“La prorità è il Vangelo, perché da esso nasce la fede”
"Noi vescovi – avverte il vescovo di Roma - siamo chiamati a un ascolto profondo… Ascoltare la Parola di Dio, ascoltare il Popolo di Dio, e quindi ascoltare i segni dei tempi, ascoltare anche ciò che mette in discussione le nostre abitudini pastorali. Dove l’ascolto è vero, la comunità non si chiude in sé stessa, ma diventa luogo di discernimento e di missione e, a tal fine, sa rinnovarsi. È questo il senso del Cammino sinodale che avete portato a compimento e che, come avete sottolineato, ora deve diventare stile permanente"
Papa Leone XIV interviene in chiusura dell'Assemblea generale dei vescovi italiani - Foto: Vatican media/Sir
Sono state parole significative quelle pronunciate ieri da Papa Leone XIV in chiusura dell’82ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, che si è tenuta in Vaticano a partire da lunedì 25 maggio scorso. In particolare, il Papa ha rilanciato l’obiettivo che anche la Chiesa italiana è chiamata a realizzare: «La priorità è il Vangelo – afferma il Pontefice -. Ce lo dice san Francesco d’Assisi, a 800 anni dal suo transito al Cielo; ce lo ricordano la Evangelii nuntiandi di san Paolo VI e la Evangelii gaudium di Papa Francesco. Perché è dal Vangelo che nasce la fede, come incontro vivo con Cristo, morto e risorto, presente nella sua Chiesa!».

Quindi il Santo Padre ha spiegato il motivo per cui questa sfida è per la Chiesa stessa salutare: «Oggi, nel contesto in cui siamo chiamati a operare – ricorda Leone XIV -, confrontandoci con altre prospettive di vita e con sfide antropologiche inedite, riportare al centro il Vangelo è il dono che dà entusiasmo alla nostra vita di vescovi e l’urgenza che ci spinge. Siamo chiamati a domandarci: quale volto di Dio lasciamo trasparire nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia, nella carità, nella vita delle nostre comunità? In che modo favoriamo l’incontro con Cristo e che cosa significa oggi, per noi e per le nostre Chiese, iniziare altri alla vita cristiana? Sono domande che, come pastori, dobbiamo sempre porci, senza mai darle per scontate».
Papa Leone ha poi definito meglio il concetto di iniziazione cristiana: «Non può essere pensata solo come preparazione ai sacramenti – ammonisce il Sommo Pontefice –. Bisogna riscoprire il battesimo come realtà viva ed esistenziale. Non è possibile comprendere pienamente il Battesimo se non all’interno dell’Iniziazione Cristiana, ossia dell’itinerario attraverso cui il Signore, mediante il ministero della Chiesa e il dono dello Spirito, ci introduce nella fede pasquale e ci inserisce nella comunione trinitaria ed ecclesiale. È una sottolineatura molto importante, questa della più recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, perché colloca il cammino che si apre con il Battesimo all’interno di una Chiesa che crede, celebra, accompagna, genera. Una Chiesa che, mentre gioisce stupita di fronte ai catecumeni giovani e adulti, è poi capace di sostenere la loro perseveranza dopo lo slancio iniziale».
Inoltre, il Papa ha ricordato anche l’importanza della fede nelle nostre comunità: «Essa – sottolinea il Santo Padre – viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare. Comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia è davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umiltà; dove la fede diventa impegno effettivo nella società, nella politica, nella cultura».
Quindi il Pontefice ha richiamato l’attenzione dei vescovi italiani su di un atteggiamento, la cui importanza si è riscoperta durante il Cammino sinodale, da non trascurare mai: «Noi vescovi – avverte il vescovo di Roma – siamo chiamati a un ascolto profondo… Ascoltare la Parola di Dio, ascoltare il Popolo di Dio, e quindi ascoltare i segni dei tempi, ascoltare anche ciò che mette in discussione le nostre abitudini pastorali. Dove l’ascolto è vero, la comunità non si chiude in sé stessa, ma diventa luogo di discernimento e di missione e, a tal fine, sa rinnovarsi. È questo il senso del Cammino sinodale che avete portato a compimento e che, come avete sottolineato, ora deve diventare stile permanente».
Per questo Papa Leone XIV ha anche approfondito cosa vuole dire realizzare una Chiesa sinodale: «È quella – ricorda Leone XIV – in cui ciascuno, secondo la propria vocazione, può offrire il dono ricevuto dallo Spirito per l’edificazione comune. La partecipazione non è una concessione. È un’esigenza della comunione e della missione e, perciò, deve diventare metodo, responsabilità, verifica, nel coinvolgimento dei diversi carismi e ministeri e nel rispetto del compito proprio del Vescovo».
Da qui la raccomandazione del Papa a seguire quanto indicato dal Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia: «Esso – conclude il Pontefice – richiama il valore degli organismi di partecipazione, come luoghi nei quali il discernimento delle comunità può prendere corpo. Non basta, però, che questi strumenti esistano, occorre verificare che funzionino davvero».




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