"Non c’è pace senza fiducia reciproca - si legge nella nota di Papa Francesco -. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico – che è una delle più alte espressioni della carità – porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento"
"Quando io parlo di “guerra”, - puntualizza il Santo Padre - parlo di guerra sul serio, non di “guerra di religione”: no. C’è guerra di interessi, c’è guerra per i soldi, c’è guerra per le risorse della natura, c’è guerra per il dominio dei popoli: questa è la guerra. Qualcuno può pensare: “Sta parlando di guerra di religione”: no. Tutte le religioni, vogliamo la pace. La guerra, la vogliono gli altri. Capito?"
"Dovremo ricominciare a vivere ecclesialmente, cristianamente parlando, in maniera molto più bella - sottolinea monsignor Tommaso Valentinetti - per farci comunicatori di fede e di speranza anche a chi la fede e la speranza o le ha perse o le si sono affievolite, oppure non le mai avute"
"Dopo la significativa assegnazione del premio Nobel per la pace al World Food Programme – riflette Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la fame -, occorre adesso sostenere, concretamente, i programmi promossi da chi, da decenni, opera con l’obiettivo di ridurre l’insicurezza alimentare determinata non solo dai conflitti in corso ma anche dai cambiamenti climatici, dalle disuguaglianze socioeconomiche e dall’attuale emergenza coronavirus"
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