Vocazione: “Se la si avverte occorre una guida spirituale per capirla”
"È importante - sottolinea don Amadeo José Rossi, vicario generale dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne - pregare per le vocazioni alla vita religiosa, alla vita consacrata e alla vita sacerdotale. Il Signore chiama, solo bisogna rispondere, aprire il cuore come diceva benissimo don Roberto nell'omelia, trovare anche chi ci possa guidare, tanti Anania, trovare anche la disponibilità del cuore di poter servire"
Don Roberto Goussot, coordinatore della Pastorale vocazionale diocesna di Pescara-Pnene, pronuncia l'omelia
Lo scorso venerdì sera, nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Collecorvino, stato il vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Amadeo Josè Rossi ad aprire la veglia diocesana di preghiera in preparazione alla 63ª Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni della scorsa domenica – dal tema “Aspirate alla santità ovunque voi siate”, tratto dall’omelia pronunciata da Papa Leone XIV a Tor Vergata il 3 agosto 2025 in occasione del Giubileo dei giovani – presiedendo la santa messa concelebrata dal parroco e coordinatore della Pastorale vocazione dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Roberto Goussot.
È stato quest’ultimo, invitando tutti alla preghiera affinché il Signore susciti nuove vocazioni in tutti gli ambiti, a pronunciare l’omelia: «Mangiare l’Eucarestia – spiega il presbitero – è un atto non solo sacro, perché riconosciamo il corpo e il sangue di Cristo sotto i segni del pane e del vino, ma è un atto profondamente intimo. Cioè indica l’intimità profonda tra noi e Dio. Spesso non ci facciamo caso, ma tutto ciò che portiamo alla bocca riguarda la nostra più profonda intimità. Quando si dà un bacio a una persona non è un gesto indifferente. E portare Gesù dentro di noi, significa costruire con lui un rapporto del tutto personale, intimo. La vocazione nasce dall’intimità con Dio, non è un atto tradizionale, una consuetudine, ma nasce da un incontro profondo di intimità che è irripetibile perché unico. Gesù si rivela a ciascuno di noi in maniera singolare. E nell’Eucarestia c’è questa vitale intimità, come la vitale intimità tra due sposi, la vitale intimità tra due amici. C’è un’intimità che il Signore vuole costruire con noi, se lo vogliamo. E nella vocazione si cresce e c’è la libertà, perché il Signore non ci obbliga a riceverlo, ma ci invita ad andare alla sua mensa. È bello pensare l’Eucarestia come un invito, un’occasione per ciascuno di noi, un treno che passa, che possiamo prendere o non prendere. Allora questo incontro personale con il Signore questa sera ci aiuta tantissimo».
A questo punto, don Roberto ha fatto riferimento alle letture del giorno, a partire dalla prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli: «Riguarda la conversione di San Paolo – approfondisce il coordinatore della Pastorale vocazione diocesana – da un atteggiamento di opposizione a un atteggiamento di accoglienza. La vera conversione in San Paolo si gioca dentro questa dinamica. Prima si oppone accanito, inferocito. È preso dalla superbia, dal suo sapere tutto, perché è garante della legge e quindi tutto questo lo acceca a tal punto che perseguita i cristiani, che ancora non sono chiamati tali, ma gli appartenenti a questa via. Interessante anche questo, no? All’inizio non erano detti subito cristiani, poi però mentre è in viaggio una luce lo avvolge. E qui abbiamo una prima indicazione… Molto spesso succede che nella vocazione, non per tutti, c’è un momento di conversione forte dal peccato alla grazia e quella conversione è possibile perché incontri qualcosa che è molto più grande dei tuoi desideri della vita materiale. Cioè, incontri un Dio che ti dà tutto, che ti dà quello che nessuno riesce a darti. Ecco, San Paolo fa questo tipo di incontro. Mentre è così accanito, a un certo punto quella luce eterna e divina, come direbbe Sant’Agostino “Ti cercavo fuori, ma invece eri dentro di me attraverso quella luce, che era profonda, ma vera”. E dentro questa luce San Paolo riconosce questo Dio, ma non riesce a vedere».

È in questo caso che serve un aiuto: «Spesso – sottolinea il parroco di Collecorvino – quando si scopre qualche germoglio di vocazione, dopo una conversione forte o anche dopo un momento anche di meditazione, da soli non riusciamo a vedere. Qualcuno deve interpretare che cosa il Signore sta facendo con noi. Abbiamo bisogno di guide e al giorno d’oggi ancora di più. I giovani spesso si affidano al “fai da te” anche nella vita di fede e questo può avere dei rischi molto seri. Invece Saulo obbedisce fin da subito alla Chiesa, perché ha bisogno di essere seguito. C’è questo tale Anania, che interpreta la vicenda di Paolo interpreta che cosa gli sta succedendo. Serve un padre spirituale, una guida che ci aiuti nel cammino… “Mi sta succedendo questo, sto vivendo questa cosa qui, sto pregando in questo modo, non so se va bene”. E quella guida ci spiana la strada davanti, ci aiuta ad interpretare quei segni che man mano sul cammino si fanno presenti. E per ogni vocazione è così. Se io ripenso al mio periodo prima e durante il Seminario, se non ci fossero state delle guide, sarebbe stato impossibile approdare ad una scelta definitiva».
Da qui il consiglio rivolto ai giovani e a tutti coloro che cercando di comprendere la propria vocazione: «La guida spirituale è fondamentale – ribadisce don Roberto Goussot -. Questa sera possiamo chiederci… “Nella mia vita ho avuto un’Anania io?” Un qualcuno che ha interpretato quello che mi stava mi stava succedendo, che era voce della Chiesa e che in un certo senso mi ha aiutato a vedere ciò che io non riuscivo a vedere. Però riconoscere questo, significa avere la forza e il coraggio di affidarsi a un certo punto, di consegnarsi, di non fare da sé. È terribile quando si fa da sé. Ognuno cerca la propria zona di comfort, no? Invece, San Paolo fa questo, si consegna e nel momento in cui lo fa riesce poi a rivedere. Cioè, la guida ci aiuta a capire quello che ci sta succedendo e riusciamo a vedere chiaramente la nostra vita e a sceglierla veramente, perché non si tratta solo di vederla, di capirla, ma di sceglierla. La vita va scelta, ma va scelta a ogni età, va scelta da bambini, va scelta da ragazzi, va scelta da adulti. A 30, 40 anni, va scelta quando si sono confermate le scelte a 50, 60, 70 anni, ma va scelta anche da anziani la vita, perché è bello giocare la vita con il Signore. Solo lui può darci quella pienezza. D’altro canto Saulo di Tarso aveva tutto nella vita. Questa luce che lo ha avvolto era un qualcosa che lui aspettava, ma di cui non aveva mai fatto esperienza. E così per noi, quando incontriamo il Signore, va da sé, perché non ne possiamo fare più a meno. Questo è il senso di un vero incontro con il Signore. Poi magari ci saranno gli errori, ci saranno i peccati, ma tu continui a seguirlo perché scopri nella tua vita un Dio che ti dà tutto e che ti dà quello che nessuno riesce a darti. E Paolo fa questa esperienza. È da qui che incomincia ad annunciare il Vangelo, da questo incontro con il Signore che è diverso dagli incontri che lui aveva fatto fino a quel momento. È diverso perfino dall’incontro che lui aveva fatto con la legge, con tutto quello che aveva imparato anche dal mondo ebraico».
Infine il suggerimento: «Chiediamo questa sera due cose. La prima. Se non abbiamo mai incontrato un Anania lungo la nostra strada, chiediamo al Signore di poterlo incontrare, perché possiamo interpretare e poi vivere veramente la nostra vita, renderla bella. E due, se l’abbiamo incontrato, di fare memoria di quell’Anania. Oppure, per molti di noi, ce ne saranno stati diversi ad accompagnarci per un pezzetto o per una strada un po’ più lunga, aiutandoci ad accogliere la bellezza dell’amore di Dio che si offre ancora una volta a ciascuno di noi, se lo vogliamo. Perché il Signore nella libertà ci ha creati e, sempre nella libertà, desidera che noi accogliamo il suo invito. Non ci obbliga mai Dio. Bella quella scena di domenica scorsa, con l’episodio dei discepoli di Emmaus. È anche molto toccante, commovente, quando Gesù inizia a parlare con questi due discepoli. Però poi, a un certo punto, nonostante loro incomincino a prendere confidenza con questo Gesù che ancora non riconoscono pienamente, Lui a un certo punto, quando loro arrivano al luogo dove si dovevano fermare, fa come se dovesse andare più avanti. Anche lì non li obbliga, aspetta l’invito nostro il Signore. Vedete quanto è delicato Gesù con noi? Ci rispetta fino in fondo. Dal rispetto di Gesù noi impariamo il rispetto degli altri, che è un rispetto vero, profondo, ma è un rispetto di chi ama, perché Dio è l’amore totale che si rivela al cuore di ciascuno di noi. Amen».
Al termine della santa messa, è stato il vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne a portare i saluti: «A nome di monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della nostra cara Arcidiocesi di Pescara-Penne – afferma don Amadeo José Rossi -, un saluto a tutti voi nella persona del vostro caro parroco don Roberto Goussot, come responsabile della Pastorale vocazionale. In questa Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, Papa Leone XIV chiama tutti alla santità, ovunque ci troviamo. Vedo che sono arrivati anche i ragazzi per partecipare alla veglia. Quindi preghiamo oggi per le vocazioni alla vita religiosa. Abbiamo anche le nostre consorelle religiose, alla vita consacrata, alla vita sacerdotale, ma soprattutto preghiamo anche per la vita matrimoniale. E siamo tutti chiamati a pregare perché il Signore, il “padrone della vigna”, mandi operai nella sua vigna. È importante pregare per le vocazioni alla vita religiosa, alla vita consacrata e alla vita sacerdotale. Il Signore chiama, solo bisogna rispondere, aprire il cuore come diceva benissimo don Roberto nell’omelia, trovare anche chi ci possa guidare, tanti Anania, trovare anche la disponibilità del cuore di poter servire. Qui abbiamo due seminaristi della nostra Arcidiocesi, Francesco e Daniele. Preghiamo anche per loro, per la loro perseveranza. Preghiamo per i ministri, per i ragazzi che hanno servito all’altare. Il Signore chiama dove vuole e quando vuole. Quindi preghiamo per i nostri sacerdoti, per la Chiesa, per il mondo intero. Che ognuno, nel suo piccolo, possa essere sempre luce e sale in questo mondo. Il Signore ci chiama, carissimi, alla bella avventura di seguirlo più da vicino nella vita consacrata, nella vita sacerdotale e nella vita religiosa».




