"Non è possibile, in un Paese civile - denuncia don Ciotti - che l'80% dei familiari delle vittime non conosce la verità o la conosce solo in parte. Quella delle vittime innocenti delle mafie deve essere una memoria viva, una memoria che si assume l’impegno e la responsabilità di realizzare gli ideali di chi è stato ucciso perché non ha voluto piegarsi alla violenza, al sopruso, alla corruzione"
"Essi - denuncia Porte aperte/Open doors - vengono additati come diversi, sono vittime di bullismo, vengono penalizzati negli esami e nelle valutazioni o si vedono negata una borsa di studio"
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