"Inclusione sociale dei poveri - precisa monsignor Galantino - significa fare cultura, imparare a leggere bene la storia, perché la prima spinta all’immigrazione è risultato di un certo tipo di politica. Solo con un impegno teso a restituire al povero la dignità che gli è stata sottratta e chiamando per nome le mani che gli hanno tolto questa dignità, possiamo riuscire a potenziare una cultura che capisca quello che facciamo"
"La missione in Albania - racconta don Massimo Di Lullo -, a livello di strutture, è stata costruita; i villaggi invece si stanno spopolando. Sono stati ordinati alcuni sacerdoti giovani e ci sono tanti religiosi. A settembre, come comunità missionaria, ci siamo fermati per programmare l'anno pastorale. Abbiamo capito che tutto il lavoro fatto in questi anni, ci permette oggi di poter fare noi qualche passo indietro, perché siano sempre più loro a prendersi cura della parrocchia e diventino protagonisti in prima persona"
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