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Fine vita: la Chiesa Cattolica inglese si mobilita contro il suicidio assistito

Il prossimo 11 settembre la seconda lettura alla Camera dei Comuni del «Terminally III Adults Bill». Gli interventi dei vescovi e lo storico scenario politico – segnato per la prima volta dall’elezione di un Primo Ministro cattolico – riaccendono un dibattito cruciale su tutela dei fragili, obiezione di coscienza e senso della cura.

Papa Leone XIV riceve Re Carlo III d'Inghilterra (Foto Vatican Media/SIR)

Si riapre a Londra uno dei confronti etici e sociali più complessi ed esigenti del nostro tempo. Il prossimo 11 settembre la Camera dei Comuni affronterà la seconda lettura del Terminally III Adults (End of Life) Bill, il disegno di legge mirato a legalizzare il suicidio assistito nel Regno Unito. Il provvedimento approda nuovamente in aula praticamente inalterato, nonostante le profonde perplessità e i dubbi emersi nel precedente passaggio alla Camera dei Lord, spingendo la Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles a promuovere una mobilitazione capillare per chiedere a fedeli e cittadini di interpellare direttamente i propri parlamentari.

A guidare l’appello dei cattolici inglesi sono i pronunciamenti netti e accorati dei rappresentanti dell’episcopato, che denunciano la deriva morale e i rischi sistemici insiti nel testo di legge. Mons. Mark Davies, vescovo di Shrewsbury, ha richiamato l’attenzione sui fondamenti spirituali e civili della difesa della vita:

«Come cristiani ci opponiamo per principio all’uccisione medica. La sacralità della vita è uno dei più grandi doni portati dal Cristianesimo. È incredibile che questo disegno di legge torni alla Camera praticamente inalterato dopo essere stato messo da parte alla Camera dei Lord tra mille perplessità. Dobbiamo essere risoluti e instancabili nella difesa dei più vulnerabili e nel sostenere le cure palliative».

In perfetta sintonia si colloca la presa di posizione di Mons. John Sherrington, arcivescovo di Liverpool e referente per i temi della vita per la Conferenza Episcopale britannica, il quale ha messo in guardia contro le inevitabili ricadute istituzionali e sanitarie della normativa:

«La legge modificherà in modo fondamentale i principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale, minando la fiducia tra paziente e medico. Le garanzie contro la coercizione e le pressioni sui più deboli sono del tutto inadeguate, e non c’è sufficiente tutela per l’obiezione di coscienza. Questa normativa rischia di indebolire le cure palliative, fino a costringere gli hospice alla chiusura».

A conferire un peso del tutto eccezionale al dibattito parlamentare è la cornice politica entro cui si consuma: per la prima volta nella storia del Regno Unito, infatti, alla guida del governo siede un Primo Ministro di fede cattolica: un passaggio dal valore storico indiscusso per un Paese le cui istituzioni politiche e monarchiche sono indissolubilmente legate, dal XVI secolo, alla tradizione anglicana.

La presenza di un leader cattolico al civico 10 di Downing Street proietta la discussione parlamentare su un piano di riflessione ancora più profondo, ponendo il capo dell’esecutivo al crocevia tra la propria coscienza, la fedeltà ai valori evangelici e l’amministrazione del bene comune in una società plurale.

L’imminente passaggio parlamentare invita a interrogarsi sul significato profondo della politica quando viene chiamata a legiferare sulle fasi più drammatiche dell’esistenza. In questo contesto, la voce della Chiesa e il compito di chi governa trovano un punto d’incontro fondamentale: riaffermare che nessuna persona deve sentirsi sola nella prova e che la risposta autentica al patire umano non è la morte procurata, ma una presenza operosa, compassionevole e strutturata che protegga i più deboli fino all’ultimo istante.

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