"Non dobbiamo arrenderci - sottolinea Papa Francesco - all’idea di dover applicare questo sistema, che è anche di sicurezza, a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società, e tanto meno alla vita della Chiesa. Sarebbe terribile! Una Chiesa inospitale, così come una famiglia rinchiusa su sé stessa, mortifica il Vangelo e inaridisce il mondo"
"Sant'Antonio – rilancia monsignor Valentinetti - si sarebbe fatto in quattro nel portare il Vangelo veramente a tutti. Ci dobbiamo risollevare. Se Papa Francesco ci ha chiesto un percorso sinodale, cioè un percorso di ascolto di vicendevole per ritessere una rete di conoscenza, di fraternità e di amicizia senza aspettarci nulla, senza aspettarci immediatamente grandi risultati, ce l'ha chiesto perché noi abbiamo la responsabilità di essere sale e luce"
"Svegliatevi fratelli - esorta monsignor Valentinetti -, non rimaniamo soli e acquietati nei nostri piccoli pettegolezzi di quartiere e, magari, nei nostri piccoli e grandi pettegolezzi di parrocchie. È un richiamo forte, lo so, ma - fratelli - finisco tra qualche giorno la visita pastorale ed è il cuore del pastore che parla, non è l’intelligenza, non è la mente, non è la programmazione cieca, è il cuore che sente forte questo battito il quale dev’essere un battito d’amore. E se non riscopriamo i battiti d’amore del Cristo dentro di noi, fratelli, abbiamo fallito, non ha più senso vivere questa esperienza"
"Dobbiamo iniziare a vedere in tutti la persona - sottolinea Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità -, con talenti e capacità sulle quali dobbiamo investire. Con il progetto di vita abbiamo un cambiamento vero. Non più solo risposte socio-assistenziali, ma risposte condivise per aiutare a far sì che si parta da quello che le persone desiderano"