“Esiste una diffusa Italia cattolica ed è una ricchezza per il Paese”
"Per quanto riguarda il Cammino sinoale - esorta il cardinale Zuppi -, dobbiamo - con la fiducia nella forza dello Spirito – dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono"
Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei -
Ph: Cristian Gennari/Siciliani
Nell’ultimo Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale italiana, che si è svolto da lunedì 26 a mercoledì 28 gennaio scorso, il cardinale arcivescovo di Bologna e presidente dei vescovi Matteo Zuppi, nell’ambito della sua prolusione, ha rilanciato il ruolo determinante della Chiesa a sostegno della società: «Esiste una diffusa Italia cattolica! – esordisce il porporato – Non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica. Il cristiano combatte solo il male e crede che ogni peccatore si può salvare. Il nostro è un mondo, popolato di tante case diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Sono le case che ci sono state affidate dalle generazioni precedenti e che dobbiamo custodire e per questo rinnovare. Sono le nostre parrocchie, le comunità religiose, i movimenti, le nostre istituzioni, le fraternità di ogni tipo, le iniziative comuni. Questo mondo è una ricchezza – lo dico senza orgoglio – per il Paese, per i credenti e non credenti, evita lo smottamento del terreno umano e sociale, quel dissestamento spirituale di una città di tanti individui soli».
Da qui l’essenzialità della presenza ecclesiastica: «La Chiesa – ribadisce il cardinale Zuppi – ha una forza invincibile, ma mite. L’istituzione dell’Anno giubilare serve in fondo a ricordare che, nonostante le fatiche e le disavventure della vita, non ci sono padroni e schiavi, paesani e stranieri, ma tutti figli di Dio. La fede si declina come fraternità. Solo la relazione dà senso, dignità, sicurezza all’individuo. È vero anche il contrario: senza relazioni di amore, quindi non interessate, l’individuo non è persona e la comunità finisce per diventare un condominio anonimo che condanna alla solitudine. Nella età della forza, dove prevale la logica gretta e illusoria del più forte, si alimenta invece la convinzione per la quale gli interventi umanitari sono comportamenti deboli, il dialogo una perdita di tempo, l’accoglienza una pericolosa arrendevolezza, la domanda di giustizia una questione oziosa».
E in occasione dell’ultimo Consiglio episcopale permanente della Cei, il presidente dei vescovi italiani ha rilanciato anche il mandato del Cammino sinodale delle Chiese in Italia che ha visto concludere la prima fase, avviando quella della ricezione: «Dobbiamo, con la fiducia nella forza dello Spirito – esorta il cardinale Matteo Zuppi -, dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono. Il documento di sintesi, non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza: spetterà ai vescovi individuare percorsi e organismi capaci di sostenere il cammino che si apre, favorendo la crescita e la libertà nel discernimento di comunità e persone. È tempo che anzitutto noi vescovi, a livello di diocesi, di regioni ecclesiastiche e di Cei, raccogliamo i frutti di quanto emerso dal 2021 ad oggi e prendiamo con determinazione le decisioni opportune». Questo l’appello del porporato, il quale ha messo in evidenza l’esistenza di «un certo scollamento tra la fede e la vita. La fede vissuta, testimoniata e celebrata; la comunità; l’impegno sociale e caritativo. Su di esse il gruppo di vescovi costituito dalla Presidenza su mandato di questo Consiglio ha proseguito il lavoro di riflessione».


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