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Orazio Coclite: “La mia voce? Un dono di Dio per aiutare la gente a pregare”

"Abbiamo appena respirato il clima natalizio, ma che duri veramente 365 giorni. Che gli auguri di pace, serenità e amore durino 365 giorni l’anno. Io il giorno di Natale, mi sono ritrovato in una casa di riposo e in televisione mostravano i vari pranzi organizzati dalla Caritas. Cose bellissime, ma il commento di tutti era “Sì, però passato il Natale si torna alla vita di sempre”. Quei pranzi facciamoli spesso, possiamo farli anche nei nostri condomini. Spesso capita che nei nostri palazzi ci siano persone anziane e sole. Ecco, bussiamolo questo campanello, anche per dire solo “buongiorno”, anche dietro la porta perché l’anziano è diffidente e non apre. Da dietro la porta dire “Buongiorno, le auguro una felicissima giornata. Se ha bisogno, io sono qui”. Non bisogna fare grandi cose, io penso che le piccole cose rendano grande la vita di ciascuno di noi"

La voce della Santa messa di Rai 1 si è raccontata a Radio Speranza e a La Porzione.it

Orazio Coclite, redattore di Radio Vaticana e commentatore liturgico della Santa messa di Rai 1

È stata la voce di Orazio Coclite ad accompagnare, con il suo commento liturgico, la santa messa trasmessa in diretta su Rai 1domenica 9 gennaiodalla chiesa di Santa Maria Maggiore a Pianella con la regia del sacerdote pescarese don Simone Chiappetta. Un servizio, quello assicurato dal noto commentatore liturgico calabrese redattore di Radio Vaticana e conduttore della rubrica Buongiorno Radio (ritrasmessa da Radio Speranza InBlu dal lunedì al venerdì alle 11.30 e alle 15.30, il sabato alle 11.30 e la domenica alle 10 e alle 15.30), lungo 40 anni che ha voluto raccontare agli ascoltatori di Radio Speranza e ai lettori di La Porzione.it, mettendosi a nudo per loro e confidando i suoi pensieri.

Orazio, come sei arrivato a questa bella avventura, a questo bel servizio di prestare la tua voce per aiutare gli italiani, coloro che seguono la santa messa televisiva, a gustare al meglio il sacramento dell’Eucaristia anche a distanza?

«La voce, lo dico sempre, è un dono di Dio e come mi diceva San Giovanni Paolo II (il mio grande maestro che porto sempre nel cuore, avendo iniziato con lui), va messo a disposizione degli altri. E poi, bisogna anche entrare nelle case delle persone in punta di piedi, parlare col cuore non tanto con la testa, ma col cuore. Perché la santa messa e tutti gli eventi religiosi, hanno il fine di aiutare la gente a pregare. La voce è un qualcosa in più, è un dono di Dio ed è fondamentale. La mia carriera… Io, quest’anno, festeggio quasi i miei 40 anni di servizio. Ho iniziato giovanissimo, a 18 anni dopo aver terminato le scuole superiori, nelle radio private e poi nella sede Rai di Cosenza sostituendo l’annunciatore di sede. Poi c’è stato il passaggio a Radio Vaticana, di cui sono attualmente un dipendente, redattore e voce ufficiale, raccontando tutte le attività del Papa. Poi ho ceduto le messe papali. Sono da 40 anni al servizio della Chiesa e sono felice di farlo. Ci sono anche dei momenti oscuri però, con l’aiuto di Dio, si superano».

Come hai capito la tua vocazione, che la tua vocalità poteva andare oltre il normale parlato e divenire davvero uno strumento, un ponte di dialogo e comunicazione tra la gente e Cristo?

«È stato veramente tutto un caso. Io credo che poi il buon Dio ti fa trovare la via giusta. Io, persona anche molto timida, quando mi trovo davanti ad un microfono riesco a vincere questa timidezza. È un dono che mi dato il buon Dio. Ho iniziato per caso in una radio privata. Accompagnai un mio amico e mi misi anch’io a fare questo provino. E invece io fui preso e l’amico, che aveva anche una bellissima voce e una grande formazione, fu scartato. Così ho iniziato facendo, cosa strana, un programma per bambini con canzoncine e fiabe. Ebbe un successo tale che un regista della sede Rai di Cosenza mi sentì e mi propose di fare le cosiddette trasmissioni regionali e anche qui feci un programma per bambini. Da qui passai a Roma come annunciatore, con le cosiddette “signorine buonasera”, sempre come voce fuori campo. E feci poi il concorso alla Radio Vaticana. Poi io sono cresciuto ai piedi dell’altare e non ho fatto nessuna fatica ad affrontare questo impegno, ma sempre con grande responsabilità e paura perché si entra nelle case delle persone e i nostri ascoltatori sono assetati di pace e di buone parole. Ed è molto difficile… Quando ricevo delle lettere di persone che mi chiedono aiuto, io faccio come Giovanni Paolo II che scriveva i suoi discorsi e le sue omelie davanti al tabernacolo, davanti al Signore. La stessa cosa faccio io. Prima di rispondere vado davanti al tabernacolo: abbiamo una cappella a Radio Vaticana e chiedo aiuto al Signore. Qualsiasi cosa faccia, io chiedo aiuto a lui. Un modo per dire “Mettimi in bocca le parole giuste, Signore, perché possiamo essere la salvezza o la rovina di tante persone”. Citavi il mio programma del mattino e sono felice che lo mandate in onda ogni giorno. Tutti i giorni affrontiamo temi diversi, sempre rispettando e mettendoci nei panni degli ascoltatori. Una delle cose che mi sono sempre proposto è di rispettare le persone che parlano, facendole finire senza mai interromperle, perché altrimenti non si capisce nulla, per rispetto degli altri».

Infatti, ascoltandoti, si nota sempre una grande empatia tra te e l’interlocutore. Ma quanto è importante il tuo cammino di fede personale in questo tuo servizio di portare l’annuncio, con la tua voce, attraverso la televisione che può essere uno strumento distraente, ma che invece riesci a far diventare uno strumento d’inclusione all’interno del sacramento?

«È importantissimo il cammino di fede, perché tu vai e porti la tua esperienza. Io, durante la messa, dimentico dimenticato di essere commentatore o speaker. Mi unisco alla preghiera, cerco di pregare insieme a tutti. Bisogna vivere l’avvenimento, perché altrimenti all’ascoltatore non arriva nulla. Se commenti una partita di calcio, devi viverla. Ecco una cosa che io non riuscirei a fare, non essendo uno sportivo. Potrei avere la bella voce. Nando Martellini, anche lui è stato uno dei miei maestri che adesso non c’è più e che fanno parte della vecchia scuola, riusciva ad entrare nell’avvenimento perché lo viveva. La fede ti aiuta moltissimo in questo cammino. Citavo poco fa la trasmissione del mattino che spazia: si va dalla medicina ai problemi sociali, di fede. Tu devi chiedere all’ospite quello che l’ascoltatore vorrebbe sentirsi dire, anche la domanda che noi consideriamo più stupida, secondo me è l’approccio più diretto, sempre avendo rispetto degli ascoltatori».

Con la pandemia questo vostro servizio liturgico che svolgete attraverso la televisione, è diventato ancora più importante. Com’è cambiato il tuo lavoro con l’emergenza sanitaria? Quanta responsabilità nel portare ancora di più l’Eucaristia nelle case di chi non poteva uscire?

«Il problema è che il mio non è un lavoro singolo, il nostro è anche un lavoro di squadra. Devo dire che, e qui apro anche una triste parentesi, è stato anche una grande dolore rinunciare a tantissime iniziative e impegni per il volere di altre persone. Pensavo che in questo periodo di pandemia, ci sarebbe stata più unione, più amore, cosa che io ho sempre chiesto. Quando si è parlato del Covid, all’inizio, ho sempre pensato che per noi cristiani il vaccino più importante fosse la preghiera, cosa che noi abbiamo trascurato. Lo dico con grande dolore: le nostre chiese dovevano restare aperte, sempre con grande criterio e responsabilità, senza affollamenti. Invece le abbiamo chiuse. Dovevano restare aperte. Sì, le messe in streaming, le messe in televisione, però noi abbiamo bisogno di quel rapporto personale con Dio, mettendoci davanti al Santissimo. È stato e continua ad essere un periodo di grande attenzione. Io sto qui a guardare e vediamo. In buona fede si fa tutto».

Quali sono i tuoi auspici per il nuovo anno e come proseguirà tuo cammino come uomo di fede e persona impegnata?

«Io continuerò a fare quello che ho sempre fatto, Buongiorno radio su Radio Vaticana ogni mattina. Sarò ben felice di entrare dentro casa delle persone e dare il buongiorno ogni mattina, non c’è cosa più bella. A proposito di buongiorno, anche nel nostro ambiente ci manca questo salutarsi. E non c’è opera di carità più bella dell’augurarsi buongiorno. Continuerò a gustarmi le cose semplici, il mio quotidiano, il mio cammino che inizia a finire, è giusto che ci sia un ricambio, mettendo i miei talenti a disposizione dei giovani che si vogliono formare facendo tesoro della mia esperienza. Però continuerò come prima».

Qual è il tuo messaggio di auguri, il saluto che fai agli ascoltatori di Radio Speranza e ai lettori di La Porzione.it, che ogni giorno seguono la tua rubrica?

«Abbiamo appena respirato il clima natalizio, ma che duri veramente 365 giorni. Che gli auguri di pace, serenità e amore durino 365 giorni l’anno. Sforziamoci di vedere, con i nostri occhi, il fratello che ci sta di fronte. Io il giorno di Natale, mi sono ritrovato in una casa di riposo e in televisione mostravano i vari pranzi organizzati dalla Caritas. Cose bellissime, ma il commento di tutti era “Sì, però passato il Natale si torna alla vita di sempre”. Quei pranzi facciamoli spesso, possiamo farli anche nei nostri condomini. Spesso capita che nei nostri palazzi ci siano persone anziane e sole. Ecco, bussiamolo questo campanello, anche per dire solo “buongiorno”, anche dietro la porta perché l’anziano è diffidente e non apre. Da dietro la porta dire “Buongiorno, le auguro una felicissima giornata. Se ha bisogno, io sono qui”. Non bisogna fare grandi cose, io penso che le piccole cose rendano grande la vita di ciascuno di noi».

About Davide De Amicis (3876 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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