"Papa Francesco - ricorda Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne - ci invita a celebrare una volta l’anno la Giornata mondiale dei poveri, ma in realtà noi celebriamo la vita tutti i giorni. Questa mattina (ieri) il Papa, nell’omelia, ha detto una cosa che è l’augurio che io mi permetto di fare “Non fuggite dalla storia, ma stiamo nella storia e diamole un volto nuovo”. Nella concretezza a cui ci invitava don Francesco nell’omelia, credo sia l’augurio che possa essere, per ogni giorno, a partire da questa giornata tutto l’anno"
"L’opera delle nostre mani, il nostro lavoro, quello che facciamo come continuazione della creazione - sottolinea Don Antonio Del Casale -, va sempre rimesso davanti a Dio. Nel momento in cui pensiamo che con il nostro lavoro possiamo essere sufficienti a noi stessi e bastare all’umanità, ecco che il peccato d’orgoglio, la superbia, la presunzione di dire “Ce la faccio da solo” ci mettono fuori gioco"
Proviamo a dare una prima risposta adesso, ma pensiamo a dare delle soluzioni innovative dopo, altrimenti ci sarà da piangere! - ammonisce don Marco Pagniello -. Assistenza sì – precisa don Marco Pagniello -, ma anche nella capacità di investire e di supportare gli imprenditori i quali, passata l’emergenza sanitaria, dovranno far ripartire l’economia"
"Abbiamo atteso questo momento da 20 mesi – ricorda il rettore del santuario, don Nicola Della Rocca -, durante i quali il nostro santuario è rimasto chiuso per consentire la realizzazione dei lavori di consolidamento interni e di ampliamento della piazza esterna. La sua presenza oggi – aggiunge rivolgendosi all’arcivescovo Valentinetti -, come pastore, dà inizio ad una rinnovata attività pastorale, per riportarla sempre più ad espressione di una di una vitalità cristiana come ci viene richiesto da Papa Francesco, tramite i lavori di preparazione al Sinodo nelle diocesi italiane"
Corrado De Dominicis, direttore Caritas Pescara-Penne: «Dietro una narrazione polarizzata e feroce a cui siamo abituati, ci sono persone: uomini, donne e bambini che vivono drammi e arrivano nelle nostre città con profonde ferite e che tentano di costruirsi un futuro di pace e dignità a cui noi tutti dobbiamo contribuire, al fine di costruire insieme una società solidale e coesa»
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