’impegno per organizzare la società affinché tutti stiano meglio. Questo implica difendere il pluralismo delle istituzioni, favorire la partecipazione delle comunità locali e, soprattutto, dare voce a chi non ne ha. Non è accettabile – ha concluso – che la qualità della vita e l’accesso alle cure dipendano dal ‘codice di avviamento postale’».

About Davide De Amicis (4811 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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