Secondo l’annuale Rapporto Eurispes, i cattolici italiani si recano in Chiesa per pregare (il 53,1%) e per tradizione familiare (il 18%). Un cattolico su cinque (20,5%) partecipa alla Santa Messa la domenica, in leggero calo rispetto al 1991 (24,4%), mentre il 14,8% si limita a una frequenza di una o due volte al mese (15,2% nel 1991). Il 7,4% infine non partecipa mai alla liturgia
"La bellezza del Vangelo - spiega il Papa - richiede di essere vissuta – l’unità – e testimoniata nella concordia tra noi, che siamo così diversi! E questa unità oso dire che è essenziale al cristiano. Non è un atteggiamento, un modo di dire, no, è essenziale, perché è l’unità che nasce dall’amore, dalla misericordia di Dio, dalla giustificazione di Gesù Cristo e dalla presenza dello Spirito Santo nei nostri cuori"
"Lo sfondo importante è la comunità cristiana - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -. La possibilità e la necessità che la comunità cristiana, in quanto tale, si riedifichi e riviva la sua triplice dimensione di evangelizzazione e catechesi, di celebrazione e liturgia, di carità e condivisione. È questa la grande sfida che sta davanti a noi, al cammino della Chiesa italiana nei prossimi anni"
"La sinodalità – puntualizza don Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo - non è un espediente organizzativo per la ripartizione di ruoli e poteri. Vocazioni, carismi e ministeri – incluso il ministero ordinato – vanno compresi a partire dalla logica della missione, non delle dinamiche organizzative interne alla comunità ecclesiale. È una sinodalità missionaria. In questa luce si pone anche la questione dei ministeri laicali e soprattutto del posto delle donne all’interno della Chiesa, anche rispetto alla partecipazione ai processi decisionali e all’accesso alle strutture di governo. Per costruire possibilità concrete di vivere comunione, partecipazione e missione la Chiesa ha bisogno di strutture, in particolare di governo prevedendo anche le opportune innovazioni del diritto canonico. Ma le strutture da sole non bastano. C’è bisogno di un lavoro di formazione continua che sostenga una cultura sinodale diffusa e di una spiritualità"