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Seme di vento: “Il progetto per diventare educatori di adolescenti”

"Lo sfondo importante è la comunità cristiana - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -. La possibilità e la necessità che la comunità cristiana, in quanto tale, si riedifichi e riviva la sua triplice dimensione di evangelizzazione e catechesi, di celebrazione e liturgia, di carità e condivisione. È questa la grande sfida che sta davanti a noi, al cammino della Chiesa italiana nei prossimi anni"

L’ha presentato lunedì 16 maggio ai catechisti pescaresi don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile

Don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Cei all'Oasi dello spirito

Si chiama “Seme di vento” il nuovo progetto formativo degli adolescenti, messo a punto dal Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, che prevede un approccio integrato e interdisciplinare degli uffici di catechistici e di pastorale giovanile e familiare, al fine di aiutare catechisti ed educatori a ripensare da capo la formazione dei giovanissimi – che più di tutti hanno sofferto l’isolamento e le restrizioni sociali imposte dal contrasto alla pandemia – abbandonando ricette e attività precostituite, ma imparando a progettare nuove attività in linea con il tempo che viviamo.

Lo ha presentato lunedì sera ai catechisti pescaresi e martedì mattina al clero diocesano, all’Oasi dello spirito di Montesilvano colle, don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana: «La presenza degli adolescenti – premette il presbitero -, il loro modo di essere, quello che ci urlano ogni giorno ci dice che, magari, come comunità cristiana non siamo stati capaci di intercettare sempre le istanze che dovrebbero portarci in contro a loro. Quindi è nata l’idea di seguire meglio questa fascia d’età che è strategica, è un’età di passaggio dove si costruisce la persona nuova. Questo lavoro chiede di essere nuovo, perché questo è un tempo nuovo. Quindi mettersi insieme, lavorare insieme, è un’esigenza imprescindibile. È stata un’esperienza molto bella mettere insieme la competenza di uffici diversi e, soprattutto, gli sguardi di vita di questi ragazzi che, spero, possano far nascere delle pratiche educative nuove, che li aiutino a crescere da cristiani».

L’arcivescovo Valentinetti mostra il quaderno di lavoro del progetto “Seme di vento”

Un lavoro multidisciplinare apprezzato dai vescovi italiani, in questo caso dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti: «Oserei dire – osserva il presule – che questo percorso comincia a respirare una mentalità sinodale. Voi sapete che siamo impegnati tutti in questo percorso sinodale, che sta dando i suoi frutti. Io sono reduce da una due giorni e mezzo a Roma, con i delegati di questa diocesi e con quelli delle altre diocesi italiane, e sicuramente c’è un’unanimità sulle risposte, sulle riflessioni e sulle richieste in particolare riferite all’ambito giovanile che fa fatica o, perlomeno, si vede come il grande assente. È un percorso sinodale perché, come sapete, avviene in collaborazione con la Pastorale familiare, l’Ufficio catechistico e il Servizio di Pastorale giovanile. Ciò che vi raccomando, ma d’altra parte è scritto molto chiaramente nel sottotitolo del manuale “La comunità cristiana incontra gli adolescenti”. Una delle preoccupazioni che il percorso sinodale ha evidenziato è “Non ragioniamo più a settori stagni: i ragazzi, gli adolescenti, i giovani, le famiglie, gli anziani”. Lo sfondo importante è la comunità cristiana. La possibilità e la necessità che la comunità cristiana, in quanto tale, si riedifichi e riviva la sua triplice dimensione di evangelizzazione e catechesi, di celebrazione e liturgia, di carità e condivisione. È questa la grande sfida che sta davanti a noi, al cammino della Chiesa italiana nei prossimi anni».

In concreto, il progetto “Seme di vento” si racchiude in un semplice quaderno ad anelli, composto da nove schede: tre dedicate alle domande che ogni catechista/educatore o educatrice dovrebbe porsi per chiarare metodologie e finalità, altre tre schede operative sull’animazione degli adolescenti nel tempo ordinario, nei tempi forti e d’estate e, infine, le ultime tre dedicate alla genitorialità, all’orientamento scolastico, all’educare alla vita buona e alla fraternità. Tutto questo senza proporre attività preconfezionate, ma stimolando catechisti ed educatori a progettare il percorso e le attività più affini alle esigenze dei rispettivi gruppi di adolescenti: «Le librerie cattoliche – spiega don Falabretti – sono piene di strumenti e sussidi che dicono cosa fare. Alcuni sono anche molto belli, ma non credo ci fosse bisogno di uno strumento in più, anche perché io credo poco nella “pastorale dei giochi in scatola”, nella pastorale che cerca di offrire un percorso chiuso, finito. Abbiamo bisogno di imparare a fare. Quindi questo strumento cerca di mostrare un modo di fare, di abilitare le persone a fare. Non dico ad arrangiarsi, ma il deposito della fede è a disponibile a tutti. Oggi, attraverso internet, possiamo raccogliere materiali di tutti i tipi, possiamo organizzare discorsi come ci piace, come vogliamo. Il problema è in quale modo? Con quale stile? Come si fa la comunità e l’educazione allo stesso tempo? Queste sono le domande un po’ nuove, sono le istanze diverse che il quaderno, che il progetto cerca di affrontare. Non si tratta di fare un elenco di contenuti, ma di cercare di prendere davvero in considerazione i vari aspetti di un lavoro con i ragazzi. Questo il quaderno cerca di offrire. È uno strumento per imparare e imparare a fare insieme. Come ho detto agli educatori pescaresi, il Signore non sceglie delle persone capaci, ma rende capaci le persone che sceglie. Qui non si tratta di sentirsi capaci di stare con gli adolescenti. Si tratta di imparare ad essere capaci, dopo essersene assunti il compito, ed essere stati scelti dalla comunità, come educatori per questi ragazzi».

I catechisti e gli educatori partecipanti

Un progetto, questo, che dunque “costringe” catechisti ed educatori a formarsi e a leggere la realtà che i ragazzi vivono, al fine di orientare al meglio il percorso da affrontare: «Qualcuno si illude ancora – sottolinea il direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Cei – che la questione cristiana sia solo la comunicazione di una serie di contenuti. Questa è una pia illusione. Noi non possiamo più non prendere in considerazione il contesto nel quale viviamo e mettiamo in pratica le nostre azioni educative o di trasmissione del Vangelo e della fede. Il contesto ci parla. Anzi, direi, il territorio, la vita delle persone, la situazione storica sono il principio ermeneutico, la chiave di lettura di ciò che dobbiamo fare. Il Vangelo rimane sempre quello, ma se non c’è una capacità di unire, di mettere insieme le istanze della storia e dell’oggi con i contenuti del Vangelo, noi non consegniamo niente».

Ma, almeno per quanto riguarda i catechisti e gli educatori della Chiesa di Pescara-Penne, le premesse per questa nuova fase di evangelizzazione sembrano essere incoraggianti: «Ho visto un grande entusiasmo – conferma don Michele Falabretti, dopo aver interagito con gli operatori pastorali – e una bellissima partecipazione. Il mio auspicio è che questo entusiasmo e partecipazione, si traducano in un impegno quotidiano. Mi sembra che la strada qui sia veramente tracciata e non ci sia bisogno di sperare in chissà quali miracoli. Spero solo che questo cammino e questo bene nei confronti dei ragazzi, si traduca in una passione che tenga viva la vita della Chiesa. Trasmettere il Vangelo alle nuove generazioni è sempre un’avventura straordinaria».

Don Domenico Di Pietropaolo, direttore della Pastorale giovanile diocesana

Tra l’altro, il progetto “Seme di vento” è già stato sperimentato in diocesi dalle parrocchie di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore e di San Giuseppe a Baricelle di Penne nonché da una famiglia di Collecorvino, coordinate da un’equipe di studio diocesana composta dagli Uffici diocesani di Catechesi, Pastorale familiare e giovanile. A tal proposito, i rispettivi direttori sono parsi entusiasti dai primi risultati: «È stata un’esperienza attiva da parte degli educatori che ci hanno lavorato – assicura don Domenico Di Pietropaolo, direttore della Pastorale giovanile diocesana -. Questo progetto non è un “copia e incolla” di attività, ma bisogna starci sopra e lavorarci su. È un inizio, un percorso che stiamo aprendo insieme e speriamo possa essere uno strumento valido a beneficio dei ragazzi italiani».

Massimiliano Petricca, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano

Per il direttore dell’Ufficio catechistico diocesano Massimiliano Petricca, la svolta di questo nuovo itinerario formativo è rappresentata dall’approccio sinodale e multidisciplinare degli uffici di pastorale che ci lavorano: «Per come è strutturato – riflette -, è proprio necessaria la collaborazione tra le varie realtà presenti in parrocchia, in un gruppo di parrocchie o in una diocesi. È una mentalità di lavoro che presuppone questa accoglienza, questo scambio. Lo trovo molto interessante, perché colma un vuoto di decenni nella fascia degli adolescenti, ma la parte centrale è che attiva processi. Non dà prodotti “precotti”, ma vuole creare equipe di educatori che, ricevendo come dono gli adolescenti, riescano a trasmettere il valore e il messaggio del Vangelo».

Don Pierluigi Pistone, direttore della Pastorale familiare diocesana

Tutto questo per rendere gli adolescenti protagonisti della comunità ecclesiale: «Si tratta – precisa don Pierluigi Pistone, direttore della Pastorale familiare diocesana – di mettere in sinergia tutte le forze necessarie, perché i giovani possano mettersi in cammino all’interno della comunità di cui fanno parte, così che quest’ultima non li guardi come fossero all’esterno. Ci tengo a sottolinearlo e, su questo, da tempo – come parroco e direttore della Pastorale familiare – ricordo l’importanza che le famiglie devono avere nel cammino di fede e di vita dei nostri giovani. Un cammino che va fatto insieme. Anche i genitori devono camminare accanto ai loro figli e ai giovani della parrocchia. Mai nessuno deve sentirsi arrivato o talmente adulto da non aver bisogno di continuare a camminare sulle strade della vita, della spiritualità e della fede».

L’adesione al progetto “Seme di vento” è libera da parte di parrocchie, associazioni e movimenti presenti in diocesi. Per avere il quaderno di lavoro, basterà contattare la segreteria diocesana dell’equipe di progetto scrivendo un’e-mail a: info.semediventope@gmail.com.

L’intervista rilasciata da don Michele Falabretti a Radio Speranza
About Davide De Amicis (3905 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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