Il business del mercimonio umano, così evidente a chiunque - sottolinea don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Comunità Giovanni XXIII - non si può trasferire nelle casse di uno Stato che rischia di diventare il “pappone” di giovani donne che, per vari motivi, sono costrette in prostitute. Invece di prospettare investimenti sui più deboli, bisognerebbe innanzitutto lottare al fine di contrastare, sia i vari racket della prostituzione che i clienti"
"In una cultura che è fortemente digitale e della quale tutti facciamo parte, si voglia o no, la Chiesa deve anch’essa poter abitare i social media, oltre che per l’annuncio del Vangelo, priorità assoluta, anche per una pastorale del contatto, capace, cioè, di andare incontro alle repentine trasformazioni del nostro modo di vivere e, connessa al territorio e alle sue comunità, arrivare alle periferie esistenziali"