“Le persecuzioni ci legano al Signore. Seguiamolo e ci ricompenserà”
"Grazie, Eccellenza, per aver presieduto questa Eucarestia nel giorno in cui la nostra comunità diocesana - sottolinea don Michele Cocomazzi, parroco e vicario foraneo di Castiglione Messer Raimondo -, che vive la sua storia di fede nella zona teramana della sua Chiesa di Pescara Penne, rinnova l'annuale affidamento a San Donato. È una devozione antica che, rinnovandosi nel presente, riporta alla mente la testimonianza del nostro santo legionario. Sin dalle prime ore della giornata, molto prima dell'alba, migliaia di fedeli hanno attraversato la porta del nostro Santuario"
L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia della messa in onore di San Donato Martire
È stata una grande occasione di preghiera, raccoglimento e giubilo la santa messa che l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha presieduto, lo scorso venerdì 7 agosto, in occasione della festa di San Donato Martire – patrono della zona teramana della diocesi – nell’omonimo Santuario di Castiglione Messer Raimondo gremito di fedeli.

D’altra parte, la devozione verso il Santo è tanta e costante da aver stimolato la Penitenzieria apostolica vaticana – su richiesta dello stesso arcivescovo Valentinetti – a concedere dal 14 dicembre 2019 l’indulgenza plenaria «a tutti i fedeli in Cristo – si legge nel documento ufficiale della Penitenzieria apostolica -, i quali potranno applicarla a mo’ di suffragio anche alle anime dei fedeli che si trovano in purgatorio. Tutto questo purché i fedeli siano sinceramente penitenti, confessati e, accostati alla comunione eucaristica, visiteranno devotamente il Santuario di San Donato Martire a Castiglione Messer Raimondo il giorno 7 di ogni mese (negli anniversari della memoria liturgica del Santo) o il giorno 15 dicembre di ogni anno (data di anniversario della consacrazione del Santuario di San Donato Martire)».
Nella successiva omelia della liturgia eucaristica – concelebrata dal parroco, rettore del Santuario e vicario foraneo di Castiglione Messer Raimondo don Michele Cocomazzi, dal direttore dell’Istituto “Toniolo” di Pescara don Alessio De Fabritiis e dai sacerdoti della zona teramana dell’Arcidiocesi – l’arcivescovo Valentinetti ha riflettuto sul Vangelo del giorno (Mt 16,24-28, dal tema “Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?”): «Questa pagina evangelica – spiega l’arcivescovo di Pescara-Penne – passa in rassegna il mistero della persecuzione, quando Gesù dette il suo mandato ai suoi discepoli, dette anche il mandato della persecuzione: se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. E poi di generazione in generazione, questo mistero di persecuzione fu perpetuato nel tempo. Le persecuzioni dei cristiani durante i primi secoli del cristianesimo, tutto si ingenerava intorno alle persecuzioni delle persone che credevano in Gesù. Ma la risposta di Gesù alle persecuzioni dei cristiani è… “Chi perderà la propria vita per causa mia la troverà”, cioè la persecuzione non è fine a sé stessa, ma è fine a ritrovare la vera vita, a ritrovare l’esistenza più pura. Insomma, in quanto tale, la persecuzione non è fine a sé stessa, ma è fine alla benevolenza di Dio. La persecuzione, poi, non avvenne solo nei primi secoli del cristianesimo, ma anche negli altri secoli, tanto è vero che alcuni alcune persecuzioni ci furono anche nella lontana India e nella lontana Africa. Ma la Parola del Signore è forte e decisa: “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma poi perderà la propria vita?!”. La persecuzione, insomma, è una è una gioia infinita per chi comprende quanto è, quanto è buono e quanto è soave dare la vita in cambio del Vangelo».

A questo punto, monsignor Valentinetti ha parlato anche della persecuzione esistente al nostro tempo: «È la persecuzione di tutti i giorni – approfondisce l’arcivescovo -, il martirio quotidiano della vita, le situazioni più difficili della propria esistenza. Qui si vede quanto è grande, quanto è importante seguire Gesù e seguirlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con gli angeli e con i santi, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. La persecuzione è quella di ogni giorno, è quella della fatica umana, è quella della sequela di Gesù in ogni momento della propria vita e della propria esistenza. Vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno. Lo vedremo questo Figlio dell’uomo. Siamo in attesa di questa venuta, siamo in attesa della dell’attenzione più aperta del Figlio dell’uomo, che è pronto a dare la vita per il Vangelo. E allora le piccole persecuzioni di tutti i giorni, le piccole fatiche di ogni momento sempre, in ogni circostanza, sono le persecuzioni che ci legano al Signore Gesù, le persecuzioni che ci rendono capaci di seguire il Signore nella gloria. E allora seguiamo il Signore, seguiamolo così com’è, seguiamolo nelle piccole situazioni della vita. Seguiamolo e facciamolo nostro, Lui ci ricompenserà». Infine, l’invocazione del presule: «Salvaci, Signore, e donaci la vita. Salvaci, Signore, e donaci la speranza di una vita al di là della morte, di una vita che è capace di seguire Cristo anche nelle piccole e grandi persecuzioni della vita e di tutti i giorni. Amen».
Al termine della santa messa solenne, prima della processione dell’effige di San Donato Martire sulle vie del centro storico di Castiglione Messer Raimondo, è intervenuto il parroco per portare i saluti della comunità all’arcivescovo Valentinetti e alle altre autorità, ricordando la grande devozione verso il Santo: «Eccellenza reverendissima – afferma don Michele Cocomazzi -, autorità civili e militari, carissimi confratelli sacerdoti, diacono, seminaristi, fratelli e sorelle parrocchiani di Castiglione e pellegrini, al termine di questa solenne celebrazione desidero esprimere un sincero e profondo sentimento di gratitudine anche quest’anno. Sin dalle prime ore della giornata, molto prima dell’alba, migliaia di fedeli hanno attraversato la porta del nostro Santuario. Grazie, Eccellenza, per aver presieduto questa Eucarestia nel giorno in cui la nostra comunità diocesana, che vive la sua storia di fede nella zona teramana della sua Chiesa di Pescara Penne, rinnova l’annuale affidamento a San Donato. È una devozione antica che, rinnovandosi nel presente, riporta alla mente la testimonianza del nostro santo legionario. Oggi averla nuovamente qui in mezzo a noi per presiedere la festa del nostro patrono, rende questa celebrazione ancora più significativa e ci riempie di gioi. Eccellenza, grazie per essere qui con noi. Le assicuriamo la nostra vicinanza, il nostro affetto e soprattutto la nostra preghiera. Continui a contare su di noi. Le vogliamo bene. La sua presenza è un dono che ci onora e ci incoraggia».

In chiusura, il saluto alle autorità e l’invocazione finale: «Ringrazio i cari confratelli sacerdoti e seminaristi per la loro presenza – conclude il presbitero -, segno della comunione della nostra Chiesa. Ringrazio le autorità civili e militari, che hanno voluto condividere con noi questo momento così importante: il nostro sindaco Vincenzo D’Ercole, i numerosi signori sindaci convenuti. E permettetemi una menzione speciale… Grazie al dottor Camillo D’Angelo, presidente della provincia di Teramo che oggi festeggia la sua fondazione, amico devoto di San Donato. Grazie ai militi della Benemerita che ci onorano, ma soprattutto si onorano della grande uniforme, come è giusto. Un grazie di cuore va a tutti coloro che con generosità e spirito di servizio hanno collaborato alla preparazione della festa. San Donato continui a vegliare sulle nostre comunità, sulle nostre famiglie, soprattutto su quanti portano nel cuore il peso della sofferenza e con la sua testimonianza eroica. Ci sproni ad una sequela autentica di Cristo crocifisso e risorto per la nostra salvezza. San Donato, prega per noi».




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