Guerra, Pizzaballa: “L’Europa dica una parola chiara e forte di riconciliazione”
"Dico allora a tutti i lettori e agli ascoltatori, soprattutto ai fedeli della diocesi di Pescara Penne - conclude il cardinale Pierbattista Pizzaballa - che li ringraziamo della loro preghiera, della loro vicinanza, della loro solidarietà e che vi aspettiamo in Terra Santa"
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, in visita a Montesilvano
C’era anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme e frate minore, tra gli ospiti presenti al Congresso internazionale della Koinonia San Giovanni Battista (un’associazione privata di fedeli presente in tutto il mondo, riconosciuta dalla Chiesa cattolica, che ha la mission di promuovere un cammino di nuova evangelizzazione) che si è svolto al Pala Dean Martin di Montesilvano da venerdì 18 a oggi 20 settembre. Questo perché la Koinonia San Giovanni Battista ha una sede pastorale proprio a Gerusalemme. Così, in occasione di questo appuntamento, il porporato ha concesso un’intervista in esclusiva per La Porzione.it e l’emittente radiofonica diocesana Radio Speranza InBlu.
Eminenza, innanzitutto questa presenza al Congresso Internazionale della Koinonia San Giovanni Battista, che ha un legame forte con la Terra Santa, dov’è venuto a portare il suo saluto e un messaggio importante…
«Sì, sono venuto a fare un saluto, visto che hanno una presenza importante in Terra Santa, e anche a incoraggiarli, nonostante i tempi di incertezza che stiamo vivendo, esortandoli a continuare nella loro testimonianza e soprattutto nel dire che, nonostante le la profondità della notte, noi dobbiamo essere quelli che portano un po’ di luce ovunque nel mondo».
Lei lo scorso venerdì 18 settembre, ricevendo la cittadinanza onoraria a Bologna – dove ha fatto la professione, dove è “nato” nel suo ministero, ha detto che ancor prima di ricostruire la pace, quella da ricostruire è innanzitutto la fiducia. Ecco qual è l’importanza, qual è la posta in palio di questo valore da rilanciare?
«Senza la fiducia è impossibile ricominciare, è impossibile soprattutto, cioè puoi ricostruire anche le case, ma non puoi renderla abitabile. Possiamo ricostruire le strade, ma non riusciremo a incontrarci per strada se non c’è un minimo di fiducia. E la fiducia non nasce solo dalle parole, ma soprattutto da gesti, da persone capaci di porre dei gesti che poco alla volta rompano questa barriera che abbiamo creato tra noi».
E poi il rispetto delle diversità. Lei è patriarca latino di Gerusalemme latino e quindi ogni giorno è chiamato a dialogare con altri popoli e religioni dialogare. Qual è l’importanza del rispetto delle diversità, delle opinioni e delle chiese che devono coesistere?
«La prima cosa è riconoscerle, riconoscere che tutti hanno diritto di dire una parola e di essere ascoltati. Anche noi non possiamo pretendere che ci ascoltino se per primi non ascoltiamo e gli altri non si sentono ascoltati da noi».
Gli analisti affermano che addirittura la guerra (tra Russia e Ucraina) il prossimo anno potrebbe arrivare addirittura nel cuore dell’Europa, estendendosi notevolmente. Cosa dire a questa società che non riesce a deporre le armi e sta distruggendo la pace ogni giorno, pezzo dopo pezzo?
«L’uso delle armi è solo l’ultimo anello della catena. Si inizia con il linguaggio, con la sfiducia, con l’odio, il rancore e un linguaggio violento poi crea anche la cultura di violenza. Quindi dipende da voi, da quanto voi siate in grado, da voi in Europa intendo, di non assistere a questa deriva, di poter dire una parola chiara e forte, diversa, di riconciliazione, che non nega i problemi, ma che non dà ai problemi l’ultima parola».
In Israele e in Palestina qualcosa sta per cambiare, ci saranno anche nuove elezioni. Qual è l’appello del patriarca latino di Gerusalemme per un cambiamento dello stile e per un tornare al rispetto delle diversità e dei luoghi e delle persone che hanno diritto a vivere quei luoghi, anche se sono di fedi e di etnie diverse?
«Io spero che con le prossime elezioni in Israele, poi in seguito mi pare anche in Palestina, la gente dica che vuole cambiare, vuole sicurezza, ma vuole anche pace e riconciliazione tra tutti».
Infine noi Chiese locali in Italia, in Europa, nelle nostre piccole realtà, cosa possiamo fare per contribuire tutti insieme a questo processo che ci vede comunque uniti verso la pace, verso la riconciliazione?
«Bisogna innanzitutto pregare, perché da soli non ce la facciamo neanche qui, neanche qui in Italia è possibile. E poi? creare gemellaggi, creare legami. Uno dei problemi che abbiamo non è soltanto la solitudine, anche i problemi finanziari, ma soprattutto sentirsi isolati, dimenticati. Quindi tutto quello che può agevolare queste relazioni importanti».
Prima di fare ritorno a Gerusalemme, vorrebbe lasciare un saluto alla Chiesa di Pescara-Penne e ai lettori di La Porzione.it, così come agli ascoltatori di Radio Speranza InBlu che la seguono sempre?
«Dico allora a tutti i lettori e agli ascoltatori, soprattutto ai fedeli della diocesi di Pescara Penne che li ringraziamo della loro preghiera, della loro vicinanza, della loro solidarietà e che vi aspettiamo in Terra Santa».

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