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“La gente deve sentire che la Chiesa è una mamma e che ti tiene per mano”

"Quello della Chiesa italiana - afferma Bassetti - non è un vero Sinodo, è un cammino sinodale coinvolgente! È ora di riscuotersi. Siamo un po’ addormentati, bisogna risvegliarsi. Abbiamo perso la capacità di sognare. Dobbiamo aiutare la gente a ritrovare due cose, desideri e sogni"

Lo ha affermato oggi il presidente della Cei Bassetti al termine della 74ª Assemblea generale dei vescovi italiani

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti

Si è conclusa oggi la 74ª Assemblea generale dei vescovi italiani, in corso da lunedì 24 maggio all’Hotel Ergife di Roma con l’intervento di apertura di Papa Francesco, che ha segnato ufficialmente l’avvio del cammino sinodale della Chiesa italiana, rinnovato i vice presidenti della Cei per il Nord ed il Centro Italia (monsignor Erio Castellucci, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, per l’area Nord, e di monsignor Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, arcivescovo di Cagliari, per l’area Centro) e i presidenti della commissioni episcopali, oltre ad aver anche stanziato ulteriori 60 milioni di euro da destinare alle diocesi per l’uscita dall’emergenza Covid. A fare sintesi dei lavori è stato il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti: «La gente – afferma illustrando lo spirito con cui la Chiesa italiana vivrà il cammino sinodale – deve sentire che la Chiesa è una mamma e che ti tiene per mano. Altrimenti li perdiamo». Non a caso il porporato ha ripreso l’immagine della Chiesa “con un volto di mamma”, adoperata da Papa Francesco nel suo discorso al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015: «Non si arriva a questo Sinodo in maniera improvvisata – sottolinea il cardinale, ricordando il lavoro svolto nei convegni ecclesiali di Verona nel 2006 e di Firenze nel 2015 -. Il Sinodo vuole essere una mamma che accompagna, la carezza materna della Chiesa alla gente che in questo momento è in estrema difficoltà. Il discorso del Santo Padre a Firenze è stato il più lungo del suo pontificato, ma non si può ridurre Firenze soltanto a questo. Ci sono stati tavoli di sette-otto persone dove i problemi sono stati realmente discussi. Si può dire che Firenze è stato quasi un pre-Sinodo, e il Papa ci ha chiesto di ritornare allo stile di Firenze, tramite un movimento dall’alto in basso e dal basso in alto».

Da qui l’indicazione del presidente della Cei ad iniziare dalle parrocchie e dalle diocesi: «Dai vescovi – illustra Bassetti – arriverà una risposta che non è una risposta dall’alto, ma una risposta dal basso che abbiamo fatto tutti insieme. Come ci ricorda infatti Papa Francesco, il popolo di Dio è “infallibile in credendo”. Non c’è alcuna distinzione tra sacerdoti e battezzati, il fine comune della Chiesa è la santità, la missione, il camminare insieme. Quello della Chiesa italiana non è un vero Sinodo, è un cammino sinodale coinvolgente! È ora di riscuotersi. Siamo un po’ addormentati, bisogna risvegliarsi. Abbiamo perso la capacità di sognare. Dobbiamo aiutare la gente a ritrovare due cose, desideri e sogni».

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, interpellato dai giornalisti in conferenza stampa, si è poi espresso anche sulle principali vicende di cronaca, a partire dalla tragedia della funivia Stresa-Mottarone e dall’emergenza lavoro collegata alla pandemia: «Quando il profitto è il primo fine dell’attività umana – commenta -, siamo completamente fuori. Il fine è sempre la persona. Tutti gli altri sono mezzi che servono a far crescere e sviluppare la persona in tutte le sue potenzialità. Il compito del lavoro – aggiunge citando Giorgio La Pira – è costruire con tanta fatica la città, che è città dell’uomo ma anche città di Dio. La cosa che più mi meraviglia è il fatto che, anche a causa della pandemia, i posti di lavoro siano diminuiti ma che, contemporaneamente, siano aumentati in maniera esponenziale gli incidenti sul lavoro. C’è qualcosa che non va, va garantita la persona». In riferimento ad eventuali scioperi in merito allo sblocco dei licenziamenti, il porporato ha poi commentato: «Lo sciopero, per giusti motivi, è un diritto garantito dalla Costituzione».

Non è poi mancata una domanda in merito al confronto parlamentare sul disegno di legge Zan sull’omo-transfobia: «Le divergenze non devono acuirsi, altrimenti si arriva allo scontro – riflette il cardinale Gualtiero Bassetti -. Devono comporsi, nel rispetto della persona e della sua dignità. Siamo d’accordo che ci sia un dibattito, ma non si può arrivare allo scontro». E a chi gli ha chiesto di esprimersi in riferimento ad un eventuale spaccatura all’interno dell’episcopato sul tema: «La Chiesa – replica – è come una famiglia. Delle volte un figlio accentua più una tematica, un altro un’altra, ci possono essere delle visioni diverse. Noi abbiamo sempre detto che per quanto riguarda la violenza non c’era bisogno di un’altra legge, perché già la legge precedente garantiva la tutela di tutti. Abbiamo sempre riaffermato la difesa della persona contro ogni violenza e discriminazione, perché la persona viene sempre prima di ogni possibile riduzionismo e merita di essere rispettata».

Un altro principio da garantire, per il porporato, è quello della «tutela amplissima e la libertà di espressione, senza meccanismi discriminatori che potrebbero generare intolleranza». Questo accennando a temi controversi come il “genitore A” e il “genitore B” e il “gender”. In seguito, ribadendo la centralità del «confronto franco e libero su temi come l’identità», il cardinale Bassetti ha inoltre ricordato: «Per il genere noi abbiamo una visione biblica, “maschio e femmina li creò”. C’è un progetto che per i cristiani è mutuato dalla Bibbia, dal Vangelo, ma che può essere anche condiviso dai non credenti. C’è sempre stata, in ogni civiltà, questa divisione di fondo».

La stampa ha quindi incalzato il presidente della Conferenza episcopale italiana, chiedendogli un confronto tra il Sinodo che compirà la Chiesa italiana e quello in corso nella Chiesa tedesca, al cui interno si dibatte su temi complessi come quello dello stato civile dei sacerdoti e dell’apertura al sacerdozio femminile: «Quelli del celibato dei preti e del sacerdozio alle donne – risponde il cardinale Bassetti – non sono i problemi fondamentali che in questo momento attanagliano la Chiesa e l’umanità. Il cammino sinodale che sta iniziando la Chiesa italiana parte da condizioni molto diverse da quello della Germania, che ha affrontato alcune problematiche molto particolari. I problemi di fondo della nostra gente sono ben altri, la solitudine, l’educazione dei figli, le difficoltà di chi non arriva a fine mese per la mancanza di lavoro, l’immaturità affettiva che porta le famiglie a disgregarsi. La situazione della Germania, come quella del resto d’Europa, è molto diversa dalla nostra. Da noi, ad esempio, c’è un sostrato di fede popolare che diventa un sostegno per l’evangelizzazione, e che se non c’è la rende più difficile».

Il presidente della Cei è stato anche sentito dai giornalisti sul tema della cittadinanza: «Più che lo ius soli – puntualizza -, per me è importante lo ius culturae. Lo ius culturae – spiega il cardinale, parlando a titolo personale, dato che nel dibattito tra i vescovi non si è affrontata questa tematica –, significa dare cittadinanza a qualcuno che ha fatto un cammino, che si è inculturato, che è stato accettato, che è compagno di banco dei nostri ragazzi. Implica un cammino che si è fatto insieme». Infine un altro tema attuale e cruciale nella Chiesa italiana è quella della formazione: «Quando si parla di formazione – osserva il cardinale -, si deve tener conto della situazione generale di fragilità del mondo civile, sia in chi va al matrimonio, sia in chi entra in seminario. Bisogna porre i necessari sostegni affinché l’accompagnamento del futuro sacerdote sia un accompagnamento umano, culturale, spirituale, psicologico. Bisogna far ricorso agli strumenti adeguati che ci consentono un’educazione globale e una formazione che possa rendere idoneo il candidato». Un monito, quest’ultimo, valido anche per i padrini e le madrine che accompagnano ai sacramenti: «Il Catechismo della Chiesa cattolica – conclude il porporato – dice che, laddove è possibile, la figura del padrino o della madrina è auspicabile. Se, in qualche regione, si arriva alla sospensione della figura del padrino o della madrina, ci possono essere anche ragioni valide, ma queste ragioni dobbiamo sempre motivarle, ai preti e alla gente. Sennò si creano equivoci».

About Davide De Amicis (3642 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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