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“In Quaresima il digiuno ci porta davvero a essere nel Signore”

"Il cristiano - precisa don Amadeo Joseé Rossi - digiuna perché Dio ha già dato tutto. Quindi, sottrarre cibo alla mensa serve soprattutto a guardarsi dentro, per accorgersi di essere abitati da altre tipologie di fame e bisogni che, spesso, soffocano la nostra vita e vengono soddisfatti dal consumo materiale"

Lo ha affermato il vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Amadeo Josè Rossi, che ha presieduto la liturgia del Mercoledì delle Ceneri nella parrocchia di San Luigi Gonzaga a Pescara

Don Amadeo Josè Rossi, vicario generale dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne, impone le Sacre Ceneri

Due giorni fa, nel Mercoledì delle Ceneri, anche la Chiesa di Pescara-Penne è entrata nella Quaresima. Un periodo del quale ha ricordato tutti gli aspetti più importanti il vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne, don Amadeo Josè Rossi, nella santa messa solenne che ha presieduto nella parrocchia di San Luigi Gonzaga a Pescara, della quale è parroco.

Don Amadeo José Rossi pronuncia l’omelia

Nell’omelia, don Amadeo ha spiegato l’essenza del cammino quaresimale, facendo un parallelismo con quella che è stata la vita di Gesù: «Cari fratelli e sorelle – esordisce il presbitero -, questo è il periodo di 40 giorni che precede la Pasqua di Risurrezione, nel quale la Chiesa invita i fedeli a un cammino di penitenza, di preghiera, di carità, per giungere convertiti al rinnovamento delle promesse battesimali che si compirà nella Domenica di Pasqua. E Gesù, nella vita pubblica, all’inizio della sua vita spirituale, vive un periodo nel deserto, affrontando l’esperienza delle tentazioni. Nel deserto Gesù è guidato dallo Spirito e quest’ultimo, nel nostro immaginario, dovrebbe essere ciò che ci allontana dalle tentazioni, perché queste ultime fanno parte della vita spirituale di una persona».

In seguito, il sacerdote ha approfondito meglio il significato della tentazione: «È un capitolo della vita spirituale – precisa il vicario generale -. Non dobbiamo temerla quando scatta nel percorso della nostra vita spirituale, se una persona è nel Signore, se una persona veramente come Gesù, essendo pieno dello Spirito Santo, vince le tentazioni. Ma se, al contrario, questa persona non ha una vita spirituale, non è al sicuro. Logicamente quella tentazione potrebbe essere un aiuto formidabile per crescere, soprattutto nella vita spirituale, per cui noi non dobbiamo temere l’incontro con il male, l’incontro con il maligno, perché è la stessa esperienza che ha avuto Gesù nella sua vita. Perché vi dico questo? Perché Gesù, lo vedremo nel capitolo 4 del Vangelo di Matteo, dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti, è stato condotto nel deserto. Oggi noi, nel Mercoledì delle Ceneri, siamo chiamati al digiuno, a sperimentare la fame».

A questo punto, don Amadeo si è domandato cosa sia la fame: «Qual è veramente il segno che simbolizza per noi il digiuno? – s’interroga il parroco di San Luigi Gonzaga a Pescara -. Che significa avere un bisogno? Tutti noi abbiamo bisogno e abbiamo fame di essere riconosciuti, fame di trovarci al posto giusto, fame di essere amati. Quando noi tocchiamo la nostra fame, tocchiamo una parte molto importante di noi stessi. L’esperienza della fame non è un’esperienza di disperazione, è una grazia, cari fratelli e sorelle. È, per dire così, un bisogno che noi possiamo sentire, per sentirci amati, valorizzati, toccando qualcosa del quale essere guariti. Ma non si guarisce dalla fame. Non si guarisce dai nostri bisogni, perché fanno parte della nostra natura. Qual è il problema che si presenta quando noi abbiamo fame di noi stessi? Quando noi abbiamo fame di essere riconosciuti? Quando noi abbiamo fame dei nostri interessi? Se noi siamo lontani dal Signore è lì che si presenta il male, è lì che si presenta la tentazione. Il male si inserisce proprio lì, si manifestano i nostri bisogni ai quali esso fornisce la risposta. Il male fornisce una risposta nella tentazione».

I fedeli presenti nella parrocchia di San Luigi

Ma questo scenario può essere evitato: «Noi siamo di Cristo – ricorda don Amadeo José Rossi – e Lui ci ha fornito una risposta diversa. Gesù non è caduto in tentazione, Gesù è stato tentato, ma ha detto “no”. E i bisogni umani, carissimi, non possiamo dire che sono una patologia, perché tutti noi abbiamo bisogni fisici, affettivi, spirituali. Fanno parte della nostra natura. Quello che noi dobbiamo vivere in questo tempo di Quaresima, è che il digiuno ci porta veramente a essere nel Signore. Il digiuno fa spazio all’essenziale. Il digiuno fa parte di questo cammino. Il digiuno obbligatorio del Mercoledì delle Ceneri e del Venerdì Santo, non è una pratica ascetica finalizzata ad ottenere qualcosa da Dio. Al contrario, il cristiano digiuna perché Dio ha già dato tutto. Quindi, sottrarre cibo alla mensa serve soprattutto a guardarsi dentro, per accorgersi di essere abitati da altre tipologie di fame e bisogni che, spesso, soffocano la nostra vita e vengono soddisfatti dal consumo materiale».

Da qui l’auspicio finale del vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne: «Mi auguro – conclude il presbitero – che oggi voi abbiate sperimentato questa fame, il fatto di aver sottratto il cibo dai tavoli per vivere questa fame interiore nel Signore. E dobbiamo stare attenti a questa fame che non è spirituale, alla fame materiale che può soffocare la nostra vita spirituale, la nostra vita nel Signore. Quindi affidiamoci al Signore, camminiamo insieme e preghiamo gli uni per gli altri per poter arrivare al giorno di Pasqua con un cuore gioioso nel Signore. 40 giorni. Questo numero vuol dire “tutta la vita”. Approfittiamo di questo tempo di grazia. Viviamo questa Quaresima nell’amore di Cristo e cerchiamo tutti di essere nel Signore. Che Maria Santissima e San Luigi ci accompagnino in questo cammino di Quaresima. Amen».

About Davide De Amicis (4803 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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