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“In Libano la Chiesa cattolica ha aperto le porte a tutti”

"In Libano - denuncia la Schiavulli - sono già stati uccisi nel conflitto iniziato recentemente 80 paramedici. A Gaza sono a tutt'oggi il triplo. Tutto questo - aggiunge la Schiavulli – avviene in nome di alcuni interessi di persone che sono lontane dagli dai teatri di guerra. In Congo, per esempio, c'è una guerra per interessi. Siamo in una situazione - dice ancora la direttrice di Radio Bullets - in cui alcuni potenti pensano di poter violare il diritto internazionale"

Lo ha affermato ieri la giornalista e inviata di guerra Barbara Schiavulli, intervistata dal direttore della Caritas diocesana Corrado De Dominicis, nell’incontro dal tema “La guerra dalla parte di chi la subisce: dentro i conflitti in Medio Oriente e nel mondo con gli occhi di un’inviata” ospitato dalla Fondazione Pescarabruzzo

Barbara Schiavulli intervistata da Corrado De Dominicis

Ai giornalisti oggi non è neanche consentito entrare in zone di guerra. Muoiono da sempre nelle zone di guerra, ma la differenza è che ora sono nel mirino nel senso che a volte sono loro stessi obiettivo di azioni militari”. Lo ha detto Barbara Schiavulli, inviata di guerra  e direttrice di Radio Bullets, in dialogo con Corrado De Dominicis, giornalista e direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne nel corso dell’evento La guerra dalla parte di chi la subisce: dentro i conflitti in Medio Oriente e nel mondo con gli occhi di un’inviata”, che si è svolto venerdì 24 aprile nella sala conferenze della Fondazione Pescarabruzzo a Pescara con il patrocinio dalla stessa Fondazione e l’organizzazione della Caritas diocesana nell’ambito del ciclo di appuntamenti dal tema “Seminando la pace”

Nel corso del dialogo, introdotto dal responsabile della comunicazione della Caritas pescarese Giannicola D’Angelo, come aprendo il suo taccuino fatto di racconti e riflessioni ad essi collegate, la giornalista ha raccontato di aver cominciato la sua attività di inviata di guerra in Palestina, specificando che i corrispondenti si specializzano in una zona e spiegano da lì il contesto, mentre lei è stata per anni in Palestina, poi in Libano e in altri contesti.

La giornalista ha raccontato l’esperienza da lei vissuta in Libano: « – denuncia la nota inviata di guerra – sono già stati uccisi nel conflitto iniziato recentemente 80 paramedici. A Gaza sono a tutt’oggi il triplo. Tutto questo – aggiunge la Schiavulli – avviene in nome di alcuni interessi di persone che sono lontane dagli dai teatri di guerra. In Congo, per esempio, c’è una guerra per interessi. Siamo in una situazione – dice ancora la direttrice di Radio Bullets – in cui alcuni potenti pensano di poter violare il diritto internazionale».

Secondo la Schiavulli in Palestina ora gli israeliani non vogliono accordi di pace, ma stanno spingendo sull’Iran con conseguenze anche per noi. Da tutto questo è emersa una domanda che, nel suo dialogo col direttore della Caritas diocesana, la giornalista ha rivolto a tutti: «Che possiamo fare? – s’interroga la reporter – Possiamo scendere in piazza, possiamo votare, possiamo in qualche modo orientare anche la politica». 

Un momento dell’incontro

Un momento molto intenso dell’incontro è stato quello in cui, mostrando alcune foto, la Schiavulli ha parlato di quanto ha visto in Libano raccontando alcuni episodi che l’hanno vista testimone e con essi l’impegno che le persone, la società civile, e quindi anche la Chiesa, stanno mettendo in campo proprio per sostenere chi fugge dal contesto della guerra. Uno di questi è quello di una donna che aveva perso in un bombardamento avvenuto al mattino presto il marito e il figlio piccolo, mentre l’altra figlia di 6 anni è rimasta viva e lei stessa, oltre ad avere avuto gravi conseguenze ad una gamba, ha perso un braccio: «Questa donna – racconta l’inviata di guerra – si è data da fare approdando all’ospedale di Baalbek, da dove sta cercando di ricominciare».

«Racconto storie come questa – ha detto la Schiavulli – perchè non servono giornalisti servi del potere, ma giornalisti che raccontano storie». Sulla scorta di questa considerazione è partito il suo racconto della propria esperienza a bordo della Flottilla, il gruppo di imbarcazioni che ricorderete era stato al protagonista di una missione per portare aiuti a Gaza. Un racconto partito dai giorni vissuti dai giornalisti al seguito della Flottilla e continuato con quello che è accaduto quando i giornalisti stessi, all’arrivo a Cipro, sono stati portati verso Ashdod, e di come, mentre da lì i parlamentari sono stati presi ed espulsi, loro sono stati trattenuti insieme ai militanti in porto, fatti sedere sull’asfalto per circa 4 ore, e poi fatti entrare e controllati anche con perquisizioni fisiche: «Dopo tutto questo – afferma – per 3 giorni siamo stati trattenuti praticamente senza nè acqua né medicinali, dato che sono state dati in situazioni veramente delicate». La giornalista ha anche raccontato che dopo tre giorni è cominciato il viaggio di ritorno e sottolineato l’accoglienza vissuta in Italia da parte di tante persone che si sono mosse e per manifestare la loro sensibilità.

A margine dell’evento Barbara Schiavulli ha parlato anche ai microfoni di Radio speranza InBlu, la Radio della Chiesa diocesana di Pescara-Penne. Nell’intervista, tra i diversi temi affrontati, non è mancato il riferimento all’importanza che ha la presenza della Chiesa nei contesti bellici: «Devo dire – riconosce la direttrice di Radio Bullets – che io non sono particolarmente religiosa, però mi rendo conto che le organizzazioni religiose sono presenti, che ultimamente il Papa ha manifestato la sua contrarietà alla guerra, e che l’ha fatto fortemente: anche se è stato criticato da un presidente potente come Trump, è andato dritto per la sua strada. Se uno è cattolico – osserva la giornalista – dovrebbe avere un interesse in più per quelli che sono i suoi fratelli e sorelle che stanno in altre parti nel bisogno. È una cosa bella che ho visto adesso in Libano. A Beirut, siccome sono arrivati un milione di sfollati dal sud, sono anche arrivate le persone straniere che lavoravano per quelli che stavano al sud, come le domestiche – molte delle quali filippine – che sono donne cattoliche. La Chiesa ha aperto le porte per ospitare queste persone. All’inizio hanno ospitato le donne e gli uomini cattolici, ma poi hanno preso tutti, perché è quello che si fa: si aiuta chi ha bisogno. Credo sia uno degli insegnamenti che la la nostra religione esprime insieme a tutte le altre».

About Massimiliano Spiriticchio (682 Articles)
Laureato in Scienze della Comunicazione e giornalista pubblicista, collabora da vari anni con Radio Speranza
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