“Facciamoci prossimi e il Signore ci ricompenserà con la sua presenza, come ha fatto con San Camillo”
"Davvero - sottolinea Padre Germano Santone, rettore del Santuario di San Camillo de Lellis - la sua accoglienza è per tutti noi un balsamo, una gioia grande perché, come tutto l'episcopato abruzzese, anche lei riconosce San Camillo come un degno figlio di questa terra e patrono insieme a San Gabriele dell'Addolorata della regione Abruzzo. E sa bene che cosa significa perché ha un figlio qui, San Nunzio, che è anche figlio di questa terra di Pescara"
L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia della santa messa in onore di San Camillo de Lellis
Un pomeriggio di sole e di festa, nel pomeriggio di sabato 18 aprile, ha fatto da sfondo all’arrivo delle reliquie del corpo di San Camillo de Lellis – dall’omonimo Santuario di Bucchianico (Chieti) – presso la Cattedrale di San Cetteo a Pescara, prima tappa della peregrinatio che da ieri pomeriggio vede le reliquie esposte alla venerazione presso il Santuario del Cuore Immacolato di Maria in via Vespucci fino a mercoledì mattina quando, alle 9.30, verranno spostate presso la cappella dell’ospedale civile di Pescara, prima di ripartire alla volta della parrocchia dei XII apostoli a Chieti scalo.

Ma sabato pomeriggio è stato l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ad accogliere per primo le reliquie del fondatore della Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi (Camilliani), patrono dei malati, degli ospedali, degli infermieri e della sanità militare, nonché compatrono della regione Abruzzo insieme a San Gabriele dell’Addolorata, presiedendo una santa messa solenne concelebrata dal Superiore generale dei Camilliani Padre Pedro Tramontin, dal rettore del Santuario di San Camillo a Bucchianico Padre Germano Santone, dalla comunità pescarese dei padri camilliani con sede proprio nel Santuario del Cuore Immacolato di Maria, nonché dal vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Amadeo José Rossi, dall’abate di San Cetteo monsignor Francesco Santuccione e da alcuni sacerdoti del Capitolo metropolitano: «Felice circostanza di accogliere le reliquie di San Camillo nella nostra città e questa sera in Cattedrale, la madre di tutte le chiese della diocesi. Noi vogliamo prendere spunto dalla sua vita e dal suo, dal suo, dal suo servizio di apostolato per celebrare anche bene la terza domenica di Pasqua».

Nell’omelia il presule ha ritenuto ideale la presenza delle reliquie di San Camillo, per approfondire il famoso brano evangelico al centro della terza domenica di Pasqua: «Ci è stato narrato un brano molto noto, molto conosciuto – osserva l’arcivescovo Valentinetti -, il famoso brano dei discepoli di Emmaus che camminano per strada per tornare alla propria casa col volto triste. Hanno sperimentato la gioia di essere discepoli di Gesù, ma Gesù sembra essere scomparso e non essere più con loro. C’è stata la notizia che dice che Egli è risorto, ma Lui non l’hanno visto. Lui non si è fatto consolatore di questi due discepoli di Emmaus. Allora Gesù decide di fare strada insieme con loro, fare un cammino insieme con loro. E nella prima parte del cammino fa silenzio, non parla. Solo nella seconda parte del cammino esprime tutta la sua maestria di dottore della dottrina e, soprattutto, fa capire ai discepoli di Emmaus che non dovevano assolutamente rattristarsi perché si compiva un mistero d’amore che era stato preparato fin dalla fondazione del mondo. E allora Gesù, arrivati a casa di questi due discepoli, li consola non con altre parole, ma con un gesto che aveva fatto nell’ultima cena: spezzare il pane, cioè farsi prossimo. Gesù si fa prossimo per entrare nella vita di questi due discepoli una volta per sempre».

Da qui il parallelismo con la nostra esperienza di vita attuale: «Anche noi, molte volte – constata l’arcivescovo di Pescara-Penne -, sperimentiamo lo scoraggiamento, sperimentiamo una vita difficile, sperimentiamo che la nostra fede vacilla. Allora Gesù si avvicina a noi e fa strada insieme con noi. Ci aiuta a vivere nella fede, ci aiuta a vivere nella carità, ci aiuta a vivere soprattutto nella speranza. In particolare, ci invita costantemente al banchetto dell’agnello, cioè al banchetto eucaristico, per rinnovare costantemente la nostra fede».

Un insegnamento, quest’ultimo, seguito fino in fondo da San Camillo de Lellis: «Quando ci succede lo scoraggiamento – domanda monsignor Tommaso Valentinetti –, quando purtroppo una malattia, una sofferenza, bussa alla porta della nostra casa, allora che cosa c’entra in tutta questa riflessione San Camillo? Lui si è fatto prossimo sulla scia di Gesù. Si è accostato a chi era scoraggiato, a chi era invalido, a chi era malato, a chi era purtroppo nella situazione di difficoltà e avvicinandosi a loro si è santificato. Anzi, la vita di San Camillo dice che, molto spesso, il volto di Gesù gli apparve nella persona dei malati. Ecco allora il grande messaggio che viene a noi da questa presenza nella nostra diocesi… Facciamoci prossimi, facciamoci caritatevoli, facciamoci pronti a dare la nostra vita, la nostra esperienza d’amore per il bene dei fratelli e il Signore ci ricompenserà costantemente con la sua presenza, così come ha ricompensato San Camillo con la gioia della santità».

Al termine della liturgia eucaristica, prima della benedizione finale, è stato rettore del Santuario di San Camillo de Lellis a Bucchianico a prendere la parola per un messaggio di saluto: «Eccellenza – afferma Padre Germano Santone -, grazie per aver accolto le reliquie di San Camillo nella sua Chiesa, nella sua chiesa cattedrale. Lo scorso anno lei, non lo ricorderà, è stato chiamato da me per presiedere una delle celebrazioni della novena nel nostro santuario a Bucchianico, ma per motivi ministeriali non ha potuto. San Camillo è un degno figlio della nostra terra, testardo, e quindi è venuto lui a cercare lei quest’anno. E con lui, tutto il nostro affetto e la nostra preghiera per lei, per il suo ministero, perché continui davvero ad essere un segno bello della presenza di Gesù buon pastore in mezzo a noi. Qualche anno fa, se lo ricorda, fu lei ad accogliere a Bucchianico le spoglie di San Camillo che ritornarono in Abruzzo dopo 400 anni. Io ero un ragazzino, ancora seminarista, però ricordo ancora le sue parole piene di fuoco e di amore per un figlio d’Abruzzo come San Camillo. Quindi è un ringraziamento che da allora arriva fino a oggi e davvero la sua accoglienza è per tutti noi un balsamo, una gioia grande perché, come tutto l’episcopato abruzzese, anche lei riconosce San Camillo come un degno figlio di questa terra e patrono insieme a San Gabriele dell’Addolorata della regione Abruzzo. E sa bene che cosa significa perché ha un figlio qui, San Nunzio, che è anche figlio di questa terra di Pescara. Quindi grazie ancora a nome del Superiore generale, delle comunità di Pescara, di Bucchianico, dei fedeli di Bucchianico che sono venuti qui a Pescara».

Infine lo stesso Padre Santone ha fatto dono all’arcivescovo Valentinetti del libro “Nelle notti insonne”, una la positio, ovvero il processo teatino-romano della canonizzazione di San Camillo: «Le facciamo questo dono – conclude il rettore del Santuario di San Camillo de Lellis – e preghi per noi e noi lo faremo per lei e per ogni sua intenzione. Grazie di cuore per averci accolto, Eccellenza».

E, come accennato, la comunità bucchianichese non è mancata nella Cattedrale di San Cetteo, rappresetata dal sindaco Renzo Di Lizio: «Noi – ricorda il primo cittadino – viviamo ormai da qualche mese un periodo molto bello, perché ospitiamo a Bucchianico il corpo di San Camillo che normalmente è a Roma, presso la Casa generalizia che si trova in Piazza della Maddalena, vicino al Pantheon. E il fatto che San Camillo sia a Bucchianico, come dicevo, è molto bello perché richiama tanti pellegrini, tante persone. Devo dire che sono accadute anche tante cose belle quest’anno sul nostro territorio e la possibilità che il corpo esca dalla nostra città e quindi, come sta accadendo oggi, venga anche qui a Pescara nella Cattedrale di San Cetteo, è un qualcosa che arricchisce ulteriormente il significato di questa presenza sul nostro territorio. Perché, ricordiamolo, San Camillo ha dedicato la sua vita agli ammalati, alle persone bisognose e oggi più che mai il bisogno in senso molto ampio, non solo per la malattia, ma anche per il disagio, per le fragilità nuove che ci sono e che caratterizzano la nostra società. Quindi il messaggio di San Camillo, oggi più che mai, è attuale in quanto dà la risposta ad una serie di bisogni, anche nuovi, attraverso l’esperienza cristiana e attraverso la sua vocazione che, come dicevo, trasmette un messaggio molto attuale».


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