Camilliani a Pescara: “Una presenza significativa che vogliamo aumentare”
"San Camillo - sottolinea Padre Pedro Tramontin - era un uomo e si sentiva molto peccatore, però ha aperto il cuore, si è lasciato toccare dalla grazia di Dio ed è un esempio per noi che anche se ci sentiamo limitati, deboli, peccatori, quando apriamo il cuore a Dio c'è la possibilità di convertirci e di fare tanto bene al prossimo. Speriamo che la gente lo comprenda"
Padre Pedro Tramontin, 61° successore di San Camillo de Lellis come superiore generlale dei Camilliani
Prosegue la peregrinatio delle reliquie del corpo di San Camillo de Lellis a Pescara, che ancora per la giornata di oggi saranno esposte alla preghiera e alla venerazione dei fedeli presso il Santuario del Cuore Immacolato di Maria,in via Vespucci a Pescara. Domani, alle 9.30, verranno traslate nella cappella dell’ospedale civile di Pescara, dove alle 10.15 verrà celebrata la santa messa che poi lascerà spazio alla preghiera fino alle 14, quando le reliquie lasceranno Pescara alla volta della parrocchia dei XII apostoli di Chieti scalo, prima di fare rientro al Santuario di Bucchianico. E lo scorso sabato, in occasione dell’arrivo delle reliquie di Santo nella Cattedrale di San Cetteo, è intervenuto anche Padre Pedro Tramontin (58 anni), 61° successore di San Camillo de Lellis alla guida dei Camilliani. In questa particolare occasione, il superiore generale ha voluto concedere le sue riflessioni ai taccuini di La Porzione.it e ai microfoni dell’emittente radiofonica diocesana Radio Speranza InBlu, per raccontare la grande devozione nei confronti di San Camillo e l’impegno dei camilliani al fianco dei malati e dei più fragili.
Padre Pedro, la sua presenza impreziosisce ulteriormente questa peregrinatio delle reliquie del corpo di San Camillo de Lellis nell’Arcidiocesi di Pescara Penne. Qual è il valore di questa presenza?
«Sì, San Camillo, essendo il patrono dei malati, degli ospedali, dei lavoratori dell’area della salute nella Chiesa cattolica presenti in tutto il mondo, praticamente essendo qui a Pescara è un segno della presenza della santità che porta in questa diocesi. Quindi attraverso il suo esempio, siamo chiamati ad essere santi anche noi e poi è un segno di benedizione ai tanti che richiedono la sua intercessione per la salute, per la pace e anche per il bene di questa città. Così speriamo che sia un esempio di santità e anche una presenza della benedizione di Dio attraverso la sua santità».
Qual è il messaggio che ci dà oggi San Camillo de Lellis? Perché è lui che è vicino ai malati, ai sofferenti e oggi le malattie sono tante, non solo quelle fisiche, ma anche quelle della mente, che purtroppo affliggono il nostro mondo. Allora qual è oggi il messaggio che noi credenti siamo chiamati a rilanciare e che voi camilliani per primi rilanciate a tutto il mondo?
«Vivendo in un mondo molto tecnologico oggi, con il progresso tecnologico della che fa tanto bene all’umanità, accanto a questo viene l’umanizzazione dell’area della salute. Quindi professionisti capaci di eseguire la parte tecnica, ma anche dell’umanizzazione che è parte della cura. Quindi la presenza anche spirituale, che la fede è capace di curare. Tutte queste cose insieme sono un messaggio che portiamo alla città e agli operatori sanitari, ovvero unire questi due aspetti che non sono separati, ma vanno insieme per servire meglio».
Oggi la sanità è considerata sempre più un costo, quindi questa umanizzazione delle cure è importante in un mondo in cui si fa fatica a garantire una sanità per tutti e diventa sempre più un privilegio per pochi…
«Questa è una grande sfida per tutta l’umanità, non solo per l’Italia. Vedo che ancora questo Paese riesce a offrire abbastanza, dobbiamo sicuramente ancora migliorare, ma è una sfida costante. Quindi, anche grazie alla presenza di San Camillo, lanciamo un appello alle autorità, a quelle che hanno il potere incidere sulla prospettiva dei malati e dei sofferenti bisognosi. Quindi noi che serenamente portiamo il messaggio e la presenza di San Camillo de Lellis ai malati, rivolgiamo un appello alle autorità di guardare a questo mondo che ha tanto bisogno ancora di migliorare».
Qual è il messaggio che arriva da San Camillo de Lellis ai malati, ai sofferenti e agli ultimi che si avvicinano a lui?
«Credo che la cosa più importante è la fede che San Camillo aveva in Dio. Lui era un uomo molto concreto in conseguenza della sua grande spiritualità che lo ha aiutato a servire i malati. Quindi la fede aiuta nella cura e questo è un messaggio molto forte. Poi la presenza con l’altro. Oggi viviamo questo individualismo, con la difficoltà di ascoltare gli altri. Così la presenza fisica che lui aveva accanto agli ammalati, con il suo “tocco”, sono aspetti molto importanti. Sono quindi tre i messaggi che oggi il Santo può portare a ognuno di noi: la fede, la presenza e il tocco».
I camilliani nel mondo sono ovunque e c’è anche una piccola comunità qui a Pescara che è molto viva, molto presente nel tessuto cittadino. Qual è il polso della situazione, cosa vi arriva della presenza pescarese?
«Attualmente siamo presenti in 40 paesi nel mondo, essendo una realtà abbastanza significativa. Siamo 1.200 religiosi, mentre i membri della famiglia camilliana sono 4mila in tutto il mondo e i collaboratori delle nostre opere sono più di 30mila. Quindi siamo una grande istituzione che presta servizio in tutto il mondo. Sono in visita canonica a questa comunità di Pescara e mi ha fatto molto piacere sentire il parroco (Padre Albert Sedogo), le autorità e le persone della città che sono molto contente della presenza dei camilliani che anche se pochi, sono 7, rappresentano una realtà discreta ma significativa per la loro testimonianza soprattutto del servizio agli ammalati e nella parrocchia del Cuore Immacolato e Santa Caterina da Siena da cui ho ricevuto un feedback molto positivo e questo mi lascia tranquillo. Anzi, l’idea è quella di chiedere qualche aiuto alle altre province camilliane affinché possano inviare più religiosi a Pescara, dove c’è spazio per contribuire al nostro servizio».
Questo sarebbe un dono bellissimo per una città come Pescara che, essendo al centro dell’Abruzzo, è abituata ad accogliere. Così come voi avete già fatto un altro regalo bellissimo alla nostra terra, concedendo il “ritorno a casa” – nella sua Bucchianico – di San Camillo de Lellis attraverso le sue reliquie per un tempo anche più lungo di quello inizialmente previsto in occasione del Giubileo. Qual è l’importanza di questo ritorno, di questo tempo che avete concesso agli abruzzesi per riappropriarsi del proprio patrono?
«Lui è tornato a casa per un po’ di tempo, dopo 400 anni a Roma dove lui è morto. Infatti c’è la richiesta di lasciare il suo corpo qui, ma sarà una sfida molto grande per me decidere dopo 400 anni. Comunque questo tempo penso che è stato importante perché, pur essendo un santo abruzzese, non tutti in questo territorio conoscono San Camillo, la sua bellissima storia di conversione e di aiuto umanitario. Quindi, anche se per poco tempo, spero che abbia lasciato un messaggio soprattutto ai giovani. Noi abbiamo bisogno di tante vocazioni giovani per servire nella Chiesa e, come camilliani, nel mondo della salute. Quindi spero che questo messaggio raggiunga i cuori dei giovani e delle persone di buona volontà che vogliono contribuire al nostro servizio. Ma tornando alla città di Bucchianico, e ai suoi dintorni, è stato bello e prezioso di quello che ho sentito e ho visto, con la tanta gente che ha raggiunto il Santuario. E anche qui, nella Chiesa di Pescara-Penne, si vede che la gente è ancora toccata dall’esempio di San Camillo, perché i santi per noi sono esempio di santità. Lui era un uomo e si sentiva molto peccatore, però ha aperto il cuore, si è lasciato toccare dalla grazia di Dio ed è un esempio per noi che anche se ci sentiamo limitati, deboli, peccatori, quando apriamo il cuore a Dio c’è la possibilità di convertirci e di fare tanto bene al prossimo. Speriamo che la gente lo comprenda. Infatti lui si identificava nella figura di Santa Maria Maddalena, che era una peccatrice, ma quando ha trovato Gesù Lui l’ha invitata a rinnovare il suo cuore come lei ha fatto. Per questo la chiesa dove a Roma riposano le spoglie immortali di San Camillo è dedicata a Santa Maria Maddalena. Lui ha voluto quella chiesa proprio perché si identificava spiritualmente con Santa Maria Maddalena. Questo è molto bello, soprattutto per la possibilità della conversione. Quindi c’è spazio per tutti per cambiare vita e seguire Gesù».
Per concludere, lei è il 61° discendente diretto di San Camillo de Lellis alla guida dei Camilliani: come ci si sente? Cosa vuol dire oggi guidare una congregazione così grande?
«Io sono di origini brasiliane, ma ormai sono veneto da tre generazioni e, da una settimana, sono diventato anche cittadino bucchianichese ottenendovi la residenza. Essere successore di San Camillo de Lellis alla guida dei camilliani, è una responsabilità molto grande perché siamo sparsi dappertutto il mondo, ma io penso sempre che se Dio ci chiede qualcosa, Lui ci aiuta sempre, donandoci la grazia e la serenità di guidare l’Ordine con l’aiuto di tante persone che si affiancano a me, nonché mediante la preghiera di tanti che pregano per me e per i Camilliani e per il supporto che le persone ci danno affinché per continuare questa missione. Quindi è una sfida molto grande, ma io vedo in questo anche un’opportunità. Le sfide sono sempre un’opportunità per crescere e migliorare. Questo è il mio quarto anno in qualità di superiore generale e posso dire che sono diventato molto più camilliano, vedendo soprattutto l’esempio dei nostri confratelli che servono i malati in tante realtà del mondo molto difficili, a volte donando la propria vita. infatti nell’Ordine abbiamo più di 300 martiri della carità, cioè religiosi camilliani che sono morti prestando servizio ai malati e offrendo la propria testimonianza di fede e di amore verso i malati. Quindi la mia è una responsabilità, ma è anche una gioia e un onore di servire la Chiesa in questa posizione esigente. In questi quattro anni ho viaggiato molto, toccando 26 Paesi. Sono un po’ stanco fisicamente, ma molto arricchito spiritualmente e psicologicamente. Così prego Dio che mi aiuti a continuare il mio servizio con allegria ed entusiasmo, perché questo è il messaggio che deve passare: servire Dio è sempre una gioia. Poi servire Dio presso i malati e i sofferenti, come ci ha insegnato San Camillo, è anche un privilegio. Anche voi, pregate per me».




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