Ognissanti: “Una veglia di preghiera per scoprire la possibilità della santità”
"Questa veglia - sottolinea don Roberto Goussot - vuole entrare dentro le dinamiche delle relazioni per scoprire nel volto fragile dell'altro la presenza di Cristo sofferente, ma anche la possibilità di trovare una via di luce"
Giovani in preghiera - Foto: Siciliani-Gennari/Sir
Sarà una worship dal tema “Sulla barca insieme. La cura delle relazioni”, organizzata dalla Pastorale giovanile dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne in collaborazione con il Movimento Pro Sanctitate che quest’anno compie i suoi primi 50 anni di presenza in diocesi, ad animare la vigilia della solennità di Ognissanti – nonché Giornata della santificazione universale – domani sabato 31 ottobre alle 21 nel Santuario della Divina Misericordia a Pescara.

La worship non è nient’altro che una veglia di preghiera, dedicata al tema della serata, svolta nell’ambito di un’adorazione eucaristica durante la quale, oltre ai tradizionali momenti di preghiera, ci sono anche attivazioni concrete che coinvolgono i partecipanti in attività: «La santità – sottolinea don Roberto Goussot, coordinatore della Pastorale giovanile – non è soltanto una chiamata personale, cioè individuale. In un mondo d’oggi in cui viviamo molto di individualismo e di tendenze egocentriche, questa veglia vuole aiutarci a riscoprire nell’altro la possibilità della mia e della nostra santità. Infatti questa veglia proporrà anche delle dinamiche concrete, in cui chi verrà sarà chiamato a vivere e a riflettere sulle relazioni. A tal proposito, mi viene in mente il filosofo Levinas che a un certo punto, tra i vari scritti, dedica diversi approfondimenti sul tema delle relazioni, fino a comporre un testo fondamentale “L’umanesimo dell’altro uomo”. Cioè, l’altro in qualche modo mi interpella, ma come mi interpella? Mi interpella anche a partire dalla sua sofferenza. Addirittura lui dice “il volto nudo dell’altro e la sua fragilità, la sua vulnerabilità non mi lasciano indifferente, non mi possono lasciare indifferente”. Allora questa veglia vuole entrare dentro le dinamiche delle relazioni per scoprire nel volto fragile dell’altro la presenza di Cristo sofferente, ma anche la possibilità di trovare una via di luce. Quindi si arriverà da soli, ma poi si scoprirà che c’è bisogno dell’altro per camminare insieme e con l’altro addirittura si riesce a dar vita a qualcosa di ancora più bello».
NELLA WORSHIP LA TESTIMONIANZA DEI GENITORI DI CARLOTTA NOBILE
A caratterizzare questa serata di preghiera, sarà la testimonianza dei genitori di un’importante figura di santità qual è Carlotta Nobile: «Questo è un momento da noi molto voluto – osserva il presbitero -, perché tante volte il rischio è di presentare la santità come una teoria, come un discorso che dobbiamo apprendere, che ci viene calato dall’alto o che dobbiamo assumere nella nostra vita. Invece la santità prima di tutto è un’esperienza, si incarna. La santità è fatta di volti e di persone. Allora abbiamo voluto introdurre questa testimonianza proprio come cuore centrale della serata, perché come Gesù si è incarnato, lo vedremo a Natale, si è fatto uomo il Verbo di Dio e ha incarnato pienamente l’umanità. Così anche la santità si incarna concretamente nei volti delle persone. Quindi una testimonianza di vita tocca il cuore, tocca la vita e tocca poi anche le azioni, le decisioni e le risposte».
D’altra parte, quella di Carlotta Nobile è una vicenda particolarmente vicina ai giovani: «L’ulteriore sfaccettatura è proprio questa – aggiunge don Roberto -, quella di una santità raccontata, incarnata, che dice di una vita ordinaria di tutti i giorni e quindi che ognuno può in qualche modo calare nella propria esistenza. Tra l’altro Carlotta è praticamente coetanea a molti di noi, quindi è un modello che arriva in maniera più immediata ai ragazzi. Ovvero, la santità non non appartiene ad altre epoche, ma è un qualcosa che appartiene anche all’oggi».
Per questo l’invito è a non mancare è rivolto a tutti: «Siamo chiamati a una felicità piena – conclude don Roberto Goussot -. La nostra vita ha un potenziale che, in qualche modo, dobbiamo comprendere attraverso l’intrecciarsi dei nostri incontri che avvengono durante la nostra esistenza. Ognuno di noi è chiamato a dare il massimo e dentro questo dare il massimo c’è la felicità piena della vita. Allora la santità ci ricorda che ogni volta che rendiamo la nostra vita bella, dentro questa bellezza noi viviamo pienamente».
50 ANNI DI MOVIMENTO PRO-SANCTITATE A PESCARA

Questa veglia di preghiera co-organizzata dal Movimento Pro Sanctitate, sarà un modo per celebrare il suo cinquantesimo anniversario di presenza a Pescara: «Questo tempo – racconta Emanuela Renzetti, responsabile del Centro operativo di Pescara del Pro Sanctitate – rappresenta innanzitutto una storia di fede, di servizio e di fedeltà alla Chiesa. Il Movimento nasce da un vescovo, monsignor Guglielmo Giaquinta. È lui che ci ha trasmesso proprio questa fedeltà, questo servizio alla Chiesa. L’avvento a Pescara di questa realtà ha inizio a Roma, nell’ambito di un incontro tra monsignor Giaquinta – ora Servo di Dio – e l’allora nostro vescovo Iannucci. In quell’occasione monsignor Giaquinta espresse il desiderio di dare vita a un movimento capace di annunciare a tutti una verità fondamentale, cioè che ogni persona – senza distinzione – è chiamata alla santità. Quindi non una santità riservata a pochi, ma una vocazione che riguarda tutti, ciascuno di noi e nella quotidianità della propria vita. Poi successe che, dopo qualche tempo, monsignor Iannucci accolse il desiderio di due coniugi benestanti che manifestarono la volontà di fare una donazione alla Chiesa. Loro erano proprietari di tante case, di tanti appartamenti, e desideravano appunto donare queste proprietà per realizzare un’opera spirituale. Così monsignor Iannucci si ricordò del colloquio avuto avuto con monsignor Giaquinta. E quindi favorì l’incontro con il fondatore del Movimento. E così iniziò una collaborazione che ha permesso al movimento Pro Sanctitate di mettere radici anche nella nostra diocesi e a Pescara».
Quindi, 50 anni fa, a Pescara, giunsero le prime due consacrate laiche: «Erano le Oblate apostoliche, che trovarono accoglienza in un appartamento messo proprio a disposizione grazie alla donazione di questi coniugi e, con la loro presenza e la loro testimonianza, cominciò quindi a diffondersi anche nel nostro territorio l’annuncio della santità, andando a proporlo nelle parrocchie. Un desiderio di annunciare a tutti la chiamata alla santità, incontrando anche persone laiche che si sono avvicinate a noi. Da questo momento, il Movimento ha iniziato gradualmente a farsi conoscere e a inserirsi nella vita della diocesi, proponendo nel corso degli anni numerose iniziative spirituali».
Una di queste è l’animazione della santa messa della solennità di Ognissanti, che avrà luogo anche quest’anno domenica 1° novembre alle 18 nella Cattedrale di San Cetteo, presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti.





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