Nel 1966 la prima esecuzione della cosiddetta «Messa beat» segnò un vero punto di svolta nella musica liturgica. In una chiesa su cui spirava il vento variabile del Concilio Vaticano II, quell’esperimento musicale divise il popolo cattolico sull'introduzione della musica leggera nella liturgia, tanto che S.S Paolo VI durante il suo difficile pontificato fu chiamato a pronunciarsi in merito.Tra continuità o discontinuità la prima «messa beat» innescò indirettamente un processo spontaneo che cambiò dal basso il modo di suonare e cantare nelle parrocchie italiane.
Si tratta certamente di un compromesso, sarebbe stato preferibile estendere l’obbligo a tutte le fasce d’età; tuttavia il provvedimento “costituisce un passaggio epocale perché si ristabilisce la responsabilità di sanità pubblica
"Non sarà un Anno che viene a ostacolare le iniziative di ogni singola Chiesa locale – precisa monsignor Rino Fisichella -. Piuttosto si presenta come un periodo in cui ogni iniziativa programmata viene sostenuta in maniera efficace, proprio perché pone a suo fondamento la preghiera. Non ci sarà d’aspettarsi, pertanto, una serie di iniziative particolari quanto, piuttosto, proposte perché la preghiera della Chiesa venga di nuovo a rinvigorire e affrancare la vita di ogni battezzato"
"In questo recuperato slancio missionario - promettono i vescovi delle aree interne -, ci impegniamo a costruire un volto di Chiesa battesimale, partecipativa, coinvolgente e coraggiosa, in cui il contributo dei laici, e delle donne in particolare, venga adeguatamente valorizzato; costruire ponti con le istituzioni nazionali e periferiche; collaborare con gli attori istituzionali nella Sperimentazione nazionale delle aree interne (Snai) e nella applicazione delle Zone economiche speciali (Zes); adottare soluzioni pastorali capaci di formare le coscienze a vivere questo tempo di semina, nella prospettiva di una solidarietà circolare; questo è particolarmente vero per la drammatica pandemia in atto"
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