"Chiniamoci anche noi per primi - esorta monsignor Tommaso Valentinetti - a lavare i piedi dei fratelli, soprattutto rispondendo al Signore con la logica dell'amore, con la logica del perdono e, lasciatemelo dire, con la logica della pace. Non stiamo vivendo momenti belli in questo tempo. Dobbiamo invocare che gli uomini potenti di questo mondo, vivano il perdono, vivano la pace, vivano l'amore del Signore"
"Tutti noi vogliamo bene a Gesù, tutti vogliamo seguirlo - osserva il Papa -, ma dobbiamo essere sempre vigilanti per rimanere sulla sua strada. Perché con i piedi, con il corpo possiamo essere con lui, ma il nostro cuore può essere lontano, e portarci fuori strada. Così, ad esempio, il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue, può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione. Pensiamo a tanti genere di corruzione nella vita sacerdotale"
"Il mistero che adoriamo in questa Settimana Santa - spiega Papa Francesco - è una grande storia d’amore che non conosce ostacoli. La Passione di Gesù dura fino alla fine del mondo, perché è una storia di condivisione con le sofferenze di tutta l’umanità e una permanente presenza nelle vicende della vita personale di ognuno di noi. Il Triduo pasquale è memoriale di un dramma d’amore, che ci dona la certezza che non saremo mai abbandonati nelle prove della vita"
Ricordiamo – conclude Francesco - che la Chiesa ha sempre delle difficoltà, attraversa sempre delle crisi, perché è viva. Le cose vive entrano in crisi. Solo i morti non entrano in crisi. Preghiamo per la Chiesa, perché riceva dallo Spirito Santo la grazia e la forza di riformarsi alla luce del Vangelo
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